2.4.17

La mia missione 2017 (marzo)

Continuo con la mia vita missionaria anche questo mese ...

1) Ho salvato libri dalla mondezza! 
Quando sono in giro butto sempre un'occhio alla zona cassonetti. Ho recuperato una comodissima poltrona che abbiamo a casa, un mobile e una sedia che ho venduto, dei giocattoli ...
Questa volta è toccato a una trentina di libri! Abbandonati insieme a un'infinità di altri oggetti (sembrava, che tristezza, lo svuotamento della casa di una nonna ... c'erano addirittura foto di famiglia). Li ho portati allo scaffale bookcrossing che ho istallato al lavoro.


Le stazioni, gli  aeroporti, gli ospedali, i supermercati, le università, le scuole, tutti i luoghi pubblici insomma, dovrebbero avere un armadio o scaffale di bookcrossing.Se ancora non sai cos'è, dai un'occhiata qui.

2) Ho donato un cellulare vecchio. In Spagna c'è l'associazione Stop Sanfilippo y Acción Contra el Hambre  che li raccoglie, ma sono sicura che in giro per il mondo ce ne saranno altrettante simili. È il terzo che mando, ora stamperò un cartello da mettere in classe, così se qualcuno è troppo pigro o non ha tempo di spedirlo, ci penserò io. Oltre ad essere un'azione solidale, si evita che i cellulari - altamente inquinanti - finiscano nei normali cassonetti. (Io non sono di quelle che comprano sempre l'ultimo modello, ho uno smartphone buono, che uso anche come macchina fotografica, e mi durerà - spero - molto a lungo).

3) Qualche settimana fa avevo scritto al Comune attraverso la solita applicazione TuMurcia, per avvisare che c'erano delle mattonelle del marciapiede e un pezzo di bordo che si erano staccati. Poi mi ero scordata di controllare se effettivamente fosse stato aggiustato e sì, ci sono passata questa settimana 

















4) Ho visitato il Centro per il trattamento dei rifiuti solidi urbani di cui vi ho parlato qui

5) Ho fatto (e continuo a fare) da magazzino per donazioni per mercatini organizzati da rifugio e santuari per animali. Da casa mia sono passate bustone di vestiti (occhio a chi li donate, è sempre preferibile la donazione per la vendita diretta di seconda mano in mercatini organizzati in modo occasionale, piuttosto che i contenitori o le promozioni fasulle di catene come H&M, leggetevi questo altro post che avevo scritto a proposito qui) e anche scatoloni di libri che ho smistato fra destinati al bookcrossing e vendibili tramite la applicazione wallapop da me direttamente per poi devolvere il ricavato in beneficenza. Così in queste ultime settimane ho consegnato libri qua e là (Moccia compreso!) e oggi ho fatto il bonifico del mese.
Io sono minimalista, quindi mano mano ho ridotto il numero di cose che posseggo, quindi dedico uno spazio di casa ad immagazzinare oggetti da vendere. Certo che però sarebbe meglio evitare di comprare e regalare cose inutili e donare direttamente fondi a cause solidali, piuttosto che dovere rivendere donazioni con evidente uso di tempo e risorse ...

6) Ho comprato per la prima volta detersivi sfusi! A Murcia hanno aperto da qualche mese un negozio della catena italiana Goccia Verde, dove poter acquistare prodotti delle pulizie e per l'igiene personale alla spina, portandosi i propri contenitori. Tutti i prodotti fra l'altro sono ecologici, senza i soliti bifenoli, fosfati e coloranti, quindi rispettosi verso l'ambiente e se stessi. Comprare il questo modo implica doversi organizzare un po' meglio e ricordarsi si prendere flaconi, bottiglie ecc, ma soprattutto dopo la visita al Centro Residui io ho ridotto praticamente del 95% gli acquisti di prodotti confezionati.

7) Ho salvato un ombrello rotto abbandonato pper strada e l'ho trasformato in uno stendino per calzini che così si asciugano prima perché sono stesi belli separati. Prima di buttare qualcosa penso sempre se potrei dargli un un nuovo uso e ormai su pagine e gruppi facebook ci sono milioni di idee, non per niente mi chiamo McGyver!


Ho fatto anche qualche altra cosina, ma per oggi concludo qui. Se traete ispirazione fatemi sapere! Che il mondo lo possiamo cambiare noi, tutti insieme e ciascuno nel suo puccolo.

19.3.17

Dal secchio a ...

Sono sempre stata un po' San Tommaso, preferisco vedere coi miei occhi più che ascoltare ciò che mi raccontano gli altri e se ho un dubbio faccio mille domande prima di criticare.
Così, stanca di sentire persone lamentarsi sul: ma che si ricicla a fare, intanto poi buttano tutto insieme? ho deciso di indagare in prima persona.

Vi è mai venuto in mente di andare a vedere come funziona una discarica? O un centro di riciclaggio rifiuti? Sapete dove va a finire tutto ciò che gettate nei cassonetti? Io ho voluto scoprirlo.

Su facebook seguo parecchie pagine di vita zerowaste (residui zero), di riciclaggio, di minimalismo e compagnia bella e facebook - che normalmente mi propone pubblicità di prosciutti o viagra - per una volta ha azzeccato, suggerendomi la pagina di Murcia Ciudad Sostenible. Così ho scoperto l'esistenza di un Centro per il Trattamento dei Residui Solidi Urbani a 18km da Murcia città e senza sapere esattamente di cosa si trattasse, mi sono unita a una scolaresca in gita per andare a visitarlo.

La responsabile del centro è stata gentilissima ed entusiasta. Non sono molte le persone che scelgono di andare a scoprire cosa succede alla loro mondezza! Qunidi sono stata trattata come un'ospite d'onore. Mentre i bimbi facevano il loro giro con spiegazioni adattate a loro, io ho potuto scoprire dati più tecnici, curiosità interessantissime, sbirciare nella zona macchine e fare tutte le domande che volevo.

Non entrerò nei dettagli, ma dopo questa visita mi sento di dire che tutti i cittadini dovrebbero visitare un centro del genere (ce ne sono di sicuro di simili in tutte le città) e poi fare i conti con la propria coscienza.

