6.12.16

Ma che ci vai a fare a Dundee?

Ma che ci vai a fare a Dundee? Mi chiedono quelli a cui dico quale sarà il mio itinerario.
L'idea è usarla come base per andare a vedere qualche castello nelle vicinanze (questo per esempio), anche se sarà verso la fine del viaggio e sarò parecchio stanca, quindi non prendo neppure troppo appunti, in fondo un amico che ci ha vissuto mi ha detto che c'è poco da vedere. Eppure è la quarta città più grande della Scozia, boh!

La prima sorpresa è invece l'ostello in pieno centro, Dundee Backpackers, a 5 minuti dalla stazione degli autobus,  in un edificio del 1560 restaurato, un labirinto di scale che salgono, scendono e si incrociano, sale comuni e stanze misteriose, biblioteca, sala da pranzo con tavolo di legno, sala di lettura. Ci concediamo una elegante camera doppia, letti comodissimi che ci catturano subito, rinunciamo al castello e decidiamo che in questa città ce la prenderemo comoda.
Quello che mi dispiace di un ostello così bello è che sia popolato da giovani con lo zaino ma con zero voglia di socializzare. Nella grande sala comune piena di comodissimi divani - l'unica dove c'è internet -, una dozzina di ventenni curvi sul telefono o sull'ipad. Tristissimo silenzio tombale. (Ne avevo già parlato qui).

Io invece mi rintanerei nella sala lettura all'ultimo piano, dove internet non c'è, a leggere qualche libro della biblioteca seduta sulle comodissime poltroncine, facendo due chiacchiere ogni tanto mentre bevo una tazza di tè. Ma niente, tutti i bellissimi spazi senza internet sono vuoti.
Io finisco di leggermi The girl on the Train e lo abbandono sul tavolo della sala comune, sperando che qualcuno molli il cellulare e si immerga nelle pagine di questo libro che ha viaggiato con me dalle Orcadi (e chissà dove era stato prima).


















Quando ci siamo infine un po' riprese, decidiamo di uscire a bighellonare e ci rendiamo subito conto che forse avremmo dovuto prevedere più di una giornata in questa cittadina.

Innanzitutto scopriamo le statue, fra cui spicca lo Strathmartine Dragon (dalla leggenda di un drago, che poveraccio come sempre ha fatto una finaccia) di cui mi innamoro subito e poi varie altre che troviamo per caso, fra cui Desperate Dan, dei bei pinguinotti, una scimmietta furbetta, dei Lemmings e varie altre che ci perdiamo e che ho scoperto solo al ritorno guardando qui.













Siamo anche fortunatissime perché a Dundee proprio in quei giorni  per raccogliere fondi per la Archie Foundation (che si occupa di bambini malati, cercando di migliorare la situazione ospedaliera per loro e le famiglie) la città è stata riempita di Wullies e si può trovarli tutti seguendo il  http://www.oorwulliebuckettrail.com/ .

Oor Wullie è un personaggio dei fumetti scozzesi, un ragazzino furbetto e pestifero che ne combina di tutti i colori per guadagnare un po' di soldi. Il mio preferito è il Wullie Pirata, che mi ricorda me alla sua età, con la mia voglia di solcare i sette mari.

Ovviamente noi scopriamo solo più tardi di cosa si tratti, ma anche vagabondando senza meta riusciamo a vederne parecchi (dei 55 totali). A settembre poi le statue sono state vendute, raccogliendo la bellezza di £883,000!!!! Che dire, nel Regno Unito la solidarietà è proprio ad altri livelli!















Da Dundee vorremmo arrivare a piedi al Broughty Castle, che non sembra lontanissimo, ma camminando camminando arriviamo a un punto che non si può più procedere, e rinunciamo, sarà per la prossima volta. Andiamo alla ricerca di altri Wullie e ci sorprendiamo quando vari giovani maschietti sembrano anche loro a caccia, capendo solo dopo che cercano Pokemon.

Mi pento di non aver letto qualcosa di più su questa città, fidandomi delle opinioni altri, specialmente quando arriviamo davanti a uno spettacolare edificio gotico . È il Mc Manus, museo e galleria d'arte, che purtroppo è già chiuso.




















Alla prossima volta, Dundee, verrò più preparata!

CURIOSITÀ
A Dundee fu inventata la marmellata, da Janet Keiller.
Fino al 2031 dureranno il lavori di restauro del lungomare.
Dundee è stata la città che più ha votato YES per l'indipendenza scozzese, meritandosi l'appellativo di YES CITY.
Gli stadi di calcio delle due squadre della città sono a 100 metri l'uno dall'altro.


3.12.16

Ring of Brodgar - il cerchio di Brodgar

I do believe in an everyday sort of magic -- the inexplicable connectedness we sometimes experience with places, people, works of art and the like; the eerie appropriateness of moments of synchronicity; the whispered voice, the hidden presence, when we think we're alone.” - Charles de Lint

(Credo in una sorta di magia quotidiana-- l'inspiegabile connessione che a volte sentiamo con luoghi, persone, opere d'arte e simili; una misteriosa adeguatezza di momenti di sincronicità; una voce sussurrata, una presenza nascosta quando pensiamo di essere soli)















  
Scelgo casualmente questa citazione per descrivere il cerchio di pietre di Brodgar, poi per curiosità guardo su google chi è l'autore. Il primo titolo che mi viene fuori è The blue girl, e allora penso che c'è davvero una sorta di sincronicità o magia, e un altro libro da aggiungere alla mia lista.

Questo cerchio di pietre non sapevo neppure che ci fosse, lo scopro per caso una volta alle Orcadi. Lo potrei raggiungere facilmente il giorno che visito le Standing Stones of Stenness, è un miglio a piedi ma ci sono poche indicazioni e faccio marcia indietro.
Poi ne vedo delle foto sulle decine di volantini che ho preso all'arrivo e fortunatamente è incluso nel giro che fa il pullman che si prende per andare a Skara Brae.
  
Ed eccoci al cerchio, 104m di diametro, il terzo più grande del Regno Unito (quasi contemporaneo di Stonehenge), 27 pietroni ancora in piedi (dei 60 originari). Si tratta di un henge atipico, costruzione architettonica circolare delimitata da una struttura in terra di confine, che raramente include cerchi di pietre. Questo Ring è un'eccezione.

