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18.7.15

Capriole

Quasi un mese senza scrivere.
È stato un luglio particolare, ore lavorative (e stipendio) ridotte, all'università a insegnare al massimo fino alle 2.30.
Ho una classe di gente tranquilla, normali, carini. Nessuno psicolabile.
Fanno i compiti, partecipano, tutti molto interessati, le 3 ore passano veloci, veloci, tanto che a volte mi sbaglio e mi devo mettere la sveglia per ricordarmi quando la lezione finisce.

I primi giorni però sono stata disorientata. Pomeriggi liberi? E ora che faccio?
Ero partita con un sacco di buoni propositi: allenamento, dieta crudista, studiare svedese.


È andata bene per qualche giorno, a mangiare i pomodori del balcone, fare 9km a piedi di ritorno dal cinema, comprarmi carciofi per merenda invece che bombe caloriche.

Ma a 40-45º il cervello va in tilt.
E i buoni propositi fanno una piroetta a 180º trasformandosi in: fare la siesta, mangiare gelati (vegani) e un sacco di altra roba, andare al cinema col tram a vedere qualsiasi cosa per approfittare dell'aria condizionata in sala (che io a casa non ce l'ho).


Le mie interiora soffrono per l'attacco di grassi, glutine e zuccheri.
Ogni giorno mi riprometto: da domani solo cocomero!
Ma poi c'è sempre qualcuno da salutare perché non lo vedevi da tanto tempo, un giretto in centro, qualche tapa, fa caldo, che ti vuoi far mancare un gelato?

Da brave suicide io e Marghe certi pomeriggi usciamo alle 5, sotto il sole a picco, sperando di dimagrire per evaporazione. Arriviamo in centro con pause cibo varie e, sarà forse un miraggio, ci ritroviamo nel bel mezzo di uno spettacolo di balli folclorici.
D'oriente dice il cartello.
Nizza, dice il tamburo di uno dei suonatori.
Vabbè, però ha ragione mamma, a Murcia esci per strada e ti trovi sempre una sfilata, una processione, qualcosa di non annunciato che ti sorprende.
Durante l'anno chissà quante me ne perdo, di queste manifestazioni estemporanee, con cinesine ginniche che si arrotolano le gambe intorno al collo, draghi con le mani di Mickey Mouse, coreografie di asiatici-francesi che sudano le 7 camicie.


Ieri era l'ultimo venerdì di lezione, la prossima settimana sono già gli esami.
In classe stiavamo parlando di sogni, di chi avrebbero voluto essere per una settimana se avessero potuto scegliere: Obama, un compositore che non conosco, Peter Griffin, un'aquila ...
Manco a farlo apposta l'ultimo a rispondere dice Sean Connery. 

Gli dico: così potresti metterti un kilt, vero? - e rido sotto i baffi.
Ho la lezione sulla Scozia preparata per l'ora successiva. 
Il kilt è proprio lì, in una scatola davanti a me. 
Certo - dice lui.
A volte ciò che si desidera diventa realtà in 4 e 4 8.
Tiro fuori baracca e burattini e fra gli applausi della classe e con sottofondo musicale di cornamuse, trasformo l'alunno in scozzese, tanto che lui vorrebbe addirittura togliersi i pantaloni.


Da lì risate a go-go e foto ricordo con minacce di accoltellamento se non fanno i compiti.

13.6.15

La scuola è finita ... andiamo in pace!



Oggi fa calduccio  e mi è tornato in mente quando, 15 anni fa, mia cugina e suo marito erano venuti in viaggio di nozze a casa mia, qua nel deserto. Murcia gli piaceva tanto, nonostante i 40º-45º, e Alessandro amava particolarmente i granizados, che non sono proprio granite ma quasi. Così mentre noi dormivamo la siesta lui usciva sotto il sole cocente per andare a prendersi un granizado.

Loro non parlavano spagnolo e proprio qui nella regione in cui tutte le S scompaiono (i murciani fanno economia di consonanti) Ale e il gelataio non si capivano:

Ale appiccicava le S a ruota libera alla fine delle parole che aveva imparato:

- QUIEROS UNOS GRANIZADOS.

¿Cuántos? - gli rispondeva il gelataio. (Unos in spagnolo infatti significa 'alcuni, dei')

E lui un po' stizzito: UNOS, UNOS. (facendo segno con il dito).

Alla fine tornava sempre a casa con tres granizados, perché con il numero 3 si va sul sicuro, a Murcia lo pronunciano come in italiano.

Ora sono 15 anni che io sono qui e magari gli errori li faccio al contrario.
Parlo itañol e mi confondo, diciamo che in tante cose mi sto spagnolizzando.
Come molti saprete sono l'artista (con involuzione a livello disegni secondo asilo) dietro i fantastici Cuidadín e spesso rivivo le mie figuracce ascoltando di nascosto italiani in giro, che intanto mica lo capiscono che sono del Bel Paese.


DE PUTA MADRE

Questa espressione si impara subito, perché è sempre in bocca di tutti.
De puta madre, che figata, da paura, fantastico.
Ricordo il momento preciso in cui l'ho sentita per la prima volta, pronunciata dal vocione di un murciano conosciuto a un campo di volontariato. Io parlavo un po' di spagnolo e chiacchieravamo di quell'estate, di cosa avevamo fatto, di cosa avremmo fatto. Mi ricordo che gli avevo detto che dopo il campo di lavoro sarei tornata in Italia, per passare un po' di tempo con i miei, eravamo passati a parlare del cibo italiano che cucinava mia mamma e zacchette, DE PUTA MADRE.
Non gli sono partita di capoccia per miracolo.
Io odio le parolacce, soprattuto quelle che insultano la mia famiglia. Ma ha rischiato di brutto.

Occhio che non è lo stesso dire de puta madre che tu puta madre, questa seconda espressione sì che è un bell'insulto.



Poi quando facevo le ore piccole per il centro di Murcia quando ero una erasmus festaiola, mi capitava, tornando a casa all'alba dei morti viventi, di essere fermata sempre dallo stesso tipo, fatto e sfatto, che mi chiedeva sempre di 'dargli fuoco'. 
E io pensavo: poveretto, è davvero disperato, non riesce a uscire da questo tunnel di perdizione in cui si è ficcato. Anche perché io non fumo e non potevo immaginare che qualcuno mi prendesse per fumatrice e mi chiedesse da accendere.
Poi quando ho risentito 'sta frase in una discoteca ho pensato: oddio, ma 'sto dame fuego è qualcosa di sessuale, tipo 'cmon baby light my fire. Insomma suicidio o zozzerie?



La storia del seguro e seguramente mi fa ancora impazzire. Ma perché cavolo l'avverbio che deriva dall'aggettivo significa qualcosa di completamente diverso??????? Perché? Perché? Ci ho messo circa 10 anni a non confondermi più. Anche se quando ascolto seguramente c'ho ancora quel momento di scarto prima di realizzare che col cavolo che è sicuramente, anzi nella maggior parte dei casi, quando uno ti dice seguramente ti sta dicendo di no in modo gentile.

