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10.11.14

Sex bombs e super machos

Ieri io e Marghe siamo andate a fare una passeggiata.
Mi lamento sempre che a Lubiana era così bello camminare, con le viuzze, le finestre, le mansarde, i graffiti. A Murcia ormai conosco tutte le strade tutte, i graffiti sono tag orribili, c'è un po' troppa monnezza in giro per i miei gusti. Però su, è novembre e fa ancora tipo 25º di giorno, non piove, non nevica, quindi usciamo a fare il pieno di vitamina D.

Decidiamo di andare verso nord-ovest e perderci nelle viuzze ed effettivamente arriviamo ad una piazza che non ho visto mai, la pioggia ci risparmia, giriamo per i vicoli e come al nostro solito urliamo.


Attratto dai nostri schiamazzi dolci vocine, ci placca uno spagnolo.
Ci sono vari generi di macho español, forse dovrei farne un post a parte, ma questo dedichiamolo a lui, il maschio pompato in tuta.

Ci blocca chiedendoci gentilmente se abbiamo bisogno di aiuto, gli diciamo che stiamo cercando di perderci di proposito.
Siete italiane? sì, ma viviamo a Murcia già da tempo, proprio ieri sera ho conosciuto delle italiane erasmus, fijo mio, c'hai 45 anni e ancora vai al rimorchio delle erasmus, aripijate ...

 ... ma niente, non ci abbandona. Si nota che è il tipico anabolizzantiacolazione, fra l'altro c'ha i due denti davanti spaccati o forse non ce li ha proprio, e io ho in mente la canzone fammi crescere i denti davanti, te ne prego bambino Gesù e non riesco a togliermela dalla testa.

(video della canzone per quelli come Marghe che sono degli anni '90 e non conoscono queste perle di Zecchino d'Oro).

Insomma, Mr Sdentato non ci molla, gli ripetiamo che vogliamo scoprire zone di Murcia che non conosciamo e allora lui, lampo di neurone singolo a girare nello spazio infinito, si propone di accompagnarci ... alla piazza principale della città!
In che momento, cocco bello, non hai capito che vivo qui da 15 anni?
Delusione nei suoi occhi.

Ma il neurone si rimette a fare spinning.

Ci comincia a raccontare di come per lui 3 cose siano importanti nella vita:
i fiori, i bambini ... e la terza non se la ricorda.
Il neurone ha già fatto troppo sforzo.

Poi cerca di ammaliarci dicendoci che lui le donne le tratta bene, che non urla mai, che le chiama cariño e amore, che le lascia pure uscire da sole, che ci vuole pazienza.
Gli do ragione, sì, sì, certo, fammi crescere i denti davanti, e lui mi dice: e che ne sai tu delle donne?

Ed ecco il guizzo finale del neurone.
Ci guarda, e bam: ma voi due siete una coppia, no?

Ed ecco che capiamo che non ce lo scolleremo di dosso, perché incarniamo la sua fantasia erotica domenicale-pomeridiana, di cui si vanterà poi in palestra.

Ma non vi preoccupate, ci rassicura, anche mia sorella è bisex e l'altra è lesbica.
L'ho capito subito che anche voi, perché ho visto lei (Margherita) con i capelli corti.

E vuole continuare a farci vedere Murcia, portandoci, udite udite, al parco dove c'è il museo taurino, quello delle corride, dei matador e dei poveri tori uccisi per capirci.
Nel frattempo si è ricordato qual è la terza cosa importante per lui: gli animali.

Cerca anche di venderci delle arance, perché si vede che oltre ad aver capito che siamo una coppia, ha capito che mangiamo pure un sacco di frutta. La porta pure a domicilio. Non finisce mai di sorprenderci.

Infine gli diciamo che dobbiamo proprio scappare, e insiste per darci due baci e ci lascia con una perla di saggezza:

non nascondete il vostro amore. Non a me.
E su, datevelo un bacio!

Oggi nelle palestre di Murcia si parlerà dell'italiana coi pantaloni bragaloni che vive a Murcia da 15 anni e della sua giovane fidanzata o amante dai capelli corti, che a Murcia ci vive solo da 1 e un po', e quindi la piazza centrale della città decisamente non la conosce. Siamo delle vere sex-bomb.




19.7.12

Sexy? No, grazie! Il ritorno di BataMan.

È estate, ma io inneggio al freschetto notturno.
Mi piace svegliarmi di notte per chiudere la finestra.
Non mi era mai successo prima d'ora qua nel deserto.

E allora per scaramanzia faccio finta che sia inverno e vi dedico il seguito del post di ieri, per parlarvi della bata (vestaglia) e delle zapatillas de estar por casa (pantofole).

Alzi la mano chi di voi possiede una vestaglia!

Io prima di arrivare qua la vestaglia l'avevo vista indosso solo alla mia bisnonna ultraottantenne quando ero piccola. Insomma, un retaggio dell' 800 portato appunto da (bis)nonna Menica (Emilia) nata 80 anni prima di me, nel 1896.

Poi sono arrivata in Spagna.
E mi sono ritrovata ad avere un fidanzato spagnolo (ora ex).
Che a volte rimaneva a dormire a casa mia.

Però quella che mi è rimasta più impressa è stata la mattinata seguente a una notte del novembre 2001.
E non per la pasión caliente spagnola.
Macché!
Bensí perché lui al risveglio si è messo la bata.

Di quelle a quadri scozzesi, che fanno le pallette di lana e fanno drizzare i capelli per l'elettricità statica.
Di quelle da ospedale, con le suore.