Innanzitutto ho scoperto che vetro e carta vengono riciclati altrove, il vetro spedito in un'altra regione e la carta a un altro stabilimento. Nella vostra città sapete come funziona?
La plastica e l'indifferenziata (a Murcia non ci sono ancora cassonetti per l'organico) che arrivano in questo Centro vengono trattate per poi essere passate ad altre aziende che si occupano dell'effettivo riciclaggio (passo successivo: trovarne una da visitare). È anche attivissima una zona di produzione di biogas, un capannone dove robot rastrellatori aiutano a trasformare scarti di origine organica per il compost, la zona residui industriali voluminosi, la parte residui dell'azienda di birra locale e tanto altro.

A Cañada Hermosa si sono organizzati con un'aula didattica con una simpaticissima incaricata che cerca di interessare i motivare le scuole in visita, un trenino per fare un giro turistico e dei corridoi sopraelevati e chiusi che permettono di scoprire il processo di separazione residui nelle fauci dei macchinari.

Ma lo sapevate che ognuno di noi produce più di un kg di mondezza al giorno? Eppure c'è ancora tantissima gente che non sa come usare i cassonetti o semplicemente se ne frega.
A Murcia, a differenza di Roma, non ho mai visto cassonetti o cestini straripanti, eppure - per ciò che sento dagli alunni delle mie classi all'università - non tutti riciclano tutto, si accontentano magari di spearare il vetro, o la carta, e il resto tutto al cassonetto dell'indifferenziato.

Il problema fondamentale è che tutto ciò che viene buttato nell'indifferenziato, verrà sì smistato, ma non potrà essere sfruttato appieno, uscirà insomma dalla catena del riciclaggio. Verrà magari usato in altri modi (produzione di energia), ma perderà tantissime vite e farà perdere a noi e al pianeta tantissime risorse.


Io non mi sarei mai aspettata di trovare macchinari così avanzati, che smistano, selezionano, incanalano, separano, soffiano, scuotono. Una tecnologia davvero spettacolare che però abbiamo il dovere di aiutare.
Come?

Con le 3 R + 1!
Rifiuta - e non mi riferisco solo a dire di no alle buste di plastica, ma per esempio alla cannuccia in una bevanda (perché non comprarsi una cannuccia di acciaio da portare in borsa?), alla scatole e scatolette per il cibo take away (io giro sempre con i miei contenitori e buste di tela di varie dimensioni), a quelle buste fine fine in cui si è obbligati a mettere la busta al supermercato (avete provato a chiedere se potete portarvi le vostre buste o contenitori?). Cerca alternative ecologiche ad oggetti di uso quotidiano: basta bottigliette o posate di plastica, torniamo ai fazzoletti o tovaglioli di tela ecc

Riduci - evita di comprare prodotti incartati in mille strati di plastica, cartone ecc. Preferisci i vecchi e cari negozi che vendono cibo, saponi ecc sfusi. Compra la quantità di cibo necessario, imponiti di donare ad una ONG i soldi equivalenti al prezzo del cibo che butti perché lo hai lasciato scadere in frigo o perché ne hai preparato troppo. Lo so, lo so, siamo in un mondo che corre. Ma io dopo aver visto coi miei occhi un hangar pieno di buste di mondezza penso che sia nostro dovere togliere tempo ad altro e pensare alla Terra, che è la nostra casa e nostra Madre.

Riusa - sii creativo, pensa a cosa potrebbe servirti quell'oggetto che vorresti buttare via. (prossimamente su questi schermi, stendino mobile fatto con un vecchio ombrello). E se proprio non serve a te, a chi potrebbe servire? Pensa, pensa, pensa. Chiediti pure: ma perché mai ho comprato questo oggetto se poi non l'ho mai usato? Blocca gli impulsi consumisti, metti i soldi in un salvadanaio invece di comprarti l'ennesima magliettina o blocchettino e risparmiali per un viaggio.

Ricicla  - se proprio non c'è più nulla da fare, allora butta nel cassonetto giusto. Però questo deve essere proprio l'ultimo passo. Prima di arrivarci pensa ancora una volta: ci sarà qualcuno che raccoglie questo tipo di oggetti? Ti meraviglierai! Ho scoperto quest'anno che ci sono associazioni che raccolgono cellulari rotti, penne usate, francobolli. tappi di bottiglia di plastica e di metallo. Unisciti a una pagina zerowaste della tua zona o Paese, scopri come autoprodurre. Gioisci se infine non dovrai scendere a buttare la mondezza tutte le sere.

E poi informati, chiedi, esigi. Non lasciare che siano le istituzioni a decidere per te. Non lanciare commenti negativi o critiche senza avere dati certi. E cerca soluzioni per aiutare il tuo Comune, la tua città, il tuo paesino, perché la mondezza non la generano loro, la produci tu.

Per me è stato un onore essere accolta al Cañada Hermosa e spero nei commenti di trovare qualcuno che mi racconti che, motivato da questo post, ha deciso di contattare un centro simile dalle sue parti e come è andata la sua visita.





6.3.17

È passato un anno

È passato un anno, amica.
Un anno da quando te ne sei andata, eppure non ti ho lasciata.
Ti ho trattenuta qui, ogni giorno, ti ho parlato come se ci fossi ancora.

È passato un anno, amica.
E la mia vita si è un po' arenata.
Non ho accettato che te ne fossi andata.
Non sono neppure venuta al tuo funerale.
Ho fatto finta, per un anno, che nulla fosse cambiato.
Che tu magari tti fossi trasferita in un altro Paese, a cercare lavoro.

È passato un anno, amica.
E ho pianto ogni giorno.
Mi si è chiusa la gola e non sono riuscita a respirare.
Ho dormito poco e male.

È passato un anno, amica.
E mi sono ammalata per il dolore.
L'ho tenuto dentro, stretto stretto, per non separarmi da te.
Ma so bene che non era ciò che avresti voluto.

Così oggi verrò a salutarti.
Verrò ad accettare che non ci sei più.
Non qui.
Respirerò forte.
Piangerò una volta ancora.
E poi stanotte ricomincerò a dormire.
E a guarire.


4.3.17

La mia missione 2017 (febbraio)

Ecco qua il resoconto delle mie attività di febbraio

1) Da 5 anni avevo in casa un bottiglione da 5 litri in cui generazioni di coinquilini di varie nazionalità avevano versato i loro resti di olio di fritture varie.
Io non friggo, ma so benissimo che un solo litro è in grado di formare una pellicola inquinante grande quanto un campo da calcio e di rendere non potabile un milione di litri d’acqua (pari a circa la quantità consumata da un individuo in 14 anni). Inoltre intasa le tubature e causa problemi anche ai depuratori più sofisticati.