Circondato da colline e oggigiorno da Lochs  (in passato da paludi), il Cerchio era parte di un complesso neoliticomolto  più grande, che includeva il Ness of Brodgar, un sito  di 2.5 ettari, in cui sono ancora in corso scavi archeologici aperti al pubblico

A parte le informazioni di carattere storico-turistico, quando arriviamo il cielo si fa scuro, sembra che stia per scatenarsi una tempesta e casualmente leggo di una pietra caduta, colpita da un fulmine e spaccata proprio il giorno che nacque mia sorella (fulminata come lei). Non c'è riparo, solo silenzio di lampi in attesa.
Mi da l'impressione di essere in un centro di raccolta di fortissime energie, forse un tempo un luogo di raduno? Un gigantesco orologio o mappa di segreti indicatori celestiali? Un osservatorio lunare chissà?

Le teorie a proposito sono davvero tante (date un'occhiata qui), ma la più interessante secondo me è quella che vede le Standing Stone of Stenness come rappresentazione della vita, e il Ring of Brodgar come simbolo del passaggio ultimo, della morte. La processione fra queste due tappe mistiche indicherebbe un viaggio simbolico, il rispetto per gli avi, e la celebrazione delle tappe fondamentali dell'esistenza: il ringraziamento, la creazione di una famiglia, il sacrificio ed il lavoro, la comunità, la sacralità.


















Consigli di viaggio: noi non avevamo la macchina - e consiglierei caldamente di affittarne una per girare molto di più - quindi abbiamo preso un pullman della Stagecoach - disponibile solo d'estate. Sosta al cerchio una mezzora, sufficiente ovviamente, ma sarebbe molto più bello visitarlo quando non ci sono altri turisti. 
Cercate di incastrare la visita con gli orari di apertura del Ness of Brodgar (quando ci siamo state noi gli orari non erano però disponibili online, solo appesi sul cancello fuori dal sito archeologico)

2.11.16

Global Walk for Ataxia - in cammino per l'atassia

Ricevo varie richieste di couchsurfing (se non sapete ancora cos'è, date un'occhiata qui e diventatene membri). Sono anni, anzi un paio di decenni e più, che viaggio e spesso sono ospite di perfetti sconosciuti.
Sono stata salvata tante volte dal dormire sotto un ponte o rimanere bloccata in un aeroporto o stazione.
Sono stata accolta, rifocillata, portata dove dovevo andare.

Ho conosciuto persone di tutto il mondo, scoperto costumi e tradizioni differenti, visitato angoli di città dove non sarei mai andata se non mi ci avesse portato qualcuno del posto.
Io a mia volta ho raccattato persone in aeroporti, aiutato erasmus confusi, cercato di accogliere chi ho potuto, aperto casa mia quando mi è stato possibile.

Ora ho meno tempo, perché sono tante ore al lavoro, ma quando su couchsurfing mi è arrivata la richiesta di Iain
1) era per il fine settimana
2) ho visto che è scozzese! <3
3) aveva una foto in kilt

Da lì avevo già deciso che gli avrei detto di sì, ma mentre aspettavo la conferma della coinquilina (che volevo fosse anche lei d'accordo), ho cominciato a leggere più dettagliatamente il messaggio che mi aveva mandato e non ho avuto più dubbi.
Ricevo richieste di persone che vogliono venire a Murcia il fine settimana a fare festa, uscire di sera, tornare la mattina dopo. Non è il mio genere di vita e gli auguro di trovare un divano in casa di qualche altro giovane studente che voglia fargli scoprire il mondo notturno qua in Spagna.

Iain invece è in Spagna per una ragione diversa. Ve ne parlo brevemente, poi potete leggerne di più sulla sua pagina http://www.kiltedwalker.com/ e anche sulla sua pagina facebook https://www.facebook.com/kiltedwalker/?fref=ts


 















Non sapevo cose fosse l'atassia prima di conoscere lui. Ecco la definizione che c'è sulla sua pagina:

Ataxia. It's like Multiple Sclerosis ganged up with Parkinson's, and played a dirty trick on Cerebral Palsy
(insomma, una sorta di mix di sclerosi multipla, Parkinson e paralisi cerebrale)

Iain è in Spagna da fine agosto. È partito da Girona (Catalogna) e la sua intenzione era di fare a piedi fino a Gibilterra, 900 miglia in kilt, per far conoscere la sua malattia e raccogliere fondi. 
Lungo la strada è stato ospitato da alcuni couchsurfer, ma ha anche dormito in spiagge o parchi.
In Spagna - più si va a sud ironicamente - non è facile trovare persone disposte ad ospitare, la gente è diffidente, forse anche per il fatto che non parlano bene inglese e tanti non sono mai usciti dalla loro regione.

Eppure solo poche decine di anni fa il mondo non andava certo così. Le porte erano aperte e l'ospite sacro, si condivideva il poco che si aveva e ci si sentiva a casa ovunque. Non c'era la paura di mi ruberanno il telefonino o il computer,  no, io sconosciuti in casa mai, e se poi è un assassino?

Io ho voluto ospitarlo, ho insistito che venisse quando voleva, che non avrei mai permesso che riposasse di pomeriggio in un parco quando poteva benissimo farsi un pisolino qui. Ho cercato in primo luogo di fare quello che mia madre mi ha insegnato: cucinare tutto il possibile e riempirgli la pancia.
Lavargli i vestiti. Poi concedergli il giusto riposo. Infine godermi una bella cena e chiacchierata scozzese.

Avrei dovuto insistere che rimanesse di più. Un giorno in più per portarlo a lezione e condividere coi miei studenti questa esperienza. Però fra Murcia e Almeria la strada non è facilmente percorribile a piedi e Iain aveva deciso di prendere un pullman, per poi continuare il suo cammino da lì.

Purtroppo la sua marcia è stata interrotta la notte di Halloween da dei balordi, che hanno cercato di rubargli la borsetta che si porta davanti al kilt (in cui aveva solo pochi euro). Vedendolo in kilt avranno pensato che era uno spagnolo mascherato, una preda facile in una notte in cui tutti si ubriacano.
Fortunatamente - ironia della sorte - Iain cammina con un bastone a causa dell'atassia ed è pure parecchio alto, quindi è riuscito a difendersi ed allontanarsi. Si è però fatto male a una caviglia.

Ha cercato rifugio nella hall di un hotel (NH Almeria, soprannominato NO HEART - senza cuore) da cui è stato scacciato in malo modo. Caro manager dell'hotel, avresti potuto chiamare la polizia, chiamare un'ambulanza, ma no, certe persone non hanno riflessi, né pietà o empatia. 

Quando ho letto cosa era successo sulla pagina facebook, Iain era già in aeroporto a Malaga - da cui il suo volo partirà solo il 24 novembre. Era il posto più sicuro e al riparo che gli era venuto in mente. Gli avrei detto di tornare a Murcia, ma sono un sacco di km di distanza.
Ho deciso allora che era mio dovere mettermi in moto per trovare una soluzione. Ci doveva pur essere qualcuno che avrebbe potuto ospitarlo almeno un paio di giorni, mentre si riprendeva. Dargli tempo di fare mente locale tranquillamente, per decidere il piano B.
Immaginatevi di essere stati (quasi) vittime di uno scippo, di essere stati malmenati in un Paese straniero, di non poter camminare, di non stare benissimo di salute ... non ce la facevo proprio a immaginarmi di lasciarlo lì, solo all'aeroporto di Malaga.

