8.6.16

Pagella

Questo quadrimestre è passato veloce e lento.
Non so se i miei giorni si sono arenati nella perdita di Carmen a marzo quando avevamo appena cominciato le lezioni,  forse è stato stranamente lungo per quello, vivere con il suo vuoto in classe, tutti i giorni. Però è già finito, 240 ore di lezione. Passate.

È stato un quadrimestre leggero e pesante.
Ho riso tanto in classe, ho preso a scrivere io delle domande quando quelle del libro non mi piacciono, e ne scrivo tante, a raffica, che ce ne sia una almeno che piace a ciascuno, che ognuno si senta di poter parlare. 
Però poi il fiume in piena chi lo argina? La classe si fa confessionale,  vengono fuori torrenti di paroloni, di dolore, di perdita, di paura e io divento di marmo fuori e di cera dentro, mi sciolgo nelle tragedie altrui, raccontate agli esami orali, quando la domanda era tutt'altro.

È stato un quadrimestre  di dubbi e risposte.
Il dubbio è sempre lo stesso da un po': ma mi va di continuare a fare questo lavoro?
Non amo le riunioni, né la burocrazia, né le scartoffie, esigenza di chi in classe non ci entra da secoli o non ci è mai entrato. Mi tolgono tempo e voglia e così divento un po' chissenefrega, se mi obblighi a farlo così non sarà un mio prodotto e non mi rappresenterà, dunque non mi arrabbierò se non va bene.

Poi però un alunno che pensavi che ti odiasse un po' in tua assenza dice ma lei è la migliore e un'altra ammette l'inglese non mi serve, io vengo a lezione perché ci sei tu.
C'è chi mi porta cibo vegano, chi mi manda messaggi per aver la mia opinione, come fossi Dotto e loro i miei nanetti. E così mi fregano di nuovo, resti vero?
Il prossimo quadrimestre sei qui?

Poi gli mandi i voti e ricevi la tua di pagella 

Here are yours:

Knowledge: 10
Enthusiasm: 10
Effort: 10
Rhythm: 10
Personality:10

Final Grade:10 (much expected)

It is not easy to attend a language course when you are in your mid forties. To me It's been a surprising pleasure to do it and you deserve all the credit for that.

Sometimes we just complain about things and forget to verbalize it when something positive comes along. Not this time.

Thanks again.



Svuoto la classe. Stacco i poster. Guardo i muri bianchi.
E mi scappa una lacrima e penso già alle lezioni del corso intensivo che verrà ...

Resto qui e per r-esistere ogni tanto me ne scappo via, in libri belli e terribili e anche un po' vegani (The year of the Flood, lo avete letto? E poi di Ethical Assassin, 600 pagine in un giorno e un occhio gonfio) e anche in città già conosciute quando ero prof agli inizi e non sapevo che lo sarei stata per così tanti anni.



Sarò a Valencia, per 3 giorni prima di tornare a Roma, i soliti incastri-toccata-e-fuga, sto diventando un'esperta, la valigia si fa da sola. I libri vengono con me, il pensiero a loro, alunni futuri ...




1.6.16

Scemenze

Ho lasciato che passasse un mese senza scrivere niente.
Eppure ne sono successe cose.

Ho dormito in aeroporto e ho conosciuto un tipo che ci vive, in aeroporto.

Sono stata a Mallorca, per un fine settimana compleannoso.

Ho compiuto 20x2 anni.

Sono stata al mare ad Alicante e mi sono abbronzata le cosce in due fasi, per cui ho le strisce sexy.

Mi sono cresciuti un sacco i capelli.

Ho dei jeans nuovi, ottenuti con un baratto. Di quelli che li metti e dici: siete i miei nuovi jeans preferiti. 

Mr Culito, gnoccone-istruttore di aquagym, è entrato in piscina con noi, creando il panico fra le signore e una ribollita di ormoni non indifferente.

È stata la ruta della tapa, cioè vagabondare da un bar de tapas all'altro e rimpinzarsi di delizie speciali vegane, fatte per l'occasione.

Ho spostato un'angosciante libreria piena dalla mia camera da letto al salone, approfittandone per eliminare un altro scatolone di roba.

Ho raccolto i gelsi neri e ci ho fatto il gelato.