Cioè, mettetevi l'anima in pace:  seguramente ti chiamo, seguramente passo, seguramente ci vediamo ... vi stanno dando il due di picche, fatevene una ragione.
Per andare sul sicuro la parolina magica è seguro, sennò ciccia.



---- MAMMA SMETTI DI LEGGERE QUI ----

Poi ovviamente ci sono una lunghissimissima sfilza di errori pornografici, ma proprio tanti tanti.
Che poi cazo e cazzo si pronunciano pure diversamente, ma ti fa comunque ridere quando vai a comprarti la prima e unica pentola per la tua casetta erasmus e vedi 'cazos' da tutte le parti.

Ti fa pure ridere che gli attributi intimi maschili e femminili in Spagna vengano chiamati con un nome del genere opposto, POLLA per l'uccellino, COÑO per la patata. Poi impari talmente tanti altri nomi per definirle che non ci fai più caso. Fino a quando sei in giro con un'altra straniera che per cena chiede un 'bocadillo de polla' (panino di cazzo, invece che di pollo) e allora ringrazi il cielo di essere veggie.

---- MAMMA PUOI RICOMINCIARE A LEGGERE QUI, o forse no ... ----


E nella vita di una prof. di italiano non sono solo gli alunni a confondere Buongiorno con Bochorno (afa), guarda il libro con riponi/ il libro (guardar in spagnolo =  mettere via), e a intorcinarsi il cervello pensando che salir significa uscire, subir significa salire e subire è sufrir ... no, no, pure tu farai le tue belle figuracce in diretta, e ovviamente saranno sempre delle pornofiguracce.

Perché se tu dici TOCCA A TE in classe, il tuo studente principiante capirà TÓCATE, cioè toccati, onanismo didattico insomma. Che poi in spagnolo si dice TE TOCA, ma chi è che mi tocca???

Un sacco di verbi creano casini, tipo vado al mare Y ME BAÑO ... e certo che ti bagni, ovvio.
Ma bañarse non è bagnarsi, bensì fare il bagno. Però il verbo fare dopo 15 anni qua si finisce per perderlo e allora cominci a dire DOCCIARSI, COLAZIONARE, MERENDARE e vabbè, che ci si può fare?

C'era il padrone del ristorante dove lavoravo, che parlava itañol pure lui e per dire a uno dei nuovi camerieri spagnoli di portare le tovaglie in lavanderia gli diceva TOALLAS, che sono gli asciugamani e questo rovistava e rovistava in magazzino, alla ricerca dei fantomatici asciugamani.

E poi tutti gli altri casini culinari, olio = aceite, aceto = vinagre,  e uno legge il menù e dice: ma che schifo, pasta aceto, aglio e peperoncino ... e poi vogliamo un piatto di gambas, oddio sono cannibali! Ma noooo, le gambas non sono gambe, sono gamberi. E la pasta al burro (= asino) deve aver fatto inorridire frotte di ispanici (che poi un asino o una mucca, boh, che differenza fa!).

Insomma, oggi ripenso a tutti questi malintesi e a tutti quelli che vivono i miei studenti, però sono felice, perché per la prima volta nella storia ho promosso tutti! Tutti!!!! Certo ci sono stati una quindicina di studenti che non si sono presentati all'esame, ma meglio così, mi hanno tolto un peso, quello di bocciarli, hanno capito forse cosa mi aspettavo da loro e che non si erano impegnati abbastanza.

Ho ripensato pure al mio erasmus perché ieri, negli ultimi ultimissimi esami ce ne erano 3 di alunne il cui destino dipendeva dal mio voto. Tre future erasmus in Svezia, che piangevano prima e hanno pianto dopo l'esame. Ho ricordato me stessa, trepidante 16 anni fa, in attesa delle selezioni e di sapere se sarei partita. 

E ho pensato che sarebbe stato bello fare un video, del momento preciso in cui la vita di qualcuno cambia e non si può tornare indietro.






26.1.15

Di tette, squame e limoni.

C'era un tempo in cui lo stress mi faceva venire delle emicranie da ospedale.
Poi ho imparato a catalizzarlo, a non farmi tangere troppo da cosa mi succede intorno e ad essere più asociale sul lavoro. La situazione è indubbiamente migliorata, ma ci sono momenti che mettono a dura prova la mia resistenza.

La settimana scorsa è passata in un soffio valanga. Ci sono finita dentro e sotto perché abbiamo vari colleghi/e in congedo per gravidanza, malattia, depressione. Siamo rimasti in pochi, e neppure pochi ma buoni. Così gli esami, correzioni, cambi, riunioni, aule che mancano, che cambiano e tutti i tipici cavoli della vita di un professore si sono concentrati in 5 giorni e  mi hanno travolto in pieno.

Io mi faccio le spremute di arancia tutte le mattine, sto mangiando sanissimo perché 'sta storia di non comprare cose imballate in plastica mi sta obbligando a evitare un sacco di veganschifezze. Cerco di dormire più che posso, un sabato sera se sono stanchissima non me ne frega niente di uscire, me ne vado a letto alle 9 e dormo fino alle 7. Ci metto più o meno le stesse ore che ci mette il mio ipad a ricarcarmi.

Però, nonostante tutto, a volte la fatica si fa proprio sentire. Così per tutta la settimana scorsa ho avuto un mal di tetta che mi sentivo Afrodite A, l'amica di Mazinga Z, la spara tetta. Pensavo che l'avrei sparata da un momento all'altro e avrei fatto esplodere le classi, le cartelline di esami da correggere, i turni di colloqui orali. BOOM! 
E poi mi è venuta una macchia rossa di dermatite sullo stinco sinistro, che so che qualcuno direbbe che è un innegabile segnale che sono stata rapita dagli alieni, ma secondo me è proprio la fatica.

Ho evitato di pensarci tutta la settimana, portandomi appresso la tetta bionica e le squame ben nascoste e pregando che finisse.
È finita.

Mangiarmi un ananas fresco intero ha risolto il problema tetta (altro che antiinfiammatori!). 
Crema idratante e ore di sonno risolveranno il problema pelle di serpente.
Per tutto il resto non c'è Mastercard, che a me fare shopping non serve a rilassarmi, anzi.

Per tutto il resto c'è una passeggiata nei campi, che stanno a 15 minuti da casa mia, e dove incredibilmente nei 15 anni che vivo a Murcia, non ero mai stata.
Murcia è bruttarella sotto certi aspetti, poco curata, un po' sciattona.

Però poi ti regala degli angoli che ti fanno pensare: forse sono io che di solito non presto attenzione.

Non si vede bene, ma sui fili per stendere in fondo ci sono appese fili di bucce di arance e limoni. La prossima volta chiedo alla signora che ramazzava il giardino cosa ci fa.
 