Selena, che conosco solo via blog e facebook da qualche anno, anche lei italiana residente in Spagna, ha accolto la mia richiesta di aiuto. È montata in macchina con suo figlio e si sono fatti 100km per andare a prendere Iain e portarselo a casa, in salvo. Questo favore, questa opera buona che lei ha fatto per Iain, è come se la avesse fatta per me doppia e le sono debitrice. E sono convinta che il karma poi ripaga. 

È nostro dovere rendere il mondo un posto sicuro. È nostro dovere aiutare chi ne ha bisogno.
Sono valori che vanno diffusi, contrastando il cinismo, l'apatia, la negatività.

Iain - nonostante la sua malattia - sorride sempre. È pieno di vita, di racconti, di parole gentili. 
A volte ci si scorda quanto siamo fortunati, siamo anestetizzati da notizie e disastri e diventano la normalità. 
Come se il mondo dovesse per forza andare così. 
Come se il nostro contributo non potesse cambiare le cose.

E invece possiamo. Con gesti semplici. Con gentilezze quotidiane. Con parole positive. Con un sorriso.



Note:
 Il cammino di Iain si sarà pure interrotto per ora, ma la ricerca per trovare una cura all'atassia non si interrompe. Se volete contribuire, Iain voleva raccogliere 1000 sterline ed è arrivato a 825 prima di essere interrotto. https://www.ataxia.org.uk/fundraisers/the-global-walk-for-ataxia
 


24.10.16

Crathes Castle e cosa farò da grande ...

Di Aberdeen quello che ci avevano raccontato era che è grigietta e, forse, una delle città più brutte meno turistiche della Scozia.

Quello che non sapevamo è che l'Aberdeenshire è il paradiso per gli amanti dei castelli e dovrebbe essere più famoso per il Castle Trai , un giro per varie proprietà gestite dal National Trust for Scotland, che però è  davvero poco pubblicizzati.

Guardo il depliant e vorrei vederli tutti, a cominciare dal Castle Fraser che mi ricorda il nostro amato Jamie Fraser di Outlander, però poi il tempo è tiranno e propendiamo per il Castello di Crathes, perché sembra che non pioverà e il castello è anche circondato da un bellissimo parco, 16,000 m² di giardini e boschi.

Robert the Bruce donò queste terre alla famiglia Burnett nel 1323, ma la costruzione del castello cominciò solo due secoli dopo, quando infine Alexander Burnett, sposandosi con la figlia illegittima di un pezzo grosso della Chiesa di Aberdeen, grazie alla ricca dote decise di far costruire il castello, poi ingrandito da Thomas Burnett, per fare spazio ai suoi 21 figli!!!!  Nel 1951 Sir James Burnett, tredicesimo baronetto di Leys, donò a sua volta in castello al National Trust. 
Torri, torrioni, scale che ti portano su e giù, sale che si susseguono e si incastrano in modo abbastanza labirintico, soffitti decorati, collezione di mobili e gallerie di ritratti rendono la visita molto interessante.














A quanto pare inoltre il castello è visitato da due fantasmi:  la Dama in verde, che passeggia per uno dei salotti con un bimbo in braccio (si dice che i resti di una donna e un bambino furono ritrovati sepolti sotto il caminetto di quella stanza) e che quando appare è segno di malaugurio per la famiglia Burnett, e il fantasma della While Lady, probabilmente una serva di cui un nobile Alexander era innamorato, avvelenata dalla madre di lui in sua assenza e che compare nel giorno dell'anniversario della morte della ragazza.



(Guardatevi questo video e godetevi l'accento scozzese di questo sexy signore in kilt)

I castelli del National Trust sono tenuti benissimo, le stanze piene di oggetti, mobili, ritratti, per ricreare l'atmosfera dell'epoca. Peccato non poter fare foto, avrei dovuto prendere appunti.
Al Crathes castle sono interessanti in particolare i soffiti dipinti con motti, proverbi, i nove Nobili (Davide, Giosuè, Giuda Maccabeo dal Vecchio Testamento, Giulio Cesare, Alessandro il Grande e Ettore di Troia del periodo classico, e Carlo Magno, Re Artù e Godfrey de Bouillon del Medioevo), che hanno un posto d'onore per il loro coraggio e qualità eroiche.
Nelle sale si possono prendere in prestito degli specchi, per guardare i soffitti senza farsi venire il torcicollo.

Sarebbero da fotografare anche le volontarie che gestiscono vari di questi castelli, attempate, magrissime ed elegantissime signore che sembrano anche loro far parte della decorazione.

















In molti però vengono al Castello solo per visitare i giardini. Un tripudio di fiori, piante, angolini nascosti, libellule, api che si ubriacano di polline di decine di tipi, uccellini, praticello che invita a camminare scalzi.
Un labirinto verde, un paradiso silenzioso, arlecchino di fiori che ti fa pensare: io in un ufficio non ci voglio lavorare mai più.

Le foto non rendono, guardatevi questo video (per un bell'esercizio di listening: presentatore che parla inglese perfetto e vari giardinieri e curatori del castello con le loro bellissime R scozzesi). I giardini infatti vanno ben al di là di ciò che noi siamo riuscite a visitare.




Fare il giardiniere sarebbe un'altra possibile opzione per il mio futuro, mi ricordo che ci pensavo già nel 2003 quando cercavo modi di poter rimanere in Scozia. Svegliarsi presto presto, l'apparente silenzio della natura, tagliare qua, pulire là, piantare, curare, tenere d'occhio. Con le calosce o gli scarponi, la salopette zozza di fango, i capelli spettinati che scappano fuori dalla coda. Sì, sono io. Già mi immagino al colloquio di lavoro a dire che ho esperienza, che pianto pomodori, peperoni, peperoncini e fagioli - e da quest'anno anche il basilico - sul balcone.

Però poi ecco, la folgorazione. Il lavoro che voglio fare davvero.
Un cartello ci indica che dentro una casetta accanto al castello c'è una woodturning demonstration.
Conoscevo la parola carving per intagliare il legno, ma qui si tratta appunto di farlo girare ed intagliare mentre gira, è la tornitura. Uno dei grampian woodturners sembra Babbo Natale e io sono già innamorata di lui e di quello che fa. Ho sempre desiderato avere piatti, bicchieri e utensili di legno, se vivessi in Scozia mi iscriverei al loro club e mi dedicherei a produrre stoviglie ecologiche ed indistruttibili.