INDOVINA INDOVINELLO: di quale di questi momenti purtroppo non ci sono foto???







Ebbene sì, foto di tutto (anche se non le pubblico tutte le altre) meno di CULITO, il suo culito e i suoi addominali. Sigh sigh.

22.4.16

Quando viaggio



Quando viaggio ...

Dimentico il codice del badge del lavoro.
Dimentico la password della mail di lavoro.
Dimentico i nomi di alcuni studenti.
Dimentico dove ho nascosto il disco rigido,
con tutte la mia vita didattica e fotografica.

Dimentico com'è guardarsi allo specchio per più di 20 secondi.
Dimentico com'è sedersi a una scrivania.
Dimentico com'è avere uno shampoo grande, un dentifricio grande.
Dimentico il balsamo, la crema idratante, a volte di pettinarmi.

Dimentico di avere più di 4 magliette, più di due pantaloni.
Dimentico il frigo, le mensole, la scopa, la lavatrice.
Dimentico il mio cuscino e il letto duro, 
mi innamoro di altri letti con forme altrui.

Sono piena di patacche e molliche.
Mi abbronzo e mi arrugo.
Sono occhio (solo uno, quello che vede) a caccia di dettagli.
Guardo i tetti, guardo le finestre.
Cerco frasi, cerco graffiti.
Mi addormento e al risveglio mi chiedo
Dove sono, chi sono.


11.4.16

Curiosità di viaggio # 3

A Madrid sono andata in un negozio/supermercato per me paradisiaco.
Si chiama Cosmo Cash and Carry e vende prodotti asiatici, africani, sudamericani e di tutto di più. 
L'avevamo scoperto ad agosto, questa volta ci sono andata a fare la spesona. Mi pento di non essermi organizzata meglio e di non aver portato una valigia più grande, perché per vegani ci sono un sacco di cose.

Ci saremo rimasti più di un'ora, a cercare di capire cos'erano certe robe, a leggere ingredienti sconosciuti, a gioire per la quantità di piccantezze varie, e io a fare foto!

Ora ho scoperto come si diventa pigri. Mangiando gandules!
In spagnolo gandul = pigro!

In italiano 'sta specie di fagiolo/fava si chiama Caiano, mai sentito?



 


Volete fare un bel regalino di Natale a qualcuno che non sopportate?
Ecco, questo quadro maledetto, a cui si attribuiscono disgrazie, fa sicuramente al caso vostro.
Era in bella mostra nella vetrina di un negozio che vendeva pozioni e filtri vari (sesso, amore, soldi, crescita capelli, depilazione perpetua), candele e incensi per tutti gli angeli e arcangeli esistenti, rosari e catenelle di mille colori, erbe e polverine, statuette ...

Qué mal rollo - come si dice in spagnolo. Proprio da brividini.
Eppure dentro c'era gente che comprava, che si faceva consigliare, che adocchiava i filtri amorosi.


Madrid è una città multiculturalissima, ci sono ristoranti di tutti i tipi. 
Se vi piace il cibo asiatico e siete vegani (ma anche per onnivori) e avete uno stomaco bello capiente, vi consiglio il ristorante Shi-Shang, che è a buffet e potete mangiare tutto quello che volete a poco prezzo, senza sapere esattamente cosa state mangiando! È in centrissimo, a pochi passi dalla Gran Via, e dopo averci mangiato avrete soddisfatto la vostra voglia di puzza di fritto per almeno 6 mesi. Scherzo! Vale la pena andarci, vi sorprenderà quel sembra carne, ma non è ...

Tornando alla varietà di ristoranti, proprio nella stessa zona ho visto questo ameno cartello
FORMICA SALE SULL'ALBELO ... notare che hanno beccato la prima R, ma alla seconda niente, non ce l'hanno fatta. Ma cosa conterrà questo piatto?  In italiano come si chiama?
In spagnolo è 'sta roba qua, che proverò a veganizzare prossimamente usando robetta comprata al negozio di sopra.