Finalmente, approfittando di una passeggiata, ho portato il boccione puzzolente e unto a un Ecopuntomovil, una sorta di camion che il Comune di Murcia mette a disposizione dei cittadini, in varie zone della città e in vari orari, così chi non ha la macchina e non può arrivare fino all' Ecopunto fisso, ha comunque la possibilità di smaltire rifiuti che non vanno nei cassonetti.

Ricordate che neanche quello delle scatolette di tonno o dei cibi sottolio va gettato nel lavandino. Spesso sento dire: ma è poco poco. Ed è sempre questa la logica sbagliata. Tanti poco sommati fanno un sacco di milioni.

Voi che ci fate con l'olio usato?

2) A Murcia quest'anno ha fatto parecchio freddo. Diluvio a dicembre, addirittura neve a gennaio. Così la fioritura degli alberi di arance decorativi (ma non potevano piantare aranci normali????) quest'anno è cominciata più tardi e ora ci ritroviamo con gli alberi carichi di arance amare che cominciano a cadere, ad essere pestate dalle macchine, prese a calci dai bambini, tirate dagli adolescenti.
Probabilmente la potatura era prevista per dicembre, ma non c'era frutta sugli alberi. Quindi magari ritardata e dimenticata. Attraverso la solita applicazione del Comune di Murcia ho mandato un avviso ed è già tutta la settimana che stanno procedendo a taglio e pulizia. È un peccato che queste arance non siano mangiabili, mi dicono per ragioni di igiene e di spessore delle radici. A quanto pare vengono usate come cibo per gli animali. Che bello sarebbe se le città avessero giardini con alberi da frutta pubblici, credo ci sia un progetto del genere negli Stati Uniti. Io quando ero piccola andavo con mio padre e mia sorella a raccogliere le ciliegie o susine all'EUR a Roma. 

3) Nel corso della sua vita fertile una donna usa in media 12000 assorbenti. A parte che ci sono sprovvedute che li buttano ancora nel water (e chissà dove pensano che vadano a finire - tampax, assorbenti, salvaslip, salviettine umide e qualsiasi altra cosa che non sia carta igienica devono essere gettati nel cestino, non nel wc), ma a parte questo poche si soffermano a pensare sulla quantità di residui - non riciclabili - che si producono solo per il fatto di avere il ciclo. Io da anni uso la coppetta, ma a volte per motivi vari non è la soluzione migliore. E allora per evitare gli assorbenti usa e getta infine ho trovato quelli lavabili. Cercavo una marca locale (perché voglio evitare quanto il più possibile le spedizioni e gli imballaggi) e assorbenti che fossero venduti sfusi, non in confezioni di plastica. Ed eccoli qua, di una marca spagnola (Aguas de Luna), trovati in un negozio vicino al lavoro. Lavabili, si asciugano velocissimamente. 
Sono comodi, forse funzionano meglio per chi non porta pantaloni bragaloni come i miei, perché nel mio caso si muovono un po', ma forse è anche farci l'abitudine. Esistono di vari formati, gradi di assorbenza, colori e fantasie. Sono anche abbastanza facili da autoprodurre se si sa cucire.





4) Dopo aver dedicato una domenica mattina a raccogliere tutte le bottiglie di plastica che trovavo sulla mia strada (in campagna), ne ho passata un'altra a raccogliere lattine. Due bustone intere, abbandonate fra i cespugli, lungo il fiume, accanto alle panchine. Vecchie e arruginite e nuove nuove appena buttate.
Ho cercato di raccoglierle facendomi notare, un paio di bimbi hanno chiesto ai genitori che facevo, altri mi hanno guardato e sorriso. Su facebook varie persone si sono offerte ad accompagnarmi nella mia prossima missione raccatta-mondezza. Fra l'altro a quanto pare queste lattine sarebbero anche rivendibili e forse non lontano da casa mia dovrebbe esserci un posto che le accetta. Vi aggiornerò.

5) Ho smesso di portare bottiglie di plastica al lavoro e ora ne riutilizzo due di vetro (di succhi di frutta grandi, da 1.5l e da 700ml) ricoperte con dei vecchi calzini, di quelli che arrivano all'altezza del ginocchio, per attutire gli urti. Ho una borraccia di alluminio, ma oltre a non essere il materiale migliore, l'acqua dopo un po' puzza. Il vetro è decisamente meglio.

Le bottiglie di plastica non andrebbero mai riempite di nuovo (la plastica comincia a deteriorarsi e ce la beviamo) e comprarne sempre di nuove è più costoso che il riempire l'acqua alla fontanella dell'università, oltre a essere uno spreco assurdo di risorse. Fra l'altro la plastica è un interferente endocrino e può causare svariati problemi ormonali. Siete disposti a mettere la comodità prima della salute?

Queste sono alcune delle mie azioni del mese di febbraio. Altre foto ed info le trovate qui su facebook.




12.2.17

La mia missione 2017 (gennaio)

Ci ho pensato tanto, quando tornavo a casa frustrata, perché mi chiedevano la mia opinione e poi facevano tutto il contrario, quando venivo addirittura redarguita perché avevo troppe idee.

Ho pensato che era questa città che non aveva più niente da darmi, che forse dovevo cambiare lavoro, che non andava bene tutta questa tristezza e senso di impotenza. Sono stati mesi davvero tostissimi, perché ho dovuto imparare a dire no e a smettere di preoccuparmi per decisioni che non posso prendere io. 

Ci ricasco a volte, cercando di fare la cosa giusta ed essere efficiente, ma non è apprezzato, allora sto imparando a canalizzare le mie energie su obiettivi diversi, a ricordami ciò che mi piace fare (aiutare gli altri), a focalizzarmi su ciò che effettivamente è il mio lavoro (insegnare, stare in classe) e dimenticare il resto.  














Così ho deciso di cominciare #Mimisión2017, una serie di idee e progetti per migliorare la città dove vivo e i posti che visito, in modo concreto. Cliccate qui se siete su facebook e vedrete le foto di alcune delle cose che ho cercato di realizzare.  Spesso la gente di lamenta di disservizi, cose che non funzionano, parla di idee che renderebbero la vita di tutti migliore, ma poi non si fa niente per metterle in pratica. 
Io ho deciso di provarci. Condivido in caso qualcuno volesse prendere spunto.