Comincio a mandare CV?

INFO DI VIAGGIO:

Address: Crathes, Banchory, Aberdeenshire, Scotland, AB31 5QJ

Se volete visitare più di un castello vi consiglio di acquistare un Discover Ticket (questo) che vi permetterà di visitare (per 3, 7 o 14 giorni) tutte le proprietà (che volete) gestite dal National Trust.
In autobus non è fattibile, quindi il giro dei castelli lo consiglio se avete affittato una macchina

Ecco la lista dei castelli della zona, controllate bene gli orari di apertura e chiusura, secondo me organizzandosi bene si riesce a visitarne anche 3 in una giornata.

Spynie Palace (Elgin)
Huntly Castle (Huntly)
Duff House (Banff)
Delgatie Castle (Turiff)
Fyvie Castle (Fyvie)
Haddo House (north of Aberdeen)
Tolquhon Castle (North of Aberdeen)
Castle Fraser (Inverurie)
Drum Castle (West of Aberdeen)
Crathes Castle (Banchory)
Craigievar Castle (Alford)
Kildrummy Castle (Alford)
Corgarff Castle (Strathdon)
Balvenie Castle (Dufftown)

La visita ai giardini la consigliatissima dalla tarda primavera a inizi autunno, per godersi davvero i colori e la varietà di alberi e piante.

17.10.16

Skara Brae e cosa penseranno di me fra 5000 anni ...

Un milione di anni fa, quando vivevo in Scozia e internet esisteva appena, sognavo di viaggiare verso nord, su pullman coi vetri appannati dalla pioggia e dall'umidità, infagottata in tutti i miei vestiti e coi piedi un po' bagnati, per arrivare infine alle Orcadi via mare e visitare Skara Brae.

Non ricordo perché volessi andare proprio lì, dati gli innumerevoli altri posti e ritrovamenti archeologici delle isole - che però forse all'epoca non erano ancora stati ritrovati! -, forse perché a casa si mangiava pane e archeologia ed era una sorta di pulsione genetica.

E una quindicina di anni dopo eccomi, infine alle Orcadi, a cercare di quadrare gli orari degli autobus per vedere tutto il possibile, a desiderare di avere più giorni, più tempo e una macchina per girare tranquillamente. 


Skara Brae me la immaginavo più grande, una sorta di Pompei gelida rimasta per centinaia di anni sepolta sotto strati di sedimenti che facevano credere fosse una collinetta. Una furiosa tempesta provocò nel 1850 degli smottamenti che portarono alla luce parte degli insediamenti, ma le ricerche e gli scavi veri e propri non cominciarono fino al 1928, diretti da un archeologo australiano, Vere Gordon Childe (che fra l'altro scrisse diverse opere per controbattere ai supposti fondamenti archeologici della superiorità razziale tedesca e  aiutò nell'espatrio archeologi e studiosi avversi al regime).

Più vecchio di Stonehenge e delle Piramidi, Skara Brae è il villaggio neolitico più completo d'Europa, e anche se costituito solo di 10 abitazioni (occupate all'incirca tra il 3100 a.C. ed il 2500 a.C.) è stato dichiarato - per le sue peculiarità e per l'ottimo stato di conservazione - Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Sicuramente molte altre costruzioni sono andate perse nel corso dei secoli a causa dell'erosione del mare, ma si ipotizza che il villaggio arrivo ad ospitare una cinquantina di abitanti.
Addirittura Indiana Jones, nel film "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo", parla di Skara Brae ai suoi studenti e ci hanno ambientato un paio di romanzi e un videogioco.















Gli abitanti di Skara Brae, per proteggersi dal clima delle Orcadi (che però all'epoca non era mica freddo come oggi) costruivano ripari usando gli avvallamenti nel terreno e le collinette createsi per l'accumulo di sedimenti e rifiuti. Le case interrate, di circa 40m², avevano un focolare al centro, letti (a destra della porta quello del marito, a sinistra quello della moglie) e armadi incassati o accanto alle pareti e i tetti costruiti con tronchi e legna trascinati dalle mareggiate ed ossa di balena, ricoperti di zolle d'erba (alle Orcadi infatti crescevano davvero pochi alberi).



Ora, a parte l'abilità nel costruire anche un sistema di drenaggio e dei bagni preistorici, la domanda che sorge spontanea è: perché mai qualcuno avrebbe potuto decidere di vivere in un posto così speduto, con scarse risorse, freddo e umido, quando altri contemporanemanete vivevano e prosperavano nelle prime civiltà in Egitto, o in Sumeria o in India?

Cosa spingeva queste persone a ritirarsi così lontano da tutto, cosa li portò poi in fretta e furia ad abbandonare Skara Brae? Così in fretta che fra i resti ritrovati spiccano un'ultima cena non consumata e una collana impigliata in una porta ... Varie teorie hanno cercato di spiegare questa fuga improvvisa,  ma non ci sono prove definitive che ne dimostrino la validità.

E chissà se fra 5000 anni qualcuno scriverà di noi, abitanti della Murcia quasi desertica (che fra 5000 anni si sarà del tutto desertificata) e cercherà di immaginare la nostra vita, a 45-48 gradi d'estate, e trovando i resti di casa mia, senza aria condizionata si chiederà: cosa portava queste persone a ritirarsi nel deserto? Emigrare da Roma Caput Mundi e venirsene qua, fra campi di arance e  limoni?


Consigli di viaggio:

Se non disponete di una macchina, una buona possibilità per visitare Skara Brae (e il Ring of Brodgar/ Standing Stones of Stenness) nella stessa giornata è prendere questo bus della Stagecoach. Nonostante dicano che è il tipico pullman aperto per turisti, quando l'abbiamo preso noi era un pullman normale.

All'inizio il tempo per visitare Skara Brae ci sembrava troppo poco (e non sapevamo neppure che fosse inclusa gratis la Skail House di cui parlerò altrove), invece è stato sufficiente. Bisogna andare a passo spedito ovviamente se si vogliono vedere entrambe le cose.
Anche la sosta al Ring of Brodgar (mezzora) va bene, ma ricordate che, se volete rimanerci più tempo, al Ring potete arrivarci facilmente a piedi se siete alle Standing Stones of Stenness.

Skara Brae è gestito dall'Historic Scotland, potete comprare i biglietti anche online oltre che direttamente lì, e oltre al villaggio includono un interessante museo e la Skaill House.

Anche ad agosto fa parecchio freddino (a meno che non siate proprio fortunati), copritevi bene! Tnato vento!

11.10.16

Che strada prendo?

Periodo di leggera confusione esistenziale lavorativa.