Rimanendo in tema cartelli, eccone uno trovato nel bagno delle donne del B13 (altro ristorantino raccomandabilissimo a Madrid, calle Ballesta 13) - 100% vegano, porzioni abbondanti, atmosfera rilassata e molto minimal, davvero economico, la tortilla de patatas vegana più buona che io abbia mai provato.
Però non è del cibo che voglio parlarvi, ma del fatto che in questo locale nel bagno delle donne si specifica che se si ha intenzione di fare pipì in piedi, allora bisogna alzare la tavoletta.
Come lo interpretare? Io l'ho interpretato come donne trans benvenute nel bagno delle donne, e benvenuto anche il GoGirl, che se non sapete cos'è, guardate un po' qua.
Anche se poi tanti anni fa ho avuto una coinquilina che senza pene e senza GoGirl faceva comunque la pipì in piedi ed è vero, avrebbe dovuto alzare la tavoletta.



E per finire la carrellata delle stupidità, parliamo di un altro quadro.
A Madrid si può visitare gratis di sabato la Casa Museo di  Sorolla e ci sono quadri davvero belli (qualche esempio qui), forse perché molti dipinti in stile impressionista in riva al mare, quindi per me una bella overdose di blu.

Però trattandosi di un post scemo, ma a voi questo bimbo del quadro non sembra Gollum????



E con questo si conclude la carrellata di culinariartistiche scemenze di oggi.

7.4.16

Curiosità di viaggio # 2

Per continuare con il post precedente (lo trovate qui) eccovi un'altra carrellata di curiosità e stranezze incontrate durante il mio ultimo viaggio fra Copenhagen, Malmo e Madrid.

Copenhagen è la città dove più bici ho visto in assoluto nella mia vita. Ce ne erano tante anche a Lubiana, tante a Amsterdam, però a Copenhagen mi sembra che ce ne siano anche di più. Bici grandi e piccole, sgrarrupate e modernissime, con carrellino davanti, dietro, di tutte le forme e colori. 
E così su uno dei ponti principali della città, eccoti il contaciclisti. 
Quanti ne passano quel giorno, quanti in un anno. 
Un sacco di biciclettari, no? Sarà per questo che sono tutti belli in forma?


Erano secoli che non entravo in una catena di burger e fast food, ma Max offre opzioni vegane ed ero curiosa di provarle. La tipa al bancone superentusiasta (perché anche lei veggie) con il suo perfettissimo inglese ci ha spiegato i livelli di piccantezza e sapore delle 4 scelte possibili.
Erano secoli pure che non provavo quella sensazione di fame che non si sazia che il fast food da a alcuni, quella voglia atavica di più sale, più grassi.
Però la curiosità in questo caso (poi chissà, magari esiste pure in Italia o Spagna, confermate?) sono questa specie di check-in aeroportuali, dove ti selezioni il pranzo da solo e poi ti chiamano, con un numero, come alle poste ... o dal dottore!


Questo segnale mi ha fatto ridere, c'è il vietato fumare, vietato cani, vietato questo e quest'altro, ma un vietato correre non lo avevo mai visto. Oltre a una marea di biciclettari, a Copenhagen sono molto ginnici e quindi ci sono tanti corridori. Ecco, però ai Giardini Botanici non si può, andatevene a
 correre altrove.



L'albero dei ciucci. Qualcuno ne conosce la spiegazione? Era in un parco parecchio fuori mano, non c'era praticamente nessuno a cui chiedere. C'erano ciucci appesi su tutti i rami e anche dei bigliettini. Sarà qualcosa di bello o qualcosa di brutto? Ciucci appesi per grazia ricevuta/gravidanza o per bimbi diventati angioletti?

Aggiornamento: scopro dai commenti che l'albero dei ciucci (Suttetræ)  è un'usanza danese, che corrisponde con l'ingresso dei bimbi all'asilo (a 3 anni), momento in cui i bambini abbandonano il ciuccio. Igenitori per aiutare i figli a vivere questo momento in modo più sereno, li accompagnano ad appendere i ciucci a uno degli alberi dei ciucci sparsi nei vari parchi, e a volte si appendono anche dei bigliettini.