Riassunto del mese di gennaio

1) Ho scritto a un paio di aeroporti in cui non ci sono fontanelle e l'acqua del bagno è imbevibile (perché esce calda o piena di cloro). Mi scoccia dover comprare una bottiglietta d'acqua ogni volta che passo i controlli di sicurezza, non per la spesa in sé, ma perché non voglio usare plastica per quanto possibile. Porto sempre con me la borraccia, vorrei poter riempirla. Lo farò per tutti gli aeroporti per cui passo. I due aeroporti a cui ho scritto (via facebook - pubblicamente) mi hanno gentilmente risposto che prenderanno l'idea in considerazione durante i lavori di rinnovo. Per smuoverli un po' di più ho fatto il paragone con un altro aeroporto loro vicino (quello di Edinburgo) che aveva ascoltato i passeggeri e installato le fontanelle proprio appena passati i controlli.

2) In Spagna (come in Italia) al supermercato non ci sono le macchinette per restituire i vuoti (bottiglie di plastica, lattine ecc) come esistono in Germania, Svezia ecc. Però proprio pochi mesi fa qui a Murcia sono state istallate due macchinette in due supermercati fuori città, dei ragazzi hanno fondato un'azienda che le vende. Pur immaginando che loro stessi staranno facendo di tutto per diffondere l'idea, ho scritto a tutte le catene di supermercati spagnoli (via facebook - pubblicamente) che mi venivano in mente, mandandogli il link dell'articolo riguardante le macchinette. Mi hanno risposto tutti, chi più chi meno, ringraziandomi ed alcuni trasferendo le informazioni al supermercato della catena qui a Murcia, altri passandolo alla persona incaricata. Vedremo.
Mi sono anche unita online a un'iniziativa a livello nazionale che spinge appunto affinché si  instauri di nuovo la soluzione vuoto a rendere.

3) Raccolta tappi di plastica. La sto facendo già da un paio di anni e oltre a quelli raccolgo anche i tappi metallici di birra e barattoli, le bottiglie di plastica, le lattine. Il tutto lo dono a un rifugio per cani e gatti, che poi rivende i materiali riciclabili. Dato che io tendo sempre più allo zerowaste (no rifiuti), mi faccio portare queste cose da alunni e amici e poi quando ne ho vari bustoni viene una ragazza a prenderle. Almeno siamo sicuri che verranno riciclati. Guardate nella vostra zona, perché almeno per i tappi di plastica, ci sono associazioni ovunque che li raccolgono. Qui a Murcia ora si possono lasciare anche all'università e, nel mio caso, anche dal mio medico di famiglia.

Il comune di Murcia mette a disposizione dei cittadini una nuova applicazione che si chiama tumurcia, per segnalare problemi, mandare idee, dare opinioni. È facilissima da usare e, magia delle magie, ti rispondono. 
L'ho usata per le seguenti azioni

3)  Vado sempre a passeggiare lungo una viaverde, un sentiero accanto al fiume che passa per varie frazioni di Murcia, per campi di arance e limoni, con le montagne sullo sfondo. Lo abbiamo scoperto da un paio di anni e ci andiamo di domenica, ad ossigenare il cervello. Sono un sacco di km, c'è gente che passeggia, altri in bici o a correre, persone coi cani. Ma non ci sono panchine! In tutto ce ne sono 4, in 2 ore di camminata. Ho scritto al comune proponendo che ne mettano qualcun' altra. Che ogni tanto sarebbe pure bello podersi sedere e godersi il paesaggio.

4)  A Murcia c'era un frigo solidale. Lo aveva messo un signore fuori dal suo negozio e ci si poteva andare a lasciare cibo che poi chiunque poteva prendere. Era un'ottima idea perché così si evitavano gli sprechi e si aiutavano persone meno fortunate. Se per esempio qualcuno comprava il tipico pacchetto di yogurt da 4, ne mangiava uno e non gli piaceva, ecco, poteva lasciare gli altri 3 nel frigo. Noi ci avevamo lasciato parecchie cose le varie volte che svuotavamo il frigo di casa prima di andare in vacanza. Il comune lo aveva fatto togliere (anche multando il povero benintenzionato) e promettendo una soluzione alternativa. È passato un anno e niente, nessun frigo solidale comunale. Così ho scritto al Comune ricordando la loro promessa e gli scriverò o telefonerò (ti forniscono anche un telefono da contattare quando mandi un suggerimento)  ogni mese finché non si smuove qualcosa.

5) Ho segnalato che c'era un cartello stradale (che indicava un parcheggio per moto) divelto e buttato vicino a dei cassonetti. Dopo 2 giorni passando per caso ho visto in diretta che lo stavano aggiustando! Che soddisfazione! 

Piccole vittorie o almeno la sensazione che qualcosa possa smuoversi, che ci sono istituzioni che quantomeno si prendono la briga di leggere e rispondere. E se non lo facessero insisterei.
Perché è nostro diritto vivere in città pulite, comode, che offrano servizi, ma è anche nostro dovere rendere noto alle pubbliche amministrazioni cosa possono fare per mantenerle in buone condizioni e migliorarle quotidianamente.

Dunque fatevi sentire, scrivete, diffondete, insistete. 
Siate voi il cambiamento che vorreste vedere nel mondo.



9.1.17

La verità sul riciclaggio del vestiario

Per cominciare bene l'anno minimalista, ripubblico qui un articolo che avevo scritto per un altro progetto dato che per me il tema è quantomai attuale, soprattutto dopo gli eccessi consumisti natalizi (non miei, non più).

È da parecchio tempo che rifletto sul tema dei vestiti che non metto più.
Li scambio, li regalo, ma ce ne sono alcuni che sono davvero troppo rotti o troppo usati per recuperarli.
E penso: esisterà un centro di recupero e riciclaggio fibre tessili?

Ci penso e poi me ne scordo.
Oggi però sono incappata in questo articolo qui, che parla proprio di questo tema.
Il fashion veloce sta creando una crisi ambientale.