Penso che non mi va più di insegnare.

Che quando sono in classe (per ora, ma non so per quanto ancora) sono felice, sono io, ma appena metto piede in corridoio mi rendo conto che ci sono scartoffie inutili che non vorrei dover compilare, dinamiche interpersonali che vorrei evitare, perdite di tempo insensate che mi pesano.
E poi è già tarda sera, perché le mie lezioni sono sempre fino alle 20 e, fra una cosa e l'altra, non arrivo mai a casa prima delle 21. Per me che sono un'anima mattutina - se fosse per me comincerei a lavorare alle 5 e andrei a letto al massimo alle 10 - è una tortura.

E leggo - sui libri di inglese che uso a lezione e che al livello C1 trattano tutti il tema work and jobs -  di aziende tipo Skyscanner, in cui gli uffici sono colorati, luminosi, in cui si lavora in modo moderno, c'è la frutta gratis, i divanetti e sembrano tutti felici.

Che poi non sarà tutto oro quello che luccica.
Che queste compagnie (google, amazon, booking ecc) rendono gli uffici talmente comodi, con zone per farsi una dormita, giocare a pingpong, praticelli per camminare scalzi e rilassarsi, gadget e decorazioni, affinché la gente si senta a casa e non se ne voglia mai andare a casa propria.
Furboni.

Però, ecco, se ora mi dovessi mettere a pensare a cosa vorrei fare, cambio la domanda e mi chiedo:
cosa POTREI fare?

Parlo 3 lingue bene (italiano, inglese, spagnolo), ma le parlano in tantissimi.
Non sono una brava team-worker, tendo a fare anche il lavoro degli altri e a prendermi responsabilità che non sono mie per coprire chi non ha voglia di lavorare.
Mi è molto difficile dire di no.
Su questi ultimi due punti sto lavorando attivamente, come vero e proprio esercizio spirituale.

Mi interessa un po' di tutto, ma fondamentalmente ultimamente le mie passioni sono:
- la pronuncia e la fonetica
- il minimalismo e l'organizzazione degli spazi
- le soluzioni ecologiche e antispreco
- i progetti sociali di condivisione (di risorse, di idee, di oggetti)
- la nutrizione e la salute
- l'ipnosi applicata a ...
- i viaggi stile straccione, in couchsurfing, autostop ecc
- le foto non turistiche
- i social media


Di tutte queste cose io però non sono un'esperta, non ho studiato.
Non sono un'ipnotizzatrice, né una nutrizionista, ho una macchina fotografica scrausa e non so mettere il gadget di commenti facebook nel blog.
Non seguo le istruzioni e ho poca pazienza, però seguo le regole e sono molto hard working.
Ho tantissime idee, ma poi me le scordo.
Posso stare davanti al computer a fare le mie cose e nel frattempo ascoltare le conversazioni di tutti quelli che sono nella stessa stanza ed elaborare soluzioni ai loro problemi.

Ho passato talmente tanto tempo a non dire di no, a risolvere problemi altrui e a rimediare a sbagli non miei che non avevo poi mai il tempo di fermarmi un attimo e riflettere su di me.

E ora mi sembra di essere a un crocevia.






4.10.16

I giochi delle Highlands e cosa si nasconde sotto il kilt

Avete visto Braveheart? Vi ricordate questa scena in cui William Wallace e l'amico Amish si sfidano a lanciare pietre e pietroni?


Mi era rimasta impressa, così come varie (porno) cartoline e depliant pre-internet, in cui aitanti maschioni in gonnella lanciavano tronchi e pesi manco fossero di polistirolo.















Folklore? Esagerazione? Toccherà scoprirlo agli Highland Games.
Queste competizioni sportive, che si svolgono in varie località delle Terre Alte, concentrate soprattutto d'estate, offrono agli spettatori la possibilità di ammirare varie discipline sportive e non, ricordo degli antichi raduni dei Clan. 

Risalenti al 1300 e vietati a partire dalla Battaglia di Culloden (di cui vi ho già parlato qui), nella loro versione moderna i giochi ripresero nel 1819 e comprendono prove di lancio del tronco (caber toss), della pietra (di varie dimensioni e pesi), del martello, del peso, del peso più pensante, del peso pesantissimo, oltre a competizioni di cornamusa e di danza, corsa, corsa in collina, tiro alla fune, salto in alto e varie altre specialità a seconda della zona.

Noi, trovandoci ad Aberdeen e avendo a disposizione la macchina abbiamo deciso di andare a caccia di uomini in kilt ai giochi di Ballater (questi qua). La pagina web è un po' antiquata, poche foto e poche informazioni, ma il lancio del tronco c'è e l'entrata costa solo 8pound, il tempo promette nuvole ma non pioggia e allora si va.

Arriviamo proprio quando le bande musicali stanno passando per la via principale di Ballater e conducono noi e tanti altri curiosi dritti dritti ai giochi. La musica delle cornamuse mi commuove e la vista di sexy ginocchia che spuntano dai kilt mi entusiasma. Praticamente mi innamoro di ogni uomo kiltato che vedo.

Sono così gasata che quando scopro che nel prezzo del biglietto c'è inclusa la possibilità di partecipare a qualsiasi gara, quasi quasi penso di darmi al lancio di qualcosa anche io, giusto per avvicinarmi ai maschioni in gonnella e sexy calzini lunghi che si preparano al centro del campo. 



Non so perché mi aspettavo che ci sarebbe stata molta più gente e che magari sarebbe stato difficile farsi spazio fra la folla, invece troviamo pure posto a sedere dopo un po' e siamo pronte ad applaudire e ad aguzzare la vista per cercare di scoprire cosa portano sti omaccioni sotto il kilt.
(al Cowal Highland Gathering partecipano circa 3500 atleti con un pubblico di più di 20000 persone, quelli d Ballater sono più in famiglia, con gli atleti che si conoscono e spesso sono fratelli o cugini)

Il presentatore mi ricorda un po' Corrado della Corrida, chiacchiera, cerca di coinvolgere, racconta aneddoti, parla dei partecipanti come fossero figli suoi, riesce a seguire le varie competizioni che si svolgono contemporaneamente su varie parti del campo, instancabile, non si allontana mai.
E se partecipassi anche io, che racconterebbe di me? Si sbaglierebbe a pronunciare il mio nome? Direbbe che sono vegana? Chiederebbe applausi extra perché vengo da lontano? Allora mi viene voglia di prepararmi e partecipare alla corsa delle 100 yarde per l'anno prossimo, che non sono neppure 100 metri, ce la potrei fare pure io.