I mitici mangia spazzatura svedesi (questo a Malmo). Metti le bottiglie di plastica e le lattine (ma ce ne era uno anche per il vetro) e la macchinetta ti restituisce i soldi del vuoto a rendere.
E io mi chiedo, ma sarebbe così difficile installare 'sti aggeggi pure in Italia (e in Spagna, che neppure qua esistono)? Insomma, è un'idea geniale, che sicuramente aiuta a riciclare tantissimissimo,  esiste da decenni nel nord Europa, facciamo una petizione e la mandiamo alle varie COOP, Eurospin, Spar e supermercati vari? Con tutte le bottiglie di acqua frizzante che si bevono in Italia e con tutte le litronas di birra che si bevono qui in Spagna, 'ste macchine non starebbero un secondo ferme.


I piumaggi. Visti a Malmo, in vendita dal fioraio e appesi fuori certi negozi. Sono rami di betulla, detti påskris or fastlagsris, decorati appunto con piume, ma anche fiori o uova. Messi in acqua le foglioline verdi si aprono. Ricordano le palme o rami di ulivo che abbiamo al sud, e dice la tradizione che all'inizio venivano usate per fustigare giocosamente i propri familiari, in ricordo delle sofferenze di Cristo.



Le bambole infernali.
Se siete a Copenhagen andate a perdervi al Museo Nazionale.
È gratis ed è immenso. C'è davvero di tutto, ci ho visto una mostra temporanea molto toccante di cui vorrei parlare altrove (questa qui) e poi l'ultimo giorno ho pure girato un po' a caso, proprio alla ricerca di curiosità.
Che dire, i bimbi danesi del passato non so se dormivano sonni molto tranquilli con accanto bambole così.


Poi i bimbi (e non solo) che visitano il museo ora possono rimanere traumatizzati da altre maschere e sculture varie (altre nel prossimo post) a cui si sono decisamente ispirati i registi di vari film horror.
Questa mi ricorda un po' la faccia di Saw, L'enigmista.


Il tutto reso più terrificante dal fatto che il museo è davvero gigante e labirintico e non ci sono praticamente custodi, e spesso per lunghi minuti mi sono ritrovata sola a fotografare maschere o bambole diaboliche, con l'impressione che quelle della vetrina alle mie spalle potessero farmi un agguato da un momento all'altro!!!

Per altre curiosità e stranezze, ci vediamo al prossimo post!

28.3.16

Curiosità di viaggio # 1

Dato che sia Copenhagen che Madrid sono abbastanza famosette e ci sono blog a bizzeffe che ne parlano, e dato che Malmo invece non è famosa per niente e ci siamo andate a casaccio, senza sapere cosa c'era da vedere, ho deciso che invece di una sfilza di post turistico-culturali, ve ne beccate un paio di curiosità e scemenze, che anche quelle fanno parte della scoperta di un Paese.

Procedo per foto


Girando la prima sera ci troviamo in una via tappezzata di questi poster.
Ironici ed attualissimi, - leggo successivamente - sono parte di una proposta artistica del gruppo Superflex nel 2002, anno in cui - durante la presidenza danese all'UE - la situazione dell'immigrazione ed integrazione era particolarmente calda. Cosa significa essere danese (o di qualsiasi altra nazionalità)? Cosa significa essere straniero? Di primo impatto fanno ridere, poi però ... i controlli alle frontiere fra Dinamarca e Svezia li abbiamo dovuti passare ...


Gironzolando vediamo da lontano The Zinker, fratello di zinco del pensatore di Rodin, seduto a Nordre Toldbod. Ne leggo già di ritorno http://zinkingpeople.com/ e mi piace la descrizione che l'artista (o sono un gruppo?) da di sé:
I have a condition where my brain iz overflowing with ideaz 

Succede anche a me, gli ingranaggi del cervello che ruotano a tutta manetta, e allora ci vorrebbe un po' di time to zink davanti al mare.



Del grande mistero delle serrature nel muro non ho trovato soluzione.
Qualcuno che viva in Danimarca e sappia spiegarci che razza di chiusure hanno le porte???
Perché poi ci sono i normali citofoni e anche la normale ed unica serratura, però ... boh ...

Foto che ha fatto già scalpore sul mio facebook. 
Fa freddo, sì, e al 7/11 si possono comprare tè e caffè da portare via, in simpatici bicchieri dalla doppia funzione. Sei single, indeciso, accalappiato? 
Fai sapere al mondo che ti circonda il tuo stato amoroso. 
A quanto mi dicono in Danimarca ormai ci si conosce solo su Tinder, magari 'sti bicchieri sono l'occasione giusta per rompere il ghiaccio nordico. Che ne dite?

xxxx sezione porno soft xxxx

 
Care mamme all'appello ... ma cos'è 'sta storia del latte a fontanella? Io poi 'na vergine Maria col sedere di fuori non l'avevo mai vista.