Fra tanti palazzi nuovi resistono case così, coi panni stesi in giardino. Io ci vivrei.
 

Questa sembrava disabitata ... vado a chiedere quanto costa?


Balconi verdi!

E poi eccoli, loro, i miei amati, che sporgono dalle recinzioni per farsi rubacchiare.
Sapevate che cominciare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida con il succo di mezzo limone vi rimette in sesto? Aiuta ad eliminare le tossine, a depurare il fegato, a stimolare il sistema immunitario e che più ne ha più ne metta. Poi se i limoni sono pure gratis ...


E per finire un bel pezzo di tortilla vegana. Una ragazza dei nostro gruppo facebook veggie infine pare aver trovato ciò che le piace fare: cucinare su ordinazione usando ingredienti bio (che compra a un'altra ragazza del gruppo che ha un orto). Accetta pure baratti, pagamento in generi alimentari o altri oggetti che possono servirle.


E ora inizia un'altra settimana! Valanga in arrivooooo!

16.11.14

Quando il gioco si fa duro ...

Sarà che a casa mia non siamo molto da giochi da tavolo.
Da piccola avevo il Monopoli e più che un gioco la mia mente PaperondePaperoni lo usava come allenamento per un futuro da risparmiatrice. Credo che vivo in affitto e non mi compro una casa per il trauma delle tasse da pagare su Parco della Vittoria.
Giocavo a dama, e a volte a carte, ma in Spagna quando entravo nei negozi all'inizio non è che mi soffermassi molto a guardare la zona intrattenimento casalingo per i giorni di pioggia (che a Murcia sono tipo 10 all'anno).

Così fino al 2003, cioè 4 anni dopo il mio erasmus in Spagna, non ho scoperto lo sport nazionale spagnolo che si gioca da seduti. Il parchís.




È un gioco talmente famoso che c'era pure un gruppo musicale degli anni '80 che prese questo nome, questo qui



Arrivavo dall'Italia per venire a vivere in Spagna di nuovo dopo un anno in Scozia. Non era un bel periodo, era il momento in cui Murcia, da amore del mio erasmus, si trasformava in vita reale, e sapevo che avrei dovuto cercare un lavoro, farmi amici del posto, prepararmi per l'esame DELE di spagnolo, ambientarmi davvero.

E quale migliore strategia, aveva pensato il ragazzo con cui stavo all'epoca, se non immergerla, fresca fresca di volo dall'Italia, in una bella serata circondata da spagnoli campagnoli de la huerta, a giocare al parchís? E senza pietà, avevano scelto la versione da 6 giocatori invece che quella tradizionale da 4.



Come se questo fosse un gioco internazionale, come se non fosse abbastanza difficile capire quando mi parlavano 5 persone per volta offrendomi generi alimentari a me sconosciuti, quando la mia ora di cena era passata da almeno 3 ore e avevo il cervello in fiamme?

Mangia la pedina, salta, raddoppia, tira i dadi, doppio 6, esci, rientra, a casa. 

Il parchís io in Italia non lo avevo mai visto (voi?) e poi sono diventata pure una grande giocatrice e fan (inventando anche regole creative per poterci giocare in 2 con la mia amica Cla durante le 24 ore di volo verso l'Australia), però quella sera l'ho odiato.

Perché rappresentava tutto ciò che io non ero, era la prima barriera alla mia integrazione.
Ero circondata da gente che non conoscevo e che invece si conosceva da anni, avevano già giocato mille volte insieme, e io ero il pesce fuor d'acqua. Ero frastornata, stanca, avevo caldo, mi girava la testa.

Credo che per tutti quelli che emigrano c'è un momento in cui dici: cavolo, questa non sarà una passeggiata di salute. Quando infine, dopo aver visto il bello di un Paese, averlo amato più del tuo, aver fatto confronti in cui l'Italia aveva sempre la peggio, arriva il momento in cui capisci che in quel Paese forse ci rimarrai, e che ci sono tantissime cose che non sai e anche alcune che non ti piaceranno.

Il parchís e quella serata sono stati la mia epifania.
Imparare le regole di quel gioco e successivamente diventare la prof. incaricata dei tornei di parchís al campo-scuola dove ho lavorato a Valencia per 3 anni è stato come ottenere infine il visto per questo Paese.
 
Poi ce ne sono stati tanti altri di giochi, di regole da imparare, di malintesi e confusioni.
E infine sono andati scemando, e ora è domenica, è inverno, e come ogni domenica Murcia si trasforma in una città fantasma, perché sono tutti a casa a riprendersi dai bagordi di ieri ...
e allora ci vorrebbe proprio una bella partitina a parchís.

Qua trovate le regole in italiano, ma chissà se i tabelloni si trovano in Italia ... forse dovrei avviare un import-export?

12.11.14

Figlio di ...

In ogni famiglia che si rispetti ci sono paure ataviche che si tramandano insensatamente di generazione in generazione.
Nessuno si chiede mai il perché, finché non ti ritrovi a vivere con qualcuno che della tua famiglia non è, e allora ti prendono per matto.

Io da piccola non avevo paura dell'uomo nero, né del buio, non temevo i fantasmi e i film dell'orrore mi hanno sempre fatto ridere.

Però ci sono due cose che quando torno in Italia mi si riaccedende la spia pericolopericolo:

- la pentola a pressione
- il gas

In Spagna ci sono voluti anni di training autogeno per eliminare questo retaggio culturale.

Qui la pentola a pressione è un elemento necessario della cucina tradizionale e non, sacrilegio dei sacrilegi ci fanno dentro pure la pasta.



 In Spagna, soprattutto in inverno, si mangiano un sacco di guisos, potajes, platos de cuchara, che altro non sono che zuppe varie, con legumi e verdure e l'immancabile tocino o osso di prosciutto per insaporire.
Un vero festival della puzzetta.

Io quando ho vissuto con spagnoli, non avendo mai visto una pentola a pressione, quando mi ritrovavo il tappetto in giro per la cucina, non sapevo cosa fosse e ci è mancato poco che lo buttassi.


A casa mia in Italia - e mi pare di capire che in tante case italiane - si raccontano orripilanti storie di pentole a pressione esplose, accecando cuoche o deturpando muri di cucine da nord a sud, da est a ovest. Insomma, ho capito che in Italia siamo tutti un po' bombaroli, e le fabbriche di pentole a pressione sono le stesse che producono i botti di capodanno.

Il gas. Altro tasto dolente. Una delle frasi più ripetuto da mia madre, a voce e per iscritto, è sempre stata: ricordati di chiudere il gas.
Come se sto gas, lasciato aperto da solo in casa, si divertisse a fare feste come un adolescente.
Mai come in Italia ho sentito storie di palazzi esplosi per la stufa a gas che perdeva, per il gas lasciato aperto, per la macchina del gas difettosa.
Quando sono arrivata in Spagna c'avevo lo scaldabagno a gas in tinello, orrore e terrore, e mi alzavo nottetempo per controllare che fosse spento.
Poi nella mia seconda casa, tragedia delle tragedie. Non c'era più il gas ciudad, cioè l'attacco diretto al gas. Era un appartamento vecchiotto e allora c'erano le fantomatiche bombonas.