Intanto diventiamo fan di Kyle Randalls, io lo scelgo perché ha i miei stessi calzini a righe, ma mi sento un po' traditrice, perché Randall è il cognome del cattivone di Outlander, speriamo che 'sto Kyle sfoghi tutta la sua aggressività lanciando tronchi.
















Scopriamo che in questa disciplina non conta lanciare il tronco il più lontano possibile, ma sollevarlo con le mani incrociate, tenerlo verticale in equilibrio, poi correre, fermarsi di botto, lanciarlo facendogli fare un giro a 180º e che il tronco atterri, toccando terra con l'altro estremo, per poi cadere il più possibile alle ore 12.
I tronchi sono di 5-6 metri e pesano 35-80kg. I giudici di gara, elegantissimi con le loro giacche e kilt, hanno apposite fettucce per misurare angoli e distanze, mentre noi guardiamo a bocca aperta e scopriamo che questi uomini molossi portano i boxer sotto il kilt!Che delusione!



Ecco, però nonostante questa scoperta, se volete vivere una giornata davvero scozzese, gli Highland Games sono da non perdere. Se qualcuno decide di partecipare, fatemi un fischio, e ci vediamo lì!


 (Secondo me l'unico a non portare niente sotto il kilt era il giudice a destra!!!)

Informazioni varie:

Il giochi di Ballater si svolgono il secondo giovedì di agosto, dalle 11 di mattina alle 5 di pomeriggio circa, presso il Monaltrie Park.
Entrata a pagamento, con possibilità di partecipare alle varie competizioni. Non c'è prevendita, si paga all'ingresso. Ci si iscrive per le varie gare direttamente lì, basta presentarsi mezzora prima della gara.

Portatevi un piccolo binocolo se volete giocare al: cosa porta uno scozzese sotto il kilt?

Qui altre informazioni in italiano sulle varie località dei giochi, su come partecipare e cosa aspettarsi.

Curiosità: gli Highland games non si svolgono solo in Scozia, ma anche negli Stati Uniti, in Canada, in Nuova Zelanda e addirittura in Indonesia, in Brasile, in Belgio e in vari altri Paesi del mondo! 

3.10.16

A casa di nonna Papera

Non so quanti anni fa ho conosciuto nonna Papera.
Una nonna Papera tecnologica però, perché ci siamo incontrate online, blog di qua, blog di là.
Il minimo comune denominatore era che lei cercava info sulla mia amata Scozia (anche se all'epoca viveva o stava per vivere nella sua amata Australia) e che pure lei è de Romaaaaa.

Gira che ti rigira la povera nonna Papera finisce in Scozia ad AbMerdeen a studiare e allora durante questo viaggio, che noi si va su su su alle Orkey, si decide di ricalare giù prendendo un traghetto notturno e approdando proprio ad Aberdeen. Che in fondo non ci sono mai stata e voglio vedere coi miei occhi se è davvero così brutta! Nonna Papera appena trasferitasi nella sua nuova casa ad agosto 2015 ci aveva detto gioiosa che ha due bei divani per couchsurfer come noi. E noi la prendiamo in parola. Se ne pentirà?

Ed eccoci ad agosto 2016, alle 7 di mattina giù dal traghetto in cui nonostante la notte buia e tempestosa abbiamo dormito benissimo, pronte a conoscere nonna Papera e suo marito (ebbene sì, Nonna Papera è sposata, guardate qui e qui, io non lo avevo mai visto 'sto marito, forse era scappato con l'amante russa).

Il resoconto viaggereccio di ciò che abbiamo fatto a Aberdeen e dintorni (compresa la caccia a uomini in gonnella) finirà in altri post, questo invece è un post riservato solo a loro due, Serena e Alessio, e alla mia restaurata fiducia nei blog incontri dopo esperienze diciamo non proprio positive.

Stavolta nel mio cervello non c'era quella vocina che diceva: ma che cavolo stai a fà?? Te stai a sbajà!!!
No, stavolta c'erano i messaggi vocali della nostra cara nonna Papera che ci annunciava che aveva riempito il frigo all'inverosimile di roba vegana, e aveva capito appieno l'essenza di noi viaggiatrici locuste.

Ed è stato proprio così, un banchetto continuo di prelibatezze, bottone dei pantaloni slacciato perennemente, un sacco di risate a scartabellare libri di sessuologia di studi passati, caffè fatti con l'acqua frizzante, presunte amanti russe che si manifestano quando noi donne siamo assenti.
E poi corse sotto la pioggia all'Asda a comprare dei reggiseni che infine sono come li voglio io, mangiare gelati vegani seduti al supermercato mentre tutti ci guardano, cercare di sbolognare banconote da 100 pound con commessi che pensano di sicuro che siamo mafiosi, temere che la mia maglia e i miei jeans all'ultimo stadio di vestibilità vengano gettati da Serena coalizzatasi con mia madre.



È un po' come essere di nuovo al liceo. 
È casa lontano da casa, è cultura condivisa, è la bellezza di qualcuno che si prende cura di te.
È quella scintilla che scocca quando, pur non ricercando gli altri italiani all'estero, ne trovi alcuni che ti fanno sentire quella strana nostalgia canaglia per un Paese (o forse per un'idea di casa) in cui non vivi da tantissimo tempo.

Nostalgia di momenti legati alla beata giovinezza, quando uno ancora non aveva avuto a che fare con i problemi burocratici, le tasse, le lotte per trovare lavoro, le bassezza e bruttezza di certa gente.

Ritorniamo ragazzini, che parlano di cartoni animati, di canzoni, di cose buone da mangiare.
Ritorniamo ragazzini che hanno sempre fame, che fanno i gridolini al supermercato per aver trovato il caffè all'arancia o un intero bancone di veggieburger.


E allora grazie Serena e Alessio, we love you!
E in Australia mi raccomando, una casa con due bei divani comodi, che arriviamo a svuotarvi il frigo!

28.9.16

COME AGGIUSTARE UN PORTATILE CON LA SCHERMATA NERA

SE SIETE ARRIVATI QUI CERCANDO SOLUZIONI AL PROBLEMA DELLA SCHERMATA NERA, LE TROVATE IN FONDO A QUESTO POST IN ROSSO. 

Oggi esulo dai miei soliti post di viaggi e lezioni, per condividere con voi un piccolo passo nella mia quotidiana battaglia contro il consumismo.

Il portatile HP da cui vi scrivo è vecchioooooo, ricevuto mi pare a gennaio 2008 o giù di lì. 
Mi ha dato dei problemi all'inizio perché non si connetteva a internet ed è improvvisamente morto, facendomi perdere un bel po' di cose (da lì in poi ho imparato a fare duplice copia di tutte le foto e materiali di lezione e a tenerle in due dischi rigidi esterni, lasciando il computer praticamente vuoto). In quel caso l'ho affidato a un amico di un amico che per non mi ricordo quanti euro me l'ha aggiustato.
Poi aveva smesso di funzionare l'audio. A quel punto ho deciso che volevo provarci io a risolvere il problema e con l'aiuto di alcuni video di youtube di un simpatico ecuadoriano in un'oretta funzionava di nuovo. 