Avete partecipato alla campagna di H&M : La moda non merita di finire nei rifiuti?
Sarebbe un'ottima trovata, no? Porti nei loro negozi i tuoi vestiti usati di qualsiasi marca, in qualsiasi condizione. E loro ti danno un buono da spendere nei loro negozi. In teoria i vestiti così raccolti vengono riutilizzati, recuperati o addirittura usati per produrre energia.

Ma nell'articolo sopracitato un portavoce di H&M ammette che "Only 0.1 percent of all clothing collected by charities and take-back programs is recycled into new textile fiber" 
(solo lo 0.1 % dell'abbigliamento raccolto dalle organizzazioni benefiche e dai programmi di restituzione è reciclato in nuove fibre tessili)

0.1% ... cioè un capo ogni mille!

Che fine fanno gli altri 999 capi?

- Vanno alle discariche e producono, decomponendosi, metano e gas che causano l'effetto serra

I capi di vestiario non si trasformano in compost, perché a differenza degli scarti alimentari, le loro fibre sono state trattate, stampate, colorate, insomma hanno passato vari processi chimici.
Quelli fatti di fibre sintetiche, dunque anche parzialmente di plastica, ci metteranno centinaia di anni a decomporsi.

Allora, direte voi, meglio metterli nei contenitori di raccolta vestiti o darli alla Caritas o rivenderli a un negozietto di seconda mano. E mettersi a posto la coscienza, no?
NO!
Di questi capi di abbigliamento solo una minima parte finiranno a persone che davvero ne hanno bisogno o saranno effettivamente venduti per continuare il loro ciclo d'uso.

Una gran quantità di vestiario proveniente dai nostri Paesi ricchi, compattato in balle, verrà inviato in Africa, sommersa ormai da donazioni di abiti di pessima qualità, che invadono i mercati locali e sovvertono le economie locali, o in India, agli inceneritori che inquinano aria ed acqua. 



L'unica VERA soluzione è smettere di comprare. 
Ma come, e tutti gli operai e le commesse rimarranno allora senza lavoro mi ribattono. 
Beh, quello è un altro problema che deve essere affrontato a parte.
Non esiste solo l'economia del consumo di oggetti.
Non salviamo i bambini poveri dell'India comprando i prodotti del loro lavoro pagato pochi centesimi al mese.
Non si può vivere e lasciar vivere, chiudendo un occhio e accettando soluzioni provvisorie. Bisogna fare di meglio ogni giorno. E che ognuno pensi ai suoi se e i suoi ma, e cerchi risposte sensate.

Non possiamo mantenere un ciclo di consumo e distruzione se il riciclo virtuoso non esiste.
Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questa catastrofe, il nostro pianeta non è usa e getta, non possiamo comprarne un altro in saldo.

Scegliete capi che durino, che vi piacciano davvero, non comprate solo perché ci sono i saldi, perché intanto costa solo un euro, perché me lo metto quando dimagrisco.
Imparate a cucire, a modificare, ad abbinare.
Date un'occhiata a pagine come BUY ME ONCE (comprami una sola volta), che si stanno espandendo internazionalmente e  che garantiscono che i loro articoli dureranno davvero una vita. Come era all'epoca dei nostri nonni.

E non usate lo shopping come valvola di sfogo per frustrazioni e arrabbiature, come contentino, come ricompensa del fine settimana.
Coi soldi così risparmiati io viaggio, vado a mangiare fuori, compro prodotti alimentari di migliore qualità.
Insomma, l'economia continuerà a muoversi anche se DITE NO alla centesima maglietta delle solite marche.
Non è facile e certo non si può realizzare di botto, ma la prossima volta che sarete tentati di comprare uno straccetto di maglietta, pensateci due volte, valutate le alternative, informatevi, condividete informazioni.

(E se parlate inglese ascoltate questo)

6.12.16

Ma che ci vai a fare a Dundee?

Ma che ci vai a fare a Dundee? Mi chiedono quelli a cui dico quale sarà il mio itinerario.
L'idea è usarla come base per andare a vedere qualche castello nelle vicinanze (questo per esempio), anche se sarà verso la fine del viaggio e sarò parecchio stanca, quindi non prendo neppure troppo appunti, in fondo un amico che ci ha vissuto mi ha detto che c'è poco da vedere. Eppure è la quarta città più grande della Scozia, boh!

La prima sorpresa è invece l'ostello in pieno centro, Dundee Backpackers, a 5 minuti dalla stazione degli autobus,  in un edificio del 1560 restaurato, un labirinto di scale che salgono, scendono e si incrociano, sale comuni e stanze misteriose, biblioteca, sala da pranzo con tavolo di legno, sala di lettura. Ci concediamo una elegante camera doppia, letti comodissimi che ci catturano subito, rinunciamo al castello e decidiamo che in questa città ce la prenderemo comoda.
Quello che mi dispiace di un ostello così bello è che sia popolato da giovani con lo zaino ma con zero voglia di socializzare. Nella grande sala comune piena di comodissimi divani - l'unica dove c'è internet -, una dozzina di ventenni curvi sul telefono o sull'ipad. Tristissimo silenzio tombale. (Ne avevo già parlato qui).

Io invece mi rintanerei nella sala lettura all'ultimo piano, dove internet non c'è, a leggere qualche libro della biblioteca seduta sulle comodissime poltroncine, facendo due chiacchiere ogni tanto mentre bevo una tazza di tè. Ma niente, tutti i bellissimi spazi senza internet sono vuoti.
Io finisco di leggermi The girl on the Train e lo abbandono sul tavolo della sala comune, sperando che qualcuno molli il cellulare e si immerga nelle pagine di questo libro che ha viaggiato con me dalle Orcadi (e chissà dove era stato prima).


















Quando ci siamo infine un po' riprese, decidiamo di uscire a bighellonare e ci rendiamo subito conto che forse avremmo dovuto prevedere più di una giornata in questa cittadina.

Innanzitutto scopriamo le statue, fra cui spicca lo Strathmartine Dragon (dalla leggenda di un drago, che poveraccio come sempre ha fatto una finaccia) di cui mi innamoro subito e poi varie altre che troviamo per caso, fra cui Desperate Dan, dei bei pinguinotti, una scimmietta furbetta, dei Lemmings e varie altre che ci perdiamo e che ho scoperto solo al ritorno guardando qui.