È sì, cari miei, a Murcia in parecchi quartieri ci sono ancora le bombonas - bombole, una per il bagno e una per la cucina, e io, la prima volta che mi ha accompagnato un amico a comprarne una, ho sudato le 7 camicie a pensare a sta bombola che sciacquettava nel cofano.

Perché le bombole o te le vai a comprare da solo (le vendono ai distributori di benzina, ma dico io, siamo matti, c'è un incidente e salta in aria tutto ciò che c'è nel raggio di 30km!) o devi chiamare el butanero.

 

C'è anche un terribile video + canzone dedicata proprio alla mitica figura del butanero, io non la conoscevo - me l'ha fatta scoprire Mari Paz, quindi se vi viene il vomito è colpa sua -  eccovela qua, mettetevela a sottofondo della lettura!



I butaneros, o uomini che consegnano le bombole del gas, girano in furgoncini arancioni, vestiti di arancione e consegnano bombole arancioni, gridando: butanerooooooo per le strade dei quartieri meno chic.

 


Il butanero se non sei a casa quando passa a consegnare le bombole ti attacchi. Perché prima, quando Murcia era una città campagnola e tutti si fidavano, allora si lasciavano le bombole vecchie sul pianerottolo con una busta con i soldi per le bombole nuove, e quando tornavi a casa e il butanero era passato, infine potevi cucinare o farti la doccia.

Io sono sempre stata sfigata e ho vissuto un'estate senza bombole (e si può fare, fa caldo, doccia fredda, e si cucina poco) e poi purtroppo un inverno di butaneros latitanti, che io e la mia coinquilina per lavarci almeno i capelli riscaldavamo l'acqua in forno.

Così questa è un'altra ragione per cui non mi muovo da questo appartamento: ho il gas ciudad.
Niente bombole, anche se c'è lo svantaggio di dover pagare un minimo mensile anche quando uno non c'è d'estate. E ho tappezzato casa di cartelli di spegni lo scaldabagno quando hai finito di usarlo.
È sì, perché noi ci facciamo solo la doccia con l'acqua calda. Per il resto lo scaldabagno è spento, i piatti e le lavate generali si fanno con acqua fredda. Fosse mai che una fuga di gas ...

Curiosità linguistica:

In Spagna se un bambino somiglia alla madre, ma non al padre, si dice che è figlio del butanero.

Così mi è venuto in mente di chiedere in giro per il mondo chi fosse l'amante prediletto nei detti locali, per ora questi sono stati i risultati (se vivete in un Paese che non ho menzionato e conoscete il detto, fatemi sapere):

GRAN FIGLIO DI ...

Brasile: del vicino (filho do vizinho)
Bulgaro: del vicino (детето от комшията)
Italia: del postino, del lattaio, dell'idraulico
Finlandia: del postino (posteljoonin lapsi)
Francia: del postino (le fils du facteur)
Germania: del postino (das Kind vom Postbote)
Grecia: del postino, del lattaio
Polonia: del postino (dziecko listonosza) o del vicino (dziecko sąsiada)
Regno Unito: del lattaio (milkman's child) 
Romania: del vicino (fiul vecinului)
Slovenia: del postino
Svezia: del postino (brevbärarens barn)

 

(Immagini prese da internet)





10.11.14

Sex bombs e super machos

Ieri io e Marghe siamo andate a fare una passeggiata.
Mi lamento sempre che a Lubiana era così bello camminare, con le viuzze, le finestre, le mansarde, i graffiti. A Murcia ormai conosco tutte le strade tutte, i graffiti sono tag orribili, c'è un po' troppa monnezza in giro per i miei gusti. Però su, è novembre e fa ancora tipo 25º di giorno, non piove, non nevica, quindi usciamo a fare il pieno di vitamina D.

Decidiamo di andare verso nord-ovest e perderci nelle viuzze ed effettivamente arriviamo ad una piazza che non ho visto mai, la pioggia ci risparmia, giriamo per i vicoli e come al nostro solito urliamo.


Attratto dai nostri schiamazzi dolci vocine, ci placca uno spagnolo.
Ci sono vari generi di macho español, forse dovrei farne un post a parte, ma questo dedichiamolo a lui, il maschio pompato in tuta.

Ci blocca chiedendoci gentilmente se abbiamo bisogno di aiuto, gli diciamo che stiamo cercando di perderci di proposito.
Siete italiane? sì, ma viviamo a Murcia già da tempo, proprio ieri sera ho conosciuto delle italiane erasmus, fijo mio, c'hai 45 anni e ancora vai al rimorchio delle erasmus, aripijate ...

 ... ma niente, non ci abbandona. Si nota che è il tipico anabolizzantiacolazione, fra l'altro c'ha i due denti davanti spaccati o forse non ce li ha proprio, e io ho in mente la canzone fammi crescere i denti davanti, te ne prego bambino Gesù e non riesco a togliermela dalla testa.

(video della canzone per quelli come Marghe che sono degli anni '90 e non conoscono queste perle di Zecchino d'Oro).

Insomma, Mr Sdentato non ci molla, gli ripetiamo che vogliamo scoprire zone di Murcia che non conosciamo e allora lui, lampo di neurone singolo a girare nello spazio infinito, si propone di accompagnarci ... alla piazza principale della città!
In che momento, cocco bello, non hai capito che vivo qui da 15 anni?
Delusione nei suoi occhi.

Ma il neurone si rimette a fare spinning.

Ci comincia a raccontare di come per lui 3 cose siano importanti nella vita:
i fiori, i bambini ... e la terza non se la ricorda.
Il neurone ha già fatto troppo sforzo.

Poi cerca di ammaliarci dicendoci che lui le donne le tratta bene, che non urla mai, che le chiama cariño e amore, che le lascia pure uscire da sole, che ci vuole pazienza.
Gli do ragione, sì, sì, certo, fammi crescere i denti davanti, e lui mi dice: e che ne sai tu delle donne?

Ed ecco il guizzo finale del neurone.
Ci guarda, e bam: ma voi due siete una coppia, no?

Ed ecco che capiamo che non ce lo scolleremo di dosso, perché incarniamo la sua fantasia erotica domenicale-pomeridiana, di cui si vanterà poi in palestra.

Ma non vi preoccupate, ci rassicura, anche mia sorella è bisex e l'altra è lesbica.
L'ho capito subito che anche voi, perché ho visto lei (Margherita) con i capelli corti.

E vuole continuare a farci vedere Murcia, portandoci, udite udite, al parco dove c'è il museo taurino, quello delle corride, dei matador e dei poveri tori uccisi per capirci.
Nel frattempo si è ricordato qual è la terza cosa importante per lui: gli animali.