Questa volta la cosa sembrava più grave, l'ho acceso di mattina e lo schermo era completamente nero. Le lucine varie lampeggiavano, ma la strategia accendi e spegni che tutti usiamo non aveva avuto nessun effetto. L'assistenza tecnica HP consigliava di attaccarlo a un altro schermo per vedere se il problema era il portatile in generale o proprio lo schermo e basta.

I più (amici interpellati su facebook) mi consigliavano la rottamazione.
Ho reso noto che io questo portatile non lo porto da nessuna parte. È il computer che uso da casa perché al lavoro uso quello che ho in classe e quando sono in viaggio ho l'ipad o il telefonino. Ho anche un altro portatile più piccolino, della fase viaggi pre-ipad. Quindi potrei benissimo sopravvivere anche senza questo rudere. Mi serve fondamentalmente solo perché ha lo schermo grande e io sono ciecata.
È comodo per preparare le programmazioni di classe e scrivere il blog, pubblicare foto su facebook, robetta. Prima ci vedevo anche serie televisive, ma ora le vedo dall'ipad.

Però mi scocciava darmi per vinta senza neppure provare a aggiustarlo (che il mio secondo cognome è McGyver, belli miei).  Così mi sono data una giornata di riflessione e di prove. 

Perché ormai siamo abituatissimi ad aggiornare i nostri dispositivi elettronici continuamente. 
Io ho appena comprato un nuovo cellulare, perché quello vecchio era lentissimo e perché anche la mia normale macchina fotografica stava perdendo colpi ormai. Lo uso tanto, era dunque necessario. Non avrei potuto aggiustare i due aggeggi vecchi per farli andare più veloci o migliorare le loro prestazioni.

Ma questo portatile no, è una comodità, non una necessità. 
E sarebbe stato un ulteriore materiale di scarto tecnologico superinquinante.

Verso sera, quando ci eravamo resi conto che non saremmo riusciti a svitare una delle viti perché era spanata e quindi non avremmo potuto vedere se il problema era colpa del ventilatore (che a volte sembra un elicottero), ecco il video illuminazione - è in spagnolo, ma in fondo a questo post vi ho scritto in italiano passo passo cosa dovete fare. Per aggiustare il portatile basta avere un ... PHON!!!



(Gracias, gracias, gracias autor del video! <3)

Dunque il mio consiglio spassionato è questo:
se vi si rompe qualcosa, prima di farvi prendere dall'ansia del buttare, comprare, sostituire, fatevi un giro su youtube. Pensate a come usate l'oggetto in questione. È davvero necessario? Potete farne a meno? Avete proprio bisogno di un oggetto nuovissimo, dell'ultimissimo modello? 
Io non mi vergogno affatto di avere un portatile che ha 8 anni e di averlo aggiustato. Ne sono anzi orgogliosa. Sono soldi e risorse risparmiate. 
Perché ogni oggetto è frutto del lavoro di qualcuno e dello sfruttamento di risorse della terra. Che è una sola!
Pensateci la prossima volta che vi si scassa qualcosa, o chiamate me!
Sfodererò il mio phon, et voilà, tutto risolto!

COME AGGIUSTARE UN PORTATILE CON LA SCHERMATA NERA
Questo magico rimedio funziona solo se la schermata è nera, ma sentite comunque rumore di ventilatore e si accendono le lucine che stanno accanto/intorno alla tastiera.

1) Togliete la batteria
2) Attaccate il portatile alla corrente
3) Accendetelo -> lo schermo sarà nero.
4) Prendete un asciugacapelli e dirigete il getto di aria calda sull'ENTRATA VIDEO (non dvd).
5) Continuate per circa un minuto, fino a che non è bello caldo, muovendo su e giù l'asciugacapelli.
6) Spegnete il portatile.
7) Staccatelo dalla corrente.
8) Premete per circa 1 minuto il pulsante di accensione.
9) Riattaccatelo alla corrente.
10) Accendetelo.

Dopo 20-30 secondi dovrebbe funzionare.
Probabilmente dovrete ripetere l'operazione ogni volta che volete usare il computer. 
Se dopo la phonata non si accende, coprite la tastiera con una maglietta o asciugamano (senza staccarlo dalla corrente), si riscalderà e si accenderà.
Oggi il mio si è acceso direttamente mentre lo stavo phonando, quindi al punto 5 ho smesso.
Non molto pratico per portatili realmente portatili, ma se come me lo usate come computer fisso ottimo.


24.9.16

Dove vanno a morire i cavalli ...

Non me lo ricordo come l'ho scoperto, questo Gulp, Glob, come si chiama Marghe? Si chiama Gloup.
Che poi Gloup significa voragine in norvegese antico, e quel gloup che ho visto io su chissà quale volantino è su un'altra isola, ma guarda un po', ce n'è uno anche a Deerness (questo), raggiungibile in autobus.

È sulla costa, c'è indicato un sentiero e passeggiate di diversi gradi di difficoltà e tempo, abbiamo 3-4 ore, e se ci becca la pioggia forte dove ci ripareremo? La ragazza dell'ufficio informazioni alla stazione di Kirkwall ci dice che lei c'è stata, tanti anni fa, ci dovrebbe essere un riparo e dei bagni. Il tempo promette sgrullone, ma noi Braveheart ci andiamo lo stesso.

Alla stazione ci sente parlare in italiano una signora, anche lei è in giro e guarda caso va più o meno dove andiamo noi. Chiacchierando scopriamo di avere una conoscenza in comune e mi sento come i viaggiatori di 100 anni fa, che avevano sempre un cugino d'America che conosceva il cugino di un altro che conosceva il panettiere che conosceva il maestro che conosceva ...

Prendiamo insieme l'autobus e neppure l'autista sa dov'è il Gloup, ci molla in cima a una collinetta, dove c'è una sola casa e una cassetta delle lettere.














Siamo noi 3 e altri 3 esploratori, li riconosciamo perché sono ospiti del nostro ostello.
Noi però, grazie alla signora incontrata, sappiamo che ci sarà pure una spiaggetta e, se siamo fortunate, delle belle fochine.



I vitelli ci guardano incuriositi. Sono come adolescenti, si muovono tutti in gruppo correndo maldrestri dietro al capobanda. Ci chiedeno con gli occhi chi siete? che volete? e io rispondo mentalmente sono vegana, non finirete mai nel mio piatto. Sembrano tranquillizarsi.