E un murales così, davanti a una chiesa, cosa rappresenterà?  Andate e riproducetevi, anzi fatene due a botta e così vi levate il pensiero?
Poi mi sa che ai danesi piacciono le tettone ...



Ecco a voi, la Siretetta!

A domani per la seconda parte di viaggiare informsclerati.








19.3.16

La carica





Come ogni anno eccoci arrivate al viaggetto di Pasqua, ormai tradizione coinquilinesca.

Io e Marghe questa volta abbiamo scelto la Danimarca, un viaggio più corto del solito perché fra una cosa e l'altra non volevamo rischiare di non poter pianificare nulla (e così è stato, prese da altre mille cose) e ritrovarci 10 giorni da qualche parte a improvvisare, in riserva di energie.

Meglio allora pochi giorni, ma buoni.
Anche perché questa volta, in anticipo rispetto alla data effettiva, festeggerò i miei 40 20x2 anni in compagnia, Copenaghen sarà centro di raccolta di diverse persone.

Ceci, la mia gemella, direttamente dalla Svezia, mia amica di penna dal 1994, migliore amica a distanza negli anni, l'incontro compleannoso è stata idea sua. È da due anni e mezzo che non ci vediamo, ma sarà come se ci fossimo viste ieri, il filo della nostra amicizia non si perde mai. 
A noi si unirà Linda, dai Paesi Bassi, altra amica di penna di entrambe dagli anni '90. Nel '97 avevamo cercato di organizzare un viaggetto insieme, non riuscito. A distanza di più di 20 anni dalla prima lettera (ora facebook) infine ci conosceremo di persona. Trovarla 20x2enne anche lei, ma averla in testa adolescente o ventenne.
E poi Sara di Udine, ma residente a Cph, la mia coinquilina del mio secondo anno in erasmus, quando io avevo già messo la testa a posto ed era lei a rincasare all'alba, con me che da brava mamma la aspettavo sveglia (anzi appena svegliata) sul divano, fingendo immensa preoccupazione. 

Ed eccoci in arrivo, io e Marghe, le viaggiatrici sgarrupate, con valigie sempre più minimal e fatte all'ultimissimo momento, vestiti sempre più trucidoni, patate lesse e panini con i resti del frigo da svuotare come pranzo al sacco in aeroporto, viaggi economici che ricaricano dopo periodi un po' confusi.

Si va insomma ... e io scrivo poco, prima facevo le telecronache giorno per giorno, ora chissà.
L'ipad funziona di nuovo, ma ci sarà il tempo mi chiedo, fra una chiacchiera, una foto, una torta vegana, fra una risata e l'altra, fra un vedere che il tempo passa ma non passa. 

Vorrei trovarlo, il tempo di scrivere, perché poi rileggere da la carica nei momenti in cui il prossimo viaggio è ancora troppo lontano.

6.3.16

Amiche, da grandi

Doveva essere un post diverso, era da un po' di tempo che pensavo che ultimamente non mi viene voglia di scrivere stupidaggini o dettagli, ma forse dovrei. Perché poi succedono cose che tocca scrivere macigni, e nel mezzo ci dovrebbe essere pure vita più leggera da apprezzare e da riderci su.

Stamattina ho ricevuto un messaggio di una mia alunna, che aveva provato a chiamarmi - ma non avevo fatto in tempo a rispondere - per dirmi che voleva parlarmi. Di brutte notizie.

Sapevo già quale poteva essere la brutta notizia prima ancora di richiamarla.
Abbiamo solo un'amica in comune e quell'amica (anche lei mia alunna) a dicembre era stata ricoverata in ospedale con una polmonite, dopo settimame a tossire in classe. A gennaio era venuta a fare l'esame, sembrava stesse meglio. Si era iscritta al corso successivo. A febbraio era venuta a una lezione e poi mi aveva scritto che era di nuovo in ospedale, di nuovo polmonite. Dentro e fuori, antibiotici, analisi su analisi.