Cerca anche di venderci delle arance, perché si vede che oltre ad aver capito che siamo una coppia, ha capito che mangiamo pure un sacco di frutta. La porta pure a domicilio. Non finisce mai di sorprenderci.

Infine gli diciamo che dobbiamo proprio scappare, e insiste per darci due baci e ci lascia con una perla di saggezza:

non nascondete il vostro amore. Non a me.
E su, datevelo un bacio!

Oggi nelle palestre di Murcia si parlerà dell'italiana coi pantaloni bragaloni che vive a Murcia da 15 anni e della sua giovane fidanzata o amante dai capelli corti, che a Murcia ci vive solo da 1 e un po', e quindi la piazza centrale della città decisamente non la conosce. Siamo delle vere sex-bomb.




8.11.14

L'importanza delle misure!


Ieri sera cenetta fra italiane.
Io prima di vivere con Marghe non parlavo neanche più italiano, tanto che quando l'anno scorso è arrivata facevo fatica a esprimermi, vivevo in una continua parafrasi di me stessa, le nostre conversazioni erano cruciverba:

- ... quella barra di metallo che circonda il balcone ...
- Ringhiera?
- Sì, ecco.

Poi ogni tanto incontravo Viviana per strada, lei è un'altra di quelle che è arrivata a Murcia e ci è rimasta, per caso (e nel suo di per caso ci ho messo un po' casualmente lo zampino io, se un giorno si pentirà mi fischieranno le orecchie). E rincontrandoci proprio un paio di settimane fa abbiamo detto:
Cenetta? Perché no? Quando? Dove?

Alla fine tam-tam via facebook, altre murcitaliane aggiunte alla conversazione, che per quante eravamo pareva che avremmo riempito la pizzeria intera, che è un posto piccolo e manco accetta prenotazioni.

Poi però la murcianità si è impossessata di molte, e si vede pure in queste piccole cose.
Alcune, le più giovani, sono state intrappolate in una festa universitaria cominciata all'ora di pranzo. Chissà se saranno tornate a casa ...
Altre all'ultimo momento non potevano perché ... , cosa che a Murcia succede continuamente.

Gira che ti rigira eravamo quelle che abbiamo cominciato la conversazione più una, poche ma buone, e casualmente tutte prof. E ci siamo viste per una stereotipica serata italiana, pizza più gelato.



Che c'è Giusi che vive qua da più di me, che all'inizio pensava che no, una pizza da sola non ce la faccio a mangiarmela, perché si è spagnolizzata e qua le pizze si condividono, spesso prendono 2-3 pizze al centro, una fetta di questa, una fetta di quella, e infatti c'è pure il formato pizza familiar.
Ma poi circondata da noi si è ri-italianizzata, e la sua pizza se l'è mangiata tutta. E pure un gelatino, che c'è una nuova gelateria che li fa proprio buoni, e c'ha pure il cioccolato fondente al peperoncino, che è la morte sua.



E poi ce ne stavamo per strada a parlare, noi 5 e i nostri diversi livelli di mimesi culturale.
Perché io davvero ormai faccio fatica a distinguere cos'è spagnolospagnolo, cosa insomma in Italia non c'è, o è diverso. Magari lo noto in Italia, ma qua non ci faccio più caso, e ieri Miriam (che era qua lo scorso anno e ora è tornata) tira fuori il tema lenzuola e cuscini e all'improvviso mi ricordi quando ... appena arrivata in erasmus, sul mio lettino singolo mi ero ritrovata un cuscino così!



E io avevo pensato che era uno di quei cuscini che si comprano le donne che c'hanno le carenze di affetto e vogliono abbracciare qualcunosa di notte. Invece poi è un cuscino matrimoniale, di solito così alto e spesso che praticamente dormi seduto, ce l'ho pure a casa, e lo usa Marghe, sostituto non peccaminoso di fidanzato assente, con il vantaggio che non russa, non si muove, non ruba le coperte.



E quindi ci sono pure le federe per sto cuscino salsiccia, che te le vendono con i lenzuoli per il letto matrimoniale, e se tu hai due cuscini ti attacchi, e con la federona lunga al massimo ti ci fai un tubino.

E poi le misure, letti singoli da 80 o 90cm, (ma io sono convinta che il letto extra che abbiamo a casa è da 75, per rachitici insomma) e matrimoniali da 120, 135, 150, 160, con lunghezze varie. Un casino tale che i negozi ci scrivono pure post sulle loro pagine, tipo questo.

Io ho il letto matrimoniale che però non lo è, è una piazza è mezza o forse un po' di più, che in Spagna va molto, perché alla gente piace dormire, anche se poi la siesta se la fanno sul divano, che qua i fisioterapisti e ortopedici si devono arricchire co' tutte 'ste schiene martoriate da pisolini sul sofà.

E uno prima di andare all'estero non è che ci pensa che ogni Paese fa i letti come gli pare, tipo che in Svezia le coppie condividono il letto matrimoniale, ma non le coperte, ognuno c'ha il suo piumino, così di notte non si fa la guerra del tira di qua tira di là, e non entrano gli spifferi dal centro.

Io ho viaggiato con lenzuoli sempre troppo grossi o troppo piccoli, e ora gli acciacchi dell'età hanno reso il mio letto troppo duro, e allora hippy che non sono altro, ho preso un bel materassino dell'Ikea bello morbido, di misura 90cm (eredità di una ex coinquilina), e l'ho schiaffato sopra al mio letto da 135cm, così dormo con il dislivello e se di notte mi muovo precipito nella zona adibita a scrivania extra.



E buonanotte al secchio!




31.10.14

Il grasso e il bambino

Mattina di Halloween.
Suonano alla porta.
Vado ad aprire con il mio fantastico pigiamino corto coi cani e gli ossi.
Perché oggi fa ancora circa 30º.
No, nessun dolcetto o scherzetto.

Quando sono arrivata in Spagna Halloween non sapevano proprio che fosse.
Non che ora ne conoscano le origini o la simbologia, ma questa festa si è diffusa ovunque, perché per gli spagnoli ogni occasione è buona per uscire, bere e fare casino.

Ma ancora non siamo arrivati al ricevere scampanellate di bimbi alla ricerca di pillole di diabete.
Ad ammirarmi nel mio suddetto pigiamino è invece una signora che vende ...
biglietti della lotteria!

Sì, perché in Spagna la lotteria è una cosa seria.

Abbiamo sotto casa un negozio che vende biglietti delle varie lotterie settimanali, gratta e vinci, scommesse legali. Se faccio mente locale riesco a localizzarne altri 3 sul percorso che faccio ogni giorno.


I ciechi della ONCE (organizzazione nazionale ciechi spagnoli) vengono ironicamente assunti proprio per vendere biglietti della lotteria in piccoli chioschi che si trovano un po' in tutte le strade spagnole, e anche in banchetti mobili per strada, o girando per i quartieri con il loro mazzetto di biglietti e gridando 'para hoy, para hoy' (per oggi, per oggi).