Giriamo l'angolo ed ecco che penso che qua ci devono vivere dei parenti miei McGyver, soluzioni pratiche ad esigenze quotidiane. Che ci fai se ti avanza un pulmino scassato? Beh, lo usi per stenderci i panni, no?


Arriviamo infine al mare ed è abbastanza in tempesta, c'è un sacco di vento. Sul molo temo per la nostra incolumità, ci manca solo che finiamo nell'acqua gelata, preferisco di gran lunga un bell'acquazzone. Però la spiaggia è così silenziosa ed incontaminata che mi viene in mente Oceano Mare, una vita fa era il mio libro preferito.

Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione immagine per occhi divini mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore. 


Scruto l'orizzonte, ecco le foche, la signora le conosce già, ha imparato una sorta di richiamo e gli ha portato la merenda. Sono come cani d'acqua, scodinzolano e si nascondono. Sono 6-7 e una deve essere la mamma. Se una delle piccole si avvicina troppo ecco che parte un verso impercettibile e le fochine spariscono sottacqua.



Sono come sirene, ci incantano con le loro piroette.
Stiamo lì a giocare a trova la foca per un sacco di tempo, e poi dobbiamo correre su per la collina, alla ricerca del Gloup. Che altro non è che una caverna crollata, una sorta di ferita della terra dove anticamente venivano mandati a morire i cavalli non più utili per il lavoro nei campi.
Non è facile fare foto che rendano l'effetto vertigini da precipizio, c'è una recinzione che non bisognerebbe superare e qualcuno ci ha fatto un buco, passiamo ed siamo sulle scogliere.

Se il vento si portasse via una di noi, sarebbe come tanti secoli fa, se succedeva una tragedia toccava correre a piedi a chiedere aiuto, cammino con il baricentro basso e spero di non finire nella voragine come un cavallo anziano.





Vertigini a parte se amate i posti senza folle di turisti questo è il luogo perfetto.
E anche se cercate marito ottantenne. Sulla strada del ritorno due anzianotti ammiccanti si fermano, fanno conversazione con quel loro accento cantilenante delle Orcadi e ci offrono un passaggio. Hanno il cofano pieno di rotoli di fil di ferro e io immagino già il copione di un film dell'orrore tipo Saw.


Consigli di viaggio

L'ideale sarebbe disporre di una macchina, in modo da non dipendere dagli orari degli autobus Stagecoach, che anche in estate sono limitati.
Qui altre info sul tipo di sentiero. Il Gloup si trova nella Mull Head Nature Reserve, di cui noi abbiamo visto solo una piccolissima parte, non essendoci organizzate bene coi tempi e non sapendo cosa aspettarci.
Potete vedere foto dell'intero percorso (9km) nel resoconto di quest'altra viaggiatrice qui, che mette in guardia sulla massiccia presenza di midges, i pappataci scozzesi.

Merita secondo me un'escursione/passeggiata lunga se non piove, scorci mozzafiato, praticamente zero turisti, natura incontaminata.
Fornirsi di scarponi o scarpe impermeabili, le scogliere sono ricoperte di erba bagnata e pozzanghere e fango.

Per vedere le foche bisogna superare Skaill, passare accanto al un piccolo cimitero che è dietro le prime case che si vedono scendendo, prima di girare a sinistra e prendere la stradina per il Gloup.

18.9.16

The Italian Chapel

Credo che la Italian Chapel meriti un post a parte.
Che se fosse stata chessò, French Chapel o Russian Chapel magari non avrebbe avuto lo stesso significato o impatto su di me, ma è italiana ed è scozzese e allora devo andarci.

Come al solito tocca incastrare gli autobus per arrivarci e, non sapendo cosa aspettarci, non sappiamo neppure quanto tempo ci passeremo.

L'Italian chapel è ciò che dice il nome, una cappella. Su un'isoletta. Non una cattedrale, non una chiesa, ma una cappellina nel mezzo dei campi verdi dove brucano le mucche e vicino al mare.

E che ci fa una cappella italiana nel mezzo del niente?
Incredibilmente alcuni prigionieri italiani, catturati in Africa durante la II guerra mondiale, furono spediti all'inverno delle Orcadi a una sorta di campo di lavoro.
Con gli stessi materiali usati per la costruzione delle Churchill Barriers antisottomarini tedeschi, usando due hangar metallici di scarto, legno recuperato da una nave naufragata e autofinanziandosi, questo gruppo di 550 uomini con tanta nostalgia di casa, decise di costruire questo luogo di raccoglimento spirituale e sociale.

Grazie alle abilità artistiche di Domenico Chiocchetti e al lavoro di tanti altri prigionieri, eccola che ci aspetta, questa piccola gemma.

Da lontano ti accoglie la bandiera italiana e una statua di San Giorgio e il Drago, che emoziona un po'.














Cartelli appannati di pioggia raccontano la storia dei prigionieri


















It was the wish to show to oneself first, and to the world then, that in spite of being trapped in a barbed wire camp, down in spirit, physically and morally deprived of many things, one could still find something inside that could be set free.

Era il desiderio di dimostrare a se stessi in primo luogo, e poi al mondo che, nonostante la prigionia in in campo circondato da filo spinato, nel profondo dello spirito, seppure fisicamente e moralmente privati di molte cose, si poteva ancora trovare qualcosa nel profondo che rendesse liberi.

















Un inno alla libertà e alla speranza, un modo per andare avanti e non dimenticare, per essere comunità ed fratelli nonostante il freddo, la prigionia, le ristrettezze, la mancanza di luce in inverno, la pioggia battente, il mare in tempesta.

Il tutto al di là della religione, perché nonostante i simboli siano quelli cattolici, la madre e il bimbo sono valori umani, di famiglia (che manca ed è lontana) e i santi sono ciò di buono che potrebbe e dovrebbe esserci negli uomini al di là delle guerre.  Un messaggio di pace.


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Consigli di viaggio:

Controllate sempre gli orari di apertura sul sito qui, entrata 3 pound nel 2016.

Occhio ad aspettare l'autobus fuori, guardate bene l'orario, noi avevamo fatto male i calcoli e siamo rimaste 15 minuti a fare penitenza sotto la pioggia.

C'è un negozietto-baretto prima di arrivarci e tenetelo presente se venite investiti da un uragano di pioggia e mare come è successo a noi. Che stoiche abbiamo deciso di aspettare comunque l'autobus fuori, in mezzo alla strada. Non c'è una fermata/pensilina e ovviamente c'eravamo solo noi e l'acqua che ci flagellava da tutte le parti.

Pare che ci faranno anche un film basato sulla storia d'amore fra un prigioniero e una donna delle Orcadi.