Però poi ci eravamo viste pochi giorni fa, perché l'avevano fatta uscire, un pomeriggio di chiacchiere arretrate, di cui aveva bisogno dopo una reclusione di settimane in ospedale.
Stamattina stavo per mandarle i compiti della settimana, credevo ingenuamente che stesse meglio, in fondo l'avevano rimandata a casa.
Mi ero appena svegliata da uno strano sogno in cui rianimavo una marionetta e la salvavo.

Ho letto il messaggio e l'ho saputo, Carmen, che eri tu.
Che tutto questo non ha senso, o un senso molto più grande di me e lo colgo di sfuggita dientro la retina, dove passano i fotogrammi di un'amicizia nata per caso.

Scelgo pochi amici fra gli alunni, perché a volte temo che sia l'interesse a spingerli a frequentarmi (per ottenere una traduzione, per parlare inglese gratis ...).
Con te, Carmen, era stato diverso. Mi avevi sorpresa coi tuoi grandi miglioramenti il primo corso, con il tuo entusiasmo. Avevo sentito che ero davvero la tua maestra, non so di inglese, ma forse anche un po' di vita.
E mi rendevi migliore teacher e persona.

Mi ricordo quel giorno che, davanti a un caffè parlavi di me come la tua teacher e io ti ho detto: Carmen, smetti di chiamarmi teacher, che siamo amiche.
Avevo visto un guizzo nei tuoi occhi, quella felicità che si prova quando si scopre di avere un nuovo amico vero. Che da grandi è più difficile trovarsi in sintonia davvero, trovarsi bene con qualcuno con cui parlare di tutto, condividere segreti, mettersi in paro di tutti gli anni che non si era ancora amici. Scoprirsi.

Ci stavamo ancora scoprendo, sapevo in cosa avrei potuto aiutarti, in cosa aiutavi me. Eri una di quelle che ormai ci sentivamo quasi tutti i giorni. Mi mancavi in classe quando non c'eri. Con quei tuoi appunti presi un po' storti, con il tuoi orgoglio di mandarmi foto di quello che facevi tu nelle tue classi, perché eri anche tu maestra ora.

Carmen, io ora non ci capisco niente, non voglio pensare, non voglio tentare di capire, non c'è soluzione alle lacrime, al dolore, al vuoto.

Respiro forte e cerco di farmi entrare nei polmoni tutta la vita che tu non hai più, penso ai bimbi della tua classe e a chi gli racconterà che la loro señorita non tornerà. Vorrei essere io, vorrei prendere quella scimmia di peluche che avevi comprato dopo le nostre chiacchiere didattiche, e che mi avevi portato in classe per farmela conoscere, perché sarebbe stata la vostra mascotte, il vostro rituale speciale.

 Vorrei  inventare per loro e per me una storia, della Señorita Carmen e le sue nuove avventure in un Paese fantastico, dove si scrive obliquo, si hanno in casa strani oggetti ricordo di vite passate, non si mangia questo e quello perché occhio alle allergie e, sempre e nonostante tutto, si sorride sempre e si creano nuovi giochi, nuove canzoni, nuove attività.

Perché è il tuo entusiasmo e la tua voglia di essere sempre migliore, Carmen, ciò che più mi mancherà.

2.2.16

Di libri, meditazione, abitudini e ricompense


Quest'anno invece di scrivere i buoni propositi per il 2016 il 31 dicembre o giù di lì, ho deciso di prendermi un periodo di silenzio stampa e disintossicazione da facebook, blog e affini.

Ironicamente è successo quando, comprando un nuovo cavo per l'ipad che pensavo fosse ormai moribondo per il troppo uso, ho scoperto che era proprio il cavo (comprato originale al negozio!!!!) ad essere scassato, il mio amato iPADDO invece era bello pimpante e contento di questa nuova scarica di energia, dopo un anno intero che ci metteva più di 15 ore a caricarsi.

Dopo NON essere riuscita a leggere 39 libri lo scorso anno come mi ero ripromessa (goodreads challenge), avendo trovato parecchi epub di libri che mi ero segnata di voler leggere, ho passato un mese di gennaio in fase topo di biblioteca.