Io non ho mai capito come si passi da essere venditore stradale a venditore seduto e fisso a un angolo a venditore in un gabbiotto. Da cosa dipenderà? Dal grado di cecità? 



Se penso a questa tre categorie a 200-300 metri da casa mia ci sono due chioschi e in centro so esattamente dove sono i venditori fissi e girovaghi.

Io ho comprato una sola volta un biglietto della lotteria settimanale qui in Spagna. Ero alla fermata dell'autobus e dovevo spicciare 10 euro. Non c'era nessun negozio o bar aperto, solo il chiosco della ONCE. Ho vinto il reintegro, cioè il rimborso del prezzo del biglietto.

Ah, poi il primo anno al lavoro ho comprato un biglietto di una lotteria che organizzava un collega di lavoro per raccogliere fondi per non so che causa. E lo stesso anno un altro biglietto per una lotteria di beneficenza per uno dei rifugi per cani di Murcia. Poi mi sono resa conto che ogni gruppo, ogni quartiere, ogni centro lavorativo, ogni scuola, tutti insomma hanno la loro lotteria di beneficienza, raccolta fondi. Non sempre si vincono soldi, a volte anche una cesta de Navidad (cesto di Natale contenente perlopiù insaccati e un prosciutto intero, ma delle gambe di maiale presenti nelle case spagnole parlerò un'altra volta).

(Notare l'arto di maiale, che non può mancare, aaaaaaaa)

E poi ci sono el Gordo (il Grasso) e el Niño (il Bambino).
Che vi giuro che la prima volta che ho sentito la frase 
me ha tocado el gordo
nella mia testa l'ho tradotta letteralmente
mi ha toccato il ciccione

e ho pensato: chi sarà sto ciccione maialone che va in giro a palpeggiare le ragazze?????
Ma la frase significa:

ho vinto il premio più grosso, appunto il premio gordo.
Ci ho fatto pure uno dei miei disegnini CUIDADÍN
Il primo premio è di 4 milioni di euro, ma il premio è per BILLETE (biglietto) e quasi nessuno spagnolo compra un biglietto intero, bensì un DECIMO.
Il numero vincente viene estratto tutti gli anni il 22 dicembre, perché si tratta appunto della lotteria de Navidad (Natale), ma i biglietti sono in vendita già da luglio!!!



E ogni anno è un bambino della scuola San Idelfonso che estrae le palline con i numeri, in diretta nazionale dal Teatro Reale di Madrid e altri bambini che cantano i numeri. Una litania infernale che non finisce maiiiii!

El sorteo del Niño invece è l'estrazione del 6 gennaio, e in questo caso il primo premio è di 2 milioni di euro e i biglietti saranno in vendita da inizi novembre. Un biglietto intero costa sui 200 euro, un decimo quindi ne costa 20.

Gli spagnoli fremono, cercano i loro numeri fortunati, incrociano date di nascita, anniversari, chiosco preferito dove comprarli, venditore fortunato.
Scaramanzia pura.
Tutti a fare gli occhi dolci alla dea bendata.
Tutti a sognare di cambiare vita, ora più che mai in un Paese ancora in ginocchio causa crisi.

Dovrei mettere su un banchetto di cornetti della fortuna, che da queste parti non li conoscono.
Diventerei ricca.

25.9.14

Settembre, mese di ...

Come tutti i mesi di settembre mi vengono in mente un sacco di cose, di essere ordinata, di farmi schemi su schemi di progetti, di esami da passare, di allenamenti, ... di mettere a posto la scrivania per cominciare a  studiare indovinate un po' cosa?

 

SVEDESE. 
Ci ho già provato due anni fa, avevo cercato pure un prof , ma niente di fatto.
Stavolta allora uso un altro metodo.
C'è una pagina su youtube con un sacco di video Learn Swedish with pictures, frasi, verbi, presentazioni, suoni.
Quando sono a casa la metto in sottofondo, a ruota libera, senza sosta.
Non guardo come si scrivono le cose, e neppure il loro significato. Ogni tanto butto un occhio allo schermo, e collego le immagini alla parola. Ma non sempre.
Così cerco di riprodurre l'apprendimento di un bambino, che sente frasi su frasi, molte ripetute, e gli vengono indicati oggetti, ma non sempre.
Insomma, per ora so capire/ dire varie cose, le so pronunciare, ma non so esattamente cosa vogliano dire. Certo, parto avvantaggiata, perché ci sono tante parole simili all'inglese e al tedesco, quindi diciamo che sono come una bimba di 4-5 anni, già bilingue di altro magari.
Poi dopo questa overdose do un'occhiata veloce a come si scrivono le cose, le appunto su un quaderno, ma non le studio, sono là, non ho ancora deciso come affronterò lo scritto.

Poi c'è la questione ciccia!
Dopo i 3.5kg presi durante le vacanze, ora sono tornata alla mia solita dieta veganasana, con concessioni per il fine settimana, perché perché a Murcia, udite udite, hanno aperto un altro ristorantino vegano  https://www.facebook.com/eljardindelosdragones
Così mi faccio insalatone durante la settimana, e poi un giorno a settimana botta di vita: burger, salsicce, patate in varie salse, crocchette (mancano varie foto perché ci sono arrivata un po' affamata).


A Murcia come sempre a settembre piove per 2-3 giorni, e la città si allaga, perché il resto dell'anno non piove mai mai, e quindi i chiusini e gli scoli non se li fila nessuno e certi viali della città si trasformano in canali veneziani, la gente si fa prendere dal panico, non si esce di casa.
Io, che amo l'autunno che qua però non esiste, in questi rari giorni piovosi mi siedo in veranda con una tazza di tè, e sono gli unici momenti in cui riesco a stare ferma, a meditare.


Poi c'è il ritorno al lavoro, gli esami di inglese per 120 studenti, per molti dei quali come vedete qua sotto l'inglish è molto importante. Ne abbiamo bocciati il 70% credo, perché in Spagna purtroppo è così, molte persone credono di poter arrivare all'intermedio B1 richiesto per accesso a master e simili studiando una settimanella prima dell'esame.


Quest'anno causa epidemia di gravidanze fra colleghe siamo rimasti in pochi prof. e io, essendo una delle più veterane, ho infine un orario che mi piace. Uscirò ben due giorni a settimana alle 6 di sera, cioè, potrò aver un minimo di vita sociale pomeridiana, potrò cenare al mio amato orario nordico, vedrò tramonti non dalla finestra della mia classe.  
Ieri quando tornavo a casa dopo averlo saputo facevo i salti di gioia.


Poi per non farmi mancare nulla, e per solidarietà coi miei genitori che in Italia stanno affrontando i lavori a casa, ecco, serranda rotta, e tenuta su con manico di scopa. Calcolando che fino a una settimana fa faceva 45º immaginatevi che piacere non poter aprire e chiudere la finestra.