Il trionfo dell'antisexy!
Credo di avergli riso in faccia.

Insomma, l'uomo spagnolo, che di giorno va in giro con la camicia aperta e la catenozza col crocifisso d'oro, di mattina quando si sveglia si trasforma in Villa Arzilla (per gli stranieri che leggono, guardate qua).

E se proprio volessimo ammazzare l'ultimo ormone sopravvissuto, basta guardargli i piedi.

Perché le ciabatte saranno di quelle che non avevo mai visto neppure ai piedi di matusalemme.


Insomma, care ragazze non spagnole, se di sera vi rimorchiate un giovane aitante ispanico dalla sangre caliente, sappiate che, come Cenerentoli, questi machos si trasformano la mattina dopo in abuelos (nonni), o forse niños (bambini) e l per colazione esigono un bel bicchiere di latte e colacao (che è il Nesquik spagnolo, ma di questo parlerò un'altra volta).


* Ora mi tocca però confessare che la bata ce l'ho anche io, celeste con tante zampette di cagnolino stampate sopra. Comprata in Scozia, dove però il riscaldamento in casa ce l'avevo, è diventata classico della moda dicembre-gennaio qui a Murcia, e mi fa sembrare un sacco di patate calpestato dalla Carica dei 101.

3.7.12

SLOVENIA - SPAGNA

Sono tornata a Murcia da una settimana ed è tempo di propinarvi le vicissitudini del mio tentativo di (ri)adattamento al deserto.

In Slovenia mi svegliavo alle 5.30. A quell'ora a Murcia sarebbe proprio l'ideale uscire di casa, perché fa fresco, perché non c'è anima viva in giro d'estate (d'inverno ci sono anime alcoliche in giro a tutte l'ore!), perché non corro ancora il rischio di farmi mettere sotto.

In Slovenia aspettavo 90 secondi per attraversare la strada vicino casa se il semaforo era rosso, scanditi da cronometro semaforico. 90 secondi per guardare le nuvole, scattare una foto, respirare.

Il Spagna, quando racconto che in Slovenia fanno DAVVERO la multa se attraversi quando non devi, tutti strabuzzano gli occhi.

In Slovenia come sport estremi fanno rafting in fiumi con le rapide, fanno scalate di montagne a mani nude, fanno un figlio dopo l'altro.

In Spagna esiste invece l'extreme road crossing, che consiste nel buttarsi in mezzo al traffico quando il semaforo è rosso, sgusciare come donnole fra una macchina e l'altra e beccarsi le clacsonate di chi ti stava per mettere sotto.

Ora, io ho vissuto in Italia, e poi negli USA, e poi in Spagna, e poi in Scozia, e poi di nuovo in Spagna, Usa, Slovenia e in ogni Paese l'attraversamento pedonale funziona secondo logiche e convenzioni sociali che non vengono spiegate in nessun manuale di buona circolazione.

E dopo un anno da onesta e retta pedona a non infrangere nessuna regola, ora ho ripreso ad attraversare pericolosamente, per dare un po' di brivido alla mia vita di ritorno.

Poi c'è la storia dei tempi e delle pause.

In Slovenia non ho mai visto in 10 mesi che uno appiccichi sulla porta di un pubblico ufficio un Torno fra 5 minuti scritto a mano di fretta perché c'è il collega che lo aspetta per andare a fare colazione. Ogni volta che leggo: he salido a desayunar (sono uscito/a a fare colazione) mi prende un accidente.
Perché i 5 minuti della colazione spagnola sono 35, come quando uno sloveno ti dice che per scalare uns montagna collina ce ne metterai 35 e invece ti ci vuole un'ora e 5. Il tempo è relativo.

Poi c'è un'altra cosa, quella che mi sta sconcertando di più.

I maschi sloveni non guardano le ragazze. Tengono gli occhi sulla strada per non mettere sotto nessuno mentre vanno in bici, sui pattini, di corsa. Controllano i loro pargoli perché alla mia età di sicuro ne hanno già due o tre. Scrutano il cielo per scorgere i picchi delle montagne che scaleranno. Per un anno mi sono sentita invisibile.

I maschi spagnoli (etero) ti guardano. Ti puntano gli occhi addosso che sembra che devono farti le radiografie. Ti incrociano per strada e ti sfidano a sostenere il loro sguardo caliente. Ti lanciano complimenti rozzi, ti ammiccano. Ti chiamano rubia (bionda) pure quando sei castana come me.

Io non ci sono più abituata.

L'altro giorno ero convintissima di avere macchie di cibo o di penna in faccia.
O forse un mocciolino appeso.
O magari che la mia maglia di Snoopy era troppo ridicola.
Mi sentivo proprio osservata.
E non è che io sia una gnoccona.

Oggi me ne sono resa conto quando ho chiamato il tecnico informatico all'università perché mi si era spento il pc all'improvviso.
È arrivato un certo Pedro, con il vocione da millesigaretteacolazione.
E invece di dirmi ma hai provato magari a riaccenderlo? lo ha acceso lui con nonchalance, senza farmi sentire idiota, e mi ha detto ti lascio il mio numero diretto, in caso avessi di nuovo dei problemi non chiamare il centralino, chiama me.

Perché Pedro è un tipico macho iberico, l'uomo spagnolo cavaliere templare che salva la fanciulla in difficoltà.
Basta fare gli occhietti da Bambi che l'uomo spagnolo sfodera tutto il suo orgoglio di maschione e ti aiuta.

E ne approfitta per mollarti ammiccante il suo numero, perché non si sa mai.