A differenza della me lettrice del passato - leggevo fondamentalmente romanzi a casaccio che trovavo a Roma comprati da mia madre o bookcrossing o biblioteca - e dopo la delusione di aver sprecato 3-4 ore a leggere 2 romanzi davvero terribili (perché io non ce la faccio a cominciare un libro e non finirlo), ho deciso di cambiare genere e di darmi ai libri di self-development e ai saggi di psicologia e scienze sociali.

Da anni - dopo averne trovato un capitolo gratis online - volevo leggere Stuffocation (di James Wallman), perché in linea con il mio minimalismo. Lo immaginavo scritto in chiave psicologica, quindi all'inizio ritrovarmi immersa nella storia del capitalismo è stato un po' uno shock, ma alla fine mi è sembrato davvero interessante. Lo consiglio se vi sentite sommersi dalle cose!

E da lì sono passata a The power of Habit (Charles Duhigg) e The Willpower Instinct (Kelly Mc Gonigal), che non c'entrano un bel niente con i temi del precedente, ma che potrei azzardarmi a confessare, stanno significando una svolta nella mia vita. 
E così, forte dei trucchi appresi, ho un po' rivoluzionato le mie giornate.

Basta facebook (nel senso tradizionale del suo uso, cioè impicciarmi della vita degli altri e passare ore e ore su gruppi vari), basta serie TV (eccetto magari 20 minuti a pranzo), basta computer acceso di sera 1, 2, 3 ore prima di andare a dormire.

Benvenuti libri, libri, libri (ne ho circa una 15 in attesa e ogni giorno ne trovo altri che mi interessano, basta letture a casaccio - ora porto sempre l'ipad con me così leggo nei momenti vuoti) e, incredibilmente, benvenuta meditazione.

Ora, forse leggendomi avrete capito che io sono una persona leggermente iperattiva. Finora ero abituata al multitasking, a non poter stare ferma, a dover fare 2-3-4 cose contemporaneamente. Meditazione io? Ma che siamo matti? Quando anni fa avevo provato a fare tai-chi avrei ammazzato l'istruttore a fine lezione. E invece, su uno di questi libri che ho letto, ho trovato il metodo per meditare anche io! (credo che ognuno debba trovare il suo, non c'è un trucco magico per riuscirci)

Cominciato con 2 minuti, ora arrivo a 15-20. Uso un'applicazione che si chiama CALM, che durante il giorno mi serve per frenare la follia imposta da altri (al lavoro per esempio) e ricordarmi chi sono e cosa voglio, e di sera mi serve per addormentarmi. Ebbene sì, mi autoipnotizzo e mi addormento in 10 minuti (e prima ci mettevo un'ora a volte!). Provate!

Insomma, gennaio è stato il mese dei libri e della meditazione. 
E anche delle flessioni mattutine, perché nel libro sulle abitudini e in quello sulla forza di volontà si dice come creare un'abitudine e farla diventare naturale. Ho provato con le flessioni - e con non mangiare tutta la cioccolata che avevo ricevuto a Natale di botto! - e ha funzionato. 

Dunque vi consiglio questi due libri se avete l'impressione di perdere tempo, di non poter superare un problema che avete da tempo, di non sapervi organizzare, di non sapere come uscire da un circolo vizioso. E prendete appunti. Io li ho letti abbastanza velocemente, ora li rileggerò tranquillamente per focalizzare meglio. (a questo proposito ho letto anche Focus di Leo Babauta, ne trovate una versione gratis sul suo sito http://zenhabits.net/focus-book/)

E dopo aver fatto tutto questo gennaio è stato anche il mese della ricompensa: Glasgow.


Sulla Scozia potrei scrivere milioni di cose, e su Glasgow in particolare tantissimi dettagli ed emozioni. Non sarebbero certo le tipiche dritte di viaggio, dato che per me tornarci è tornare nella casa del mio cuore. E Glasgow lo sa e mi premia frenando la pioggia e la neve annunciate e regalandomi due giorni di passeggiare, di chiacchiere, di cibo vegano, di qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo, di incontri, di nuove idee e progetti.

Ecco, un viaggetto al mese sarebbe una bella abitudine da avere, no?






1.12.15

Il silenzio dei funghi




Per combattere la vita allo sbaraglio che come un cane bagnato e infangato ti corre incontro, ascolto video zen e leggo le vite di maratoneti e mi convinco che devo dare un ordine diverso alla mia routine.