Ora emergenza rientrata, dopo quella dell'invasione di formiche, del computer che abbassava il volume da solo ...

Mica può andare tutto bene, sennò ci si annoia!

29.4.14

Feste spagnole: el entierro de la Sardina

Negli ultimi giorni è successo di tutto, che da una parte mi verrebbe da sotterrare la capoccia come uno struzzo, dall'altra penso, questa è la vita, vivo in Spagna, viva la fiesta.

Perché poi un giorno stai facendo un giro per strada, La Gran Via, e te la ritrovi bloccata così, con i gitani che ti chiedono quieres silla? (vuoi una sedia?)


E poi vai in centro ed è pieno di Nembo Kids over '60, con mantelli fuxia-dorati-argentati, gli occhiali con le lucette, le catenine trash, e circondati da gruppetti così, musica a palla, folla di ubriaconi e tutti che magnano e bevono e fanno caciara.


E tu sei coi tuoi genitori, che dopo 14 anni di assenza sono tornati a farti visita nel deserto.
Sí, perché questa volta, invece di venire fra giugno ed agosto che le temperature raggiungono l'inferno al cubo, grazie a Vueling infine il volo diretto Roma-Alicante li ha convinti a prendersi una vacanzina e ad esserci per un pezzo delle fiestas di Murcia.

Da queste parti vige lo stile voja de lavorá sartame addosso, e ogni scusa è buona pe' magna e beve e liarla parda (= fare casino), e allora i Murciani furboni hanno pensato bene di aggiungere una settimana di festa dopo le vacanze di Pasqua, ed ecco a voi le FIESTAS DE PRIMAVERA. 
http://es.wikipedia.org/wiki/Fiestas_de_Primavera_de_Murcia

Durante queste feste ci sono vari eventi più o meno folkrlalcolici, sfilate, fiumi di birra, gente in costume tradizionale, gente in costumi improponibili e vergognosi, strade chiuse al traffico, monnezza che si moltiplica, schiamazzi, comi etilici, e insomma, spagnolitudine a più non posso.

Così ho portato mamma e papà subito subito a mangiare a una delle barracas, che sono una specie di trattorie-osteriae all'aperto, montate in occasione delle feste, dalle diverse peñas huertanas della città (associazioni folkloriche-gastronomiche) e che durante le feste servono piatti della cucina tradizionale ... 

assicurandomi previamente che ci fosse qualcosa di vegano: paella di verdure, peperonata, patate al forno, ensalada de pimientos, insomma, di fame non sono morta.


Poi nei successivi due giorni eccoci testimoni del Testamento e del Entierro (Tumulazione) de la Sardina.

Queste feste simboleggiano la vittoria di Don Carnevale su Doña Quaresima, e come in tante altre parti d'Europa sono le feste scacciainverno (anche se qua non esiste),  pagane, mitologiche, del fuoco.
E i nembo kids di cui sopra, e i tizi vestiti a righe sono appunto i membri dei gruppi Sardineros:
da Apolo a Morfeo, da Neptuno a Saturno, questi gruppi movimentano la città con sfilate carnevalesche, rumorose, ludiche, disordinate.

Noi abbiamo assistito a parte della lunghissima sfilata che portava la povera sardina a leggere il suo pubblico testamento, e alla sfilate finale che si conclude con una pira su cui la Sardinona di cartapesta viene data alle fiamme e scattano i fuochi artificiali. 

Io avevo già vissuto queste feste precedentemente, ma è sempre un'assurda sorpresa vedere sardineros coi cappucci appuntiti e le fiaccole infuocate, nonnette ballerine addobbate di piume, donnine inguainate in calze contenitive che sballonzolano panzette come se non ci fosse un domani, uomini che tracannano birra e sbarellano dietro occhialoni al neon, puffi, peppe pig, supermario, ballerine di flamenco, mercedes, camioni pubblicitari di risolviamo il tuo problema con le emorroidi, streghe, saltimbanchi, trampolieri, nanetti, e chi più ne ha più ne metta.




Io e Margherita tra l'esterrefatto e il ma 'ndo viviamo, oddio guarda quella che coscie, andiamo a acchiappa un pallone, anvedi quello, anvedi quell'altro, fuggiamo, rimaniamo, e una serie di atroci commenti possibili solo perché nessuno ci capisce.

I miei genitori invece, intossicati dall'adrenalina festiva, dall'odore di fiori d'arancio e di birra, presi nel vortice degli spagnoli mangiasemidigirasole, e cullati dalla calca, ecco, si sono integrati benissimo.
L'anno prossimo me li vedo ad aprire loro la sfilata, Nembo Kid e donna piumata.

13.5.13

Sai che vivi in Spagna da anni quando ...

Oggi, come tutti gli italiani che si trovano all'estero fanno almeno una volta nella vita, riflettevo per l'ennesima volta sulla mancanza e sul mancato uso del bidè negli altri Paesi del mondo. E ho deciso di condividere le mie osservazioni con voi.

Ci siamo passati tutti, molti ne rimangono davvero scioccati, io fortunatamente il bidè a casa ce l'ho perché vivo in un appartamento vecchiotto (in quelli moderni non ce lo mettono più). Non ce lo avevo in Scozia, né negli USA, e neppure in Slovenia, seppur così vicina all'Italia. 
Certo ci sono soluzioni alternative, doccette, doccini, farsi la doccia, salviettine, ma io rimango affezionata al bidè, ora che non mangio neppure più la mozzarella e il gelato il bidè rimane lo stendardo della mia italianità.

Così quando vado a casa altrui sbircio sempre nei bagni, per vedere se il bidè c'è e soprattutto se viene usato e come.
Che venga usato nella maniera corretta lo dimostra la presenza di asciugamanetti e saponi intimi.
Che venga usato nella maniera scorretta lo dimostra l'assenza dei suddetti e la presenza di altri articoli, quali rotoli di carta igienica, prodotti delle pulizie, straccetti, calzini e mutande sporche e, nei casi più estremi e creativi, pesci rossi, piante grasse, e lattine di birra nel ghiaccio durante una festa.

Immaginatevi un po' la scena.
- non c'è più birra in frigo.
- è di là.
- di là dove?
- in bagno, nel bidè ...

Mi sono abituata a fare import-export di saponi intimi dall'Italia, a trovare gli asciugamanetti piccoli nel reparto asciugamani per mani e a disquisire di questo tema nelle conversazioni intime e a consigliare a ragazze, prese da frequenti attacchi di cistite, che forse è il caso che il pesce rosso lo tengano altrove e comincino a dare a questo sanitario la giusta importanza.

Ciò mi ha portato a riflettere su altre cose a cui mi sono abituata da quando vivo all'estero e in particolar modo in Spagna.
Alcune ormai le faccio anche io, per altre - come nel caso del bidè - escono fuori le mie origini altre. Alcune mi fanno sorridere e penso a quando i miei studenti di italiano in partenza per l'Erasmus le scopriranno in Italia all'inverso. Altre mi fanno venire il latte alle ginocchia, ma comunque ogni Paese ha i suoi difetti e se non volessi vivere in Spagna non ci starei a fasi-alterne dal 1999.