Siamo anche fortunatissime perché a Dundee proprio in quei giorni  per raccogliere fondi per la Archie Foundation (che si occupa di bambini malati, cercando di migliorare la situazione ospedaliera per loro e le famiglie) la città è stata riempita di Wullies e si può trovarli tutti seguendo il  http://www.oorwulliebuckettrail.com/ .

Oor Wullie è un personaggio dei fumetti scozzesi, un ragazzino furbetto e pestifero che ne combina di tutti i colori per guadagnare un po' di soldi. Il mio preferito è il Wullie Pirata, che mi ricorda me alla sua età, con la mia voglia di solcare i sette mari.

Ovviamente noi scopriamo solo più tardi di cosa si tratti, ma anche vagabondando senza meta riusciamo a vederne parecchi (dei 55 totali). A settembre poi le statue sono state vendute, raccogliendo la bellezza di £883,000!!!! Che dire, nel Regno Unito la solidarietà è proprio ad altri livelli!















Da Dundee vorremmo arrivare a piedi al Broughty Castle, che non sembra lontanissimo, ma camminando camminando arriviamo a un punto che non si può più procedere, e rinunciamo, sarà per la prossima volta. Andiamo alla ricerca di altri Wullie e ci sorprendiamo quando vari giovani maschietti sembrano anche loro a caccia, capendo solo dopo che cercano Pokemon.

Mi pento di non aver letto qualcosa di più su questa città, fidandomi delle opinioni altri, specialmente quando arriviamo davanti a uno spettacolare edificio gotico . È il Mc Manus, museo e galleria d'arte, che purtroppo è già chiuso.




















Alla prossima volta, Dundee, verrò più preparata!

CURIOSITÀ
A Dundee fu inventata la marmellata, da Janet Keiller.
Fino al 2031 dureranno il lavori di restauro del lungomare.
Dundee è stata la città che più ha votato YES per l'indipendenza scozzese, meritandosi l'appellativo di YES CITY.
Gli stadi di calcio delle due squadre della città sono a 100 metri l'uno dall'altro.


3.12.16

Ring of Brodgar - il cerchio di Brodgar

I do believe in an everyday sort of magic -- the inexplicable connectedness we sometimes experience with places, people, works of art and the like; the eerie appropriateness of moments of synchronicity; the whispered voice, the hidden presence, when we think we're alone.” - Charles de Lint

(Credo in una sorta di magia quotidiana-- l'inspiegabile connessione che a volte sentiamo con luoghi, persone, opere d'arte e simili; una misteriosa adeguatezza di momenti di sincronicità; una voce sussurrata, una presenza nascosta quando pensiamo di essere soli)















  
Scelgo casualmente questa citazione per descrivere il cerchio di pietre di Brodgar, poi per curiosità guardo su google chi è l'autore. Il primo titolo che mi viene fuori è The blue girl, e allora penso che c'è davvero una sorta di sincronicità o magia, e un altro libro da aggiungere alla mia lista.

Questo cerchio di pietre non sapevo neppure che ci fosse, lo scopro per caso una volta alle Orcadi. Lo potrei raggiungere facilmente il giorno che visito le Standing Stones of Stenness, è un miglio a piedi ma ci sono poche indicazioni e faccio marcia indietro.
Poi ne vedo delle foto sulle decine di volantini che ho preso all'arrivo e fortunatamente è incluso nel giro che fa il pullman che si prende per andare a Skara Brae.
  
Ed eccoci al cerchio, 104m di diametro, il terzo più grande del Regno Unito (quasi contemporaneo di Stonehenge), 27 pietroni ancora in piedi (dei 60 originari). Si tratta di un henge atipico, costruzione architettonica circolare delimitata da una struttura in terra di confine, che raramente include cerchi di pietre. Questo Ring è un'eccezione.

Circondato da colline e oggigiorno da Lochs  (in passato da paludi), il Cerchio era parte di un complesso neoliticomolto  più grande, che includeva il Ness of Brodgar, un sito  di 2.5 ettari, in cui sono ancora in corso scavi archeologici aperti al pubblico

A parte le informazioni di carattere storico-turistico, quando arriviamo il cielo si fa scuro, sembra che stia per scatenarsi una tempesta e casualmente leggo di una pietra caduta, colpita da un fulmine e spaccata proprio il giorno che nacque mia sorella (fulminata come lei). Non c'è riparo, solo silenzio di lampi in attesa.
Mi da l'impressione di essere in un centro di raccolta di fortissime energie, forse un tempo un luogo di raduno? Un gigantesco orologio o mappa di segreti indicatori celestiali? Un osservatorio lunare chissà?

Le teorie a proposito sono davvero tante (date un'occhiata qui), ma la più interessante secondo me è quella che vede le Standing Stone of Stenness come rappresentazione della vita, e il Ring of Brodgar come simbolo del passaggio ultimo, della morte. La processione fra queste due tappe mistiche indicherebbe un viaggio simbolico, il rispetto per gli avi, e la celebrazione delle tappe fondamentali dell'esistenza: il ringraziamento, la creazione di una famiglia, il sacrificio ed il lavoro, la comunità, la sacralità.


















Consigli di viaggio: noi non avevamo la macchina - e consiglierei caldamente di affittarne una per girare molto di più - quindi abbiamo preso un pullman della Stagecoach - disponibile solo d'estate. Sosta al cerchio una mezzora, sufficiente ovviamente, ma sarebbe molto più bello visitarlo quando non ci sono altri turisti. 
Cercate di incastrare la visita con gli orari di apertura del Ness of Brodgar (quando ci siamo state noi gli orari non erano però disponibili online, solo appesi sul cancello fuori dal sito archeologico)

2.11.16

Global Walk for Ataxia - in cammino per l'atassia

Ricevo varie richieste di couchsurfing (se non sapete ancora cos'è, date un'occhiata qui e diventatene membri). Sono anni, anzi un paio di decenni e più, che viaggio e spesso sono ospite di perfetti sconosciuti.
Sono stata salvata tante volte dal dormire sotto un ponte o rimanere bloccata in un aeroporto o stazione.
Sono stata accolta, rifocillata, portata dove dovevo andare.

Ho conosciuto persone di tutto il mondo, scoperto costumi e tradizioni differenti, visitato angoli di città dove non sarei mai andata se non mi ci avesse portato qualcuno del posto.
Io a mia volta ho raccattato persone in aeroporti, aiutato erasmus confusi, cercato di accogliere chi ho potuto, aperto casa mia quando mi è stato possibile.