Così mi faccio uno schema, delle cose da fare ogni settimana e le cancello con l'evidenziatore verde speranza o giallo limoni rubati nei campi, che quello è il compito della domenica. Poi la domenica sera lo strappo e ne comincio uno nuovo sul cartone della scatola dei digestive.

Voglio macinare km a piedi o vasche in piscina, per arrivare dove non lo so, per ora procedo.
Qualche settimana di sveglia alle 4, bello il mondo silenzioso e immobile e le mattine che durano una giornata intera, e mo' che faccio?

Penso di aver tutto sotto controllo, il processo di trasformazione in asceta è pressoche terminato.
Ma come diceva un mio prof all'università, non va bene essere eccellenti, vuol dire che non hai più niente da imparare, e allora mi faccio lo sgambetto da sola e mi avveleno.

Perché lo so che i funghi contengono simil lattosio, lo so che il glutine è uno degli ultimi nemici che vogliono strapparmi il passaporto italiano, lo so, ma mi faccio la pasta coi funghi, così, a secco, senza sugo, senza olio, e mentre i funghi cuociono penso ammazza quanto puzzano e il cervello registra l'informazione e fa harakiri.

Il giorno dopo ho la febbre, un mattone nello stomaco, di quelli arancioni porosi che spaccano i vetri nei fumetti e affondano i cadaveri dei mafiosi nei laghi. Per precauzione non vado in piscina e mi rintano nel letto, a smaltire la mia sbornia nell'immobilità di cetaceo arenato.

È forse il corpo che dice ferma, va bene, fatti pure gli schemi che vuoi, ma ci hai pensato bene? Dov'è che razzoli e arranchi, dove vuoi arrivare?
Ignoro le voci, risorgo di lunedì, ma lui, il corpo, c'ha tutti i suoi bei meccanismi per frenarmi e far correre la mente, invece di farla girare a vanvera come un mulino impazzito.

Sono in classe quando all'improvviso mi si ingolfa la voce, i polmoni chiudono bottega e comincio a starnazzare. Il giorno dopo la voce non c'è più, andata, e io me ne sto zitta tutta la mattina solitaria, poi vado al bagno e faccio una prova davanti allo specchio, ma no, la voce non c'è.

Però non sto più male e allora vado a lezione lo stesso, fiduciosa che magicamente alle 4 tornerà, invece alle 4 arriva Arturo er Camionista 3 pacchetti di sigarette al giorno, che sono io in tuta in versione svociata.
Gli alunni mi dicono ma i vegani non si ammalano mai, io pure lo penso, questo silenzio forzato deve essere altro.

Che poi mica ci vuole tanto a capirlo, se non hai voce, saranno gli altri a dover parlare, tu puoi al massimo fare le facce, scrivere alla lavagna, assentire, pollice in su, conto fino a 10 e poi ...
E così ascolto e imparo la mia lezione, che parlo troppo e sempre, e quando i polmoni collassano sono infine gli altri a parlare, senza interruzioni, e forse senza paura o soggezione.

Ascolto infine i miei alunni chiacchieroni, senza FRIEND non si dice FREE END, e tu che ne pensi? E ora passiamo ad un altro argomento.
È bello, per due giorni, farsi guidare, oggi quest'attività continua perché hanno un sacco da dire e non posso fermarli e poi li ritrovo fuori di classe che continuano a parlare, del condividere, del perché in un Paese apparentemente tanto amichevole e amicone come la Spagna, spesso regna un individualismo così rassegnato da far paura.

In silenzio assimilo anche un complimento laddove mi aspettavo una critica o della negatività, vengo a lezione, teacher, perché mi piace come insegni, perché qua imparo e metto in pratica - lui che la lezione precedente si era stressato e aveva sbottato.

In silenzio nessuno viene a cercarmi per raccontarmi pettegolezzi o malignità, perché non posso dire niente di rimando e mi scrollo di dosso un bel po' di negatività. 

Lezione imparata, la prossima volta tengo la bocca chiusa e così non ci entrano neppure funghi assassini.

Lo strumento più potente di un professore è la voce. 
Lo strumento più potente di un professore è il silenzio.