Quindi eccovi una minilista, che probabilmente capiranno meglio quelli che in Spagna ci hanno vissuto. 
Se vi va di aggiungere e commentare fatelo pure, i commenti sono aperti a tutti. Se non vedete il vostro commento comparire subito è perché ho il potere di moderare ed evitare spam!

Eccovi la mia top 30! 
Di alcuni di questi argomenti ne ho già parlato più dettagliatamente in vari posti, quindi vi metto il link, di altri ne parlerò in post futuri!

1) Mangiare patatine crik crok tutti i giorni (e metterci sopra succo di limone, pepe e olive se si vive a Murcia) ti sembra la cosa più normale da fare prima di un pranzo o cena con gli amici. Le patatine crik-crok ce le hanno nei bar de tapas e a me fanno pensare ai compleanni di V elementare.


2) La parola cagna (caña) smette di essere un insulto o un animale e si trasforma in una minibirretta fresca.


3) Cominci a mangiare semi di girasole a go-go manco fossi un canarino. Il reparto della frutta secca al supermercato sostituisce il reparto delle merendine che in Spagna (quasi) non esistono.


4) Ti perdi in infiniti dibattiti su cosa è meglio: la Nutella o la Nocilla, il Nesquik o il Colacao.


5) Mischiare vino e coca-cola e bere il calimocho in bicchieroni da mezzo litro è la forma di idratazione più comune del giovedì sera.

6) Se esci a cena un fine settimana non sarà mai prima delle 10 di sera.

7) Ti abitui a vedere bambini svegli fuori coi genitori fino alle 3 di notte.

8) Smetti di credere che tutte le spagnole si vestano a pois e sappiano ballare il flamenco.

9) Ascolti la frase 'Studi o lavori?' in discoteca dalla bocca di uno spagnolo ubriaco che sta cercando di rimorchiarti. E capisci che gli italiani rimorchiano tanto perché ci sanno fare con le parole. Merito delle poesie che ci fanno imparare a memoria da piccoli?

10) Il giovedì, venerdì e sabato sera sai che i parchi e le piazze cittadine si convertiranno in luoghi di botellón e sembreranno mondezzai a cielo aperto. Vedere gente che fa pipì per strada come se fosse a un campo-scout non è così raro.

11) Se chiedi un bocadillo vegetal (panino vegetale) ci sarà il tonno, perché il tonno è una verdura.

12) A colazione niente cappuccino e cornetto, ma succo d'arancia e una bella similbruschetta al pomodoro con olio d'oliva a crudo.

13) Mangiare aglio a go-go non ti impedisce di sentirti sexy.
14)Ti abitui a mangiare biscotti dai nomi religiosi, tipo Galletas Maria e a riempire la valigia di Pan di Stelle quando torni in Italia. Sarà anche per questo che gli italiani rimorchiano tanto? Perché i nostri biscotti hanno nomi romantici tipo Abbracci, Batticuori, Incontri?

15) Cominci a chiamare tutta la pasta o 'macarrones' o 'espaguetis'.

16) Sacrilegio dei sacrilegi, invece di preparare il sugo al pomodoro, usi una scatola di tomate frito.

17) In pizzeria non ti fa più strano trovare la pizza hawaiana con l'ananas.

18) Vai dal cinese sotto casa a comprare il pane all'ultimo minuto.

19) Vai dal cinese sotto casa a comprare i litrozzi di birra o di vodka e simili quando dalle 10 di sera sarebbe proibito vendere alcool.

20) Non ti stupisce più vedere bambini e grandi comprare chuches (caramelle, caramelline, gelatine ecc) scegliendole 1 per 1 dai contenitori dei soliti negozietti cinesi.

21) Ti abitui a mangiare le lenticchie anche ad agosto, ma il 31 dicembre mangi 12 chicchi d'uva della fortuna, rischiando di morire soffocato la prima volta che lo fai.

22) Ti abitui a che i tuoi studenti ti diano del tu, ti chiamino per nome o per nomignolo e a uscire con loro di sera l'ultimo giorno di lezione e vederli tutti ubriachi.

23) Invece di dire Hola (Ciao) quando incontri qualcuno per strada, gli dici Hasta luego (A dopo) anche se sai benissimo che questo dopo non ci sarà. Io a questa qua ancora non mi ci sono abituata dopo 14 anni!

24) Il pomeriggio (la tarde) smette di significare le 4.30-5 e comincia ad identificare un orario indefinito dalle 6-7 in poi.

25) Almeno una volta ti è finita a bombola del gas mentre ti facevi la doccia e ti sei congelato per risciacquarti e hai maledetto i coinquilini che non ti hanno avvisato che stava finendo. Io dei motivi per cui sono così attaccata a questa casa è che non abbiamo bombole, ma gas diretto.

26) Hai mangiato frittata di patate a colazione, pranzo e cena. E i vegani spagnoli si fanno in 4 per riprodurre la tortilla de patatas anche senza poter usare uova.

27) A Pasqua le processioni, che la prima volta che ne hai vista una quasi scappi per la paura, non ti sembrano più sfilate del Ku Klux Klan.

28) Ti sono venute le vene varicose a causa del  brasero, il braciere elettrico che si mette sotto i tavoli in inverno per riscaldarsi. E ormai ti sei abituata alla vestaglia da bisnonno che i maschi spagnoli si mettono dopo le notti di passione invernali. (la vestaglia/bata)

29) Nacho (Ignacio) è un nome da maschio, non da patata messicana. Se una ragazza si chiama Maria Dolores,  la sentirai chiamare Lola, Loli, Lolita, Loles Doly, Maru. Chelu (pronunciato Celu) è Jose Luis, ma Chelo (pronunciato Celo) è Maria de la Consolación. E così via ...

30) La Vergine Maria in Spagna soffre di iperattività e fa mille cose. Ciò si riflette nei nomi delle femmine spagnole: Maria del Mar, Maria de los Llanos (delle pianure), Maria de la Sierra. Maria Sol, Maria Nieves. Maria Angeles, Milagros, Victorias, Rosario, Concepcion, Pilar. 

E il mio nome preferito di tutti i tempi, Maria de la O. All'inizio pensavo ci fosse una Maria per ogni lettera dell'alfabeto: Maria della A, Maria della B, Maria della C, poi ho scoperto che Maria della O è la Maria dalla pancia tonda, cioè Maria incinta.

Mi piacerebbe che gli spagnoli che vivono in Italia e gli Italiani che vivono in Spagna commentassero e condividessero aneddoti. Ripeto che non penso che un Paese sia meglio dell'altro, quindi non c'è bisogno che mi diciate se la Spagna non ti piace tornatene a casa tua.

Ironia, gente, ironia.