Ora ho meno tempo, perché sono tante ore al lavoro, ma quando su couchsurfing mi è arrivata la richiesta di Iain
1) era per il fine settimana
2) ho visto che è scozzese! <3
3) aveva una foto in kilt

Da lì avevo già deciso che gli avrei detto di sì, ma mentre aspettavo la conferma della coinquilina (che volevo fosse anche lei d'accordo), ho cominciato a leggere più dettagliatamente il messaggio che mi aveva mandato e non ho avuto più dubbi.
Ricevo richieste di persone che vogliono venire a Murcia il fine settimana a fare festa, uscire di sera, tornare la mattina dopo. Non è il mio genere di vita e gli auguro di trovare un divano in casa di qualche altro giovane studente che voglia fargli scoprire il mondo notturno qua in Spagna.

Iain invece è in Spagna per una ragione diversa. Ve ne parlo brevemente, poi potete leggerne di più sulla sua pagina http://www.kiltedwalker.com/ e anche sulla sua pagina facebook https://www.facebook.com/kiltedwalker/?fref=ts


 















Non sapevo cose fosse l'atassia prima di conoscere lui. Ecco la definizione che c'è sulla sua pagina:

Ataxia. It's like Multiple Sclerosis ganged up with Parkinson's, and played a dirty trick on Cerebral Palsy
(insomma, una sorta di mix di sclerosi multipla, Parkinson e paralisi cerebrale)

Iain è in Spagna da fine agosto. È partito da Girona (Catalogna) e la sua intenzione era di fare a piedi fino a Gibilterra, 900 miglia in kilt, per far conoscere la sua malattia e raccogliere fondi. 
Lungo la strada è stato ospitato da alcuni couchsurfer, ma ha anche dormito in spiagge o parchi.
In Spagna - più si va a sud ironicamente - non è facile trovare persone disposte ad ospitare, la gente è diffidente, forse anche per il fatto che non parlano bene inglese e tanti non sono mai usciti dalla loro regione.

Eppure solo poche decine di anni fa il mondo non andava certo così. Le porte erano aperte e l'ospite sacro, si condivideva il poco che si aveva e ci si sentiva a casa ovunque. Non c'era la paura di mi ruberanno il telefonino o il computer,  no, io sconosciuti in casa mai, e se poi è un assassino?

Io ho voluto ospitarlo, ho insistito che venisse quando voleva, che non avrei mai permesso che riposasse di pomeriggio in un parco quando poteva benissimo farsi un pisolino qui. Ho cercato in primo luogo di fare quello che mia madre mi ha insegnato: cucinare tutto il possibile e riempirgli la pancia.
Lavargli i vestiti. Poi concedergli il giusto riposo. Infine godermi una bella cena e chiacchierata scozzese.

Avrei dovuto insistere che rimanesse di più. Un giorno in più per portarlo a lezione e condividere coi miei studenti questa esperienza. Però fra Murcia e Almeria la strada non è facilmente percorribile a piedi e Iain aveva deciso di prendere un pullman, per poi continuare il suo cammino da lì.

Purtroppo la sua marcia è stata interrotta la notte di Halloween da dei balordi, che hanno cercato di rubargli la borsetta che si porta davanti al kilt (in cui aveva solo pochi euro). Vedendolo in kilt avranno pensato che era uno spagnolo mascherato, una preda facile in una notte in cui tutti si ubriacano.
Fortunatamente - ironia della sorte - Iain cammina con un bastone a causa dell'atassia ed è pure parecchio alto, quindi è riuscito a difendersi ed allontanarsi. Si è però fatto male a una caviglia.

Ha cercato rifugio nella hall di un hotel (NH Almeria, soprannominato NO HEART - senza cuore) da cui è stato scacciato in malo modo. Caro manager dell'hotel, avresti potuto chiamare la polizia, chiamare un'ambulanza, ma no, certe persone non hanno riflessi, né pietà o empatia. 

Quando ho letto cosa era successo sulla pagina facebook, Iain era già in aeroporto a Malaga - da cui il suo volo partirà solo il 24 novembre. Era il posto più sicuro e al riparo che gli era venuto in mente. Gli avrei detto di tornare a Murcia, ma sono un sacco di km di distanza.
Ho deciso allora che era mio dovere mettermi in moto per trovare una soluzione. Ci doveva pur essere qualcuno che avrebbe potuto ospitarlo almeno un paio di giorni, mentre si riprendeva. Dargli tempo di fare mente locale tranquillamente, per decidere il piano B.
Immaginatevi di essere stati (quasi) vittime di uno scippo, di essere stati malmenati in un Paese straniero, di non poter camminare, di non stare benissimo di salute ... non ce la facevo proprio a immaginarmi di lasciarlo lì, solo all'aeroporto di Malaga.

Selena, che conosco solo via blog e facebook da qualche anno, anche lei italiana residente in Spagna, ha accolto la mia richiesta di aiuto. È montata in macchina con suo figlio e si sono fatti 100km per andare a prendere Iain e portarselo a casa, in salvo. Questo favore, questa opera buona che lei ha fatto per Iain, è come se la avesse fatta per me doppia e le sono debitrice. E sono convinta che il karma poi ripaga. 

È nostro dovere rendere il mondo un posto sicuro. È nostro dovere aiutare chi ne ha bisogno.
Sono valori che vanno diffusi, contrastando il cinismo, l'apatia, la negatività.

Iain - nonostante la sua malattia - sorride sempre. È pieno di vita, di racconti, di parole gentili. 
A volte ci si scorda quanto siamo fortunati, siamo anestetizzati da notizie e disastri e diventano la normalità. 
Come se il mondo dovesse per forza andare così. 
Come se il nostro contributo non potesse cambiare le cose.

E invece possiamo. Con gesti semplici. Con gentilezze quotidiane. Con parole positive. Con un sorriso.



Note:
 Il cammino di Iain si sarà pure interrotto per ora, ma la ricerca per trovare una cura all'atassia non si interrompe. Se volete contribuire, Iain voleva raccogliere 1000 sterline ed è arrivato a 825 prima di essere interrotto. https://www.ataxia.org.uk/fundraisers/the-global-walk-for-ataxia
 


24.10.16

Crathes Castle e cosa farò da grande ...

Di Aberdeen quello che ci avevano raccontato era che è grigietta e, forse, una delle città più brutte meno turistiche della Scozia.

Quello che non sapevamo è che l'Aberdeenshire è il paradiso per gli amanti dei castelli e dovrebbe essere più famoso per il Castle Trai , un giro per varie proprietà gestite dal National Trust for Scotland, che però è  davvero poco pubblicizzati.

Guardo il depliant e vorrei vederli tutti, a cominciare dal Castle Fraser che mi ricorda il nostro amato Jamie Fraser di Outlander, però poi il tempo è tiranno e propendiamo per il Castello di Crathes, perché sembra che non pioverà e il castello è anche circondato da un bellissimo parco, 16,000 m² di giardini e boschi.

Robert the Bruce donò queste terre alla famiglia Burnett nel 1323, ma la costruzione del castello cominciò solo due secoli dopo, quando infine Alexander Burnett, sposandosi con la figlia illegittima di un pezzo grosso della Chiesa di Aberdeen, grazie alla ricca dote decise di far costruire il castello, poi ingrandito da Thomas Burnett, per fare spazio ai suoi 21 figli!!!!  Nel 1951 Sir James Burnett, tredicesimo baronetto di Leys, donò a sua volta in castello al National Trust. 
Torri, torrioni, scale che ti portano su e giù, sale che si susseguono e si incastrano in modo abbastanza labirintico, soffitti decorati, collezione di mobili e gallerie di ritratti rendono la visita molto interessante.














A quanto pare inoltre il castello è visitato da due fantasmi:  la Dama in verde, che passeggia per uno dei salotti con un bimbo in braccio (si dice che i resti di una donna e un bambino furono ritrovati sepolti sotto il caminetto di quella stanza) e che quando appare è segno di malaugurio per la famiglia Burnett, e il fantasma della While Lady, probabilmente una serva di cui un nobile Alexander era innamorato, avvelenata dalla madre di lui in sua assenza e che compare nel giorno dell'anniversario della morte della ragazza.



(Guardatevi questo video e godetevi l'accento scozzese di questo sexy signore in kilt)

I castelli del National Trust sono tenuti benissimo, le stanze piene di oggetti, mobili, ritratti, per ricreare l'atmosfera dell'epoca. Peccato non poter fare foto, avrei dovuto prendere appunti.
Al Crathes castle sono interessanti in particolare i soffiti dipinti con motti, proverbi, i nove Nobili (Davide, Giosuè, Giuda Maccabeo dal Vecchio Testamento, Giulio Cesare, Alessandro il Grande e Ettore di Troia del periodo classico, e Carlo Magno, Re Artù e Godfrey de Bouillon del Medioevo), che hanno un posto d'onore per il loro coraggio e qualità eroiche.
Nelle sale si possono prendere in prestito degli specchi, per guardare i soffitti senza farsi venire il torcicollo.

Sarebbero da fotografare anche le volontarie che gestiscono vari di questi castelli, attempate, magrissime ed elegantissime signore che sembrano anche loro far parte della decorazione.

















In molti però vengono al Castello solo per visitare i giardini. Un tripudio di fiori, piante, angolini nascosti, libellule, api che si ubriacano di polline di decine di tipi, uccellini, praticello che invita a camminare scalzi.
Un labirinto verde, un paradiso silenzioso, arlecchino di fiori che ti fa pensare: io in un ufficio non ci voglio lavorare mai più.

Le foto non rendono, guardatevi questo video (per un bell'esercizio di listening: presentatore che parla inglese perfetto e vari giardinieri e curatori del castello con le loro bellissime R scozzesi). I giardini infatti vanno ben al di là di ciò che noi siamo riuscite a visitare.




Fare il giardiniere sarebbe un'altra possibile opzione per il mio futuro, mi ricordo che ci pensavo già nel 2003 quando cercavo modi di poter rimanere in Scozia. Svegliarsi presto presto, l'apparente silenzio della natura, tagliare qua, pulire là, piantare, curare, tenere d'occhio. Con le calosce o gli scarponi, la salopette zozza di fango, i capelli spettinati che scappano fuori dalla coda. Sì, sono io. Già mi immagino al colloquio di lavoro a dire che ho esperienza, che pianto pomodori, peperoni, peperoncini e fagioli - e da quest'anno anche il basilico - sul balcone.

Però poi ecco, la folgorazione. Il lavoro che voglio fare davvero.
Un cartello ci indica che dentro una casetta accanto al castello c'è una woodturning demonstration.
Conoscevo la parola carving per intagliare il legno, ma qui si tratta appunto di farlo girare ed intagliare mentre gira, è la tornitura. Uno dei grampian woodturners sembra Babbo Natale e io sono già innamorata di lui e di quello che fa. Ho sempre desiderato avere piatti, bicchieri e utensili di legno, se vivessi in Scozia mi iscriverei al loro club e mi dedicherei a produrre stoviglie ecologiche ed indistruttibili.

Comincio a mandare CV?

INFO DI VIAGGIO:

Address: Crathes, Banchory, Aberdeenshire, Scotland, AB31 5QJ

Se volete visitare più di un castello vi consiglio di acquistare un Discover Ticket (questo) che vi permetterà di visitare (per 3, 7 o 14 giorni) tutte le proprietà (che volete) gestite dal National Trust.
In autobus non è fattibile, quindi il giro dei castelli lo consiglio se avete affittato una macchina

Ecco la lista dei castelli della zona, controllate bene gli orari di apertura e chiusura, secondo me organizzandosi bene si riesce a visitarne anche 3 in una giornata.

Spynie Palace (Elgin)
Huntly Castle (Huntly)
Duff House (Banff)
Delgatie Castle (Turiff)
Fyvie Castle (Fyvie)
Haddo House (north of Aberdeen)
Tolquhon Castle (North of Aberdeen)
Castle Fraser (Inverurie)
Drum Castle (West of Aberdeen)
Crathes Castle (Banchory)
Craigievar Castle (Alford)
Kildrummy Castle (Alford)
Corgarff Castle (Strathdon)
Balvenie Castle (Dufftown)

La visita ai giardini la consigliatissima dalla tarda primavera a inizi autunno, per godersi davvero i colori e la varietà di alberi e piante.