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8.6.16

Pagella

Questo quadrimestre è passato veloce e lento.
Non so se i miei giorni si sono arenati nella perdita di Carmen a marzo quando avevamo appena cominciato le lezioni,  forse è stato stranamente lungo per quello, vivere con il suo vuoto in classe, tutti i giorni. Però è già finito, 240 ore di lezione. Passate.

È stato un quadrimestre leggero e pesante.
Ho riso tanto in classe, ho preso a scrivere io delle domande quando quelle del libro non mi piacciono, e ne scrivo tante, a raffica, che ce ne sia una almeno che piace a ciascuno, che ognuno si senta di poter parlare. 
Però poi il fiume in piena chi lo argina? La classe si fa confessionale,  vengono fuori torrenti di paroloni, di dolore, di perdita, di paura e io divento di marmo fuori e di cera dentro, mi sciolgo nelle tragedie altrui, raccontate agli esami orali, quando la domanda era tutt'altro.

È stato un quadrimestre  di dubbi e risposte.
Il dubbio è sempre lo stesso da un po': ma mi va di continuare a fare questo lavoro?
Non amo le riunioni, né la burocrazia, né le scartoffie, esigenza di chi in classe non ci entra da secoli o non ci è mai entrato. Mi tolgono tempo e voglia e così divento un po' chissenefrega, se mi obblighi a farlo così non sarà un mio prodotto e non mi rappresenterà, dunque non mi arrabbierò se non va bene.

Poi però un alunno che pensavi che ti odiasse un po' in tua assenza dice ma lei è la migliore e un'altra ammette l'inglese non mi serve, io vengo a lezione perché ci sei tu.
C'è chi mi porta cibo vegano, chi mi manda messaggi per aver la mia opinione, come fossi Dotto e loro i miei nanetti. E così mi fregano di nuovo, resti vero?
Il prossimo quadrimestre sei qui?

Poi gli mandi i voti e ricevi la tua di pagella 

Here are yours:

Knowledge: 10
Enthusiasm: 10
Effort: 10
Rhythm: 10
Personality:10

Final Grade:10 (much expected)

It is not easy to attend a language course when you are in your mid forties. To me It's been a surprising pleasure to do it and you deserve all the credit for that.

Sometimes we just complain about things and forget to verbalize it when something positive comes along. Not this time.

Thanks again.



Svuoto la classe. Stacco i poster. Guardo i muri bianchi.
E mi scappa una lacrima e penso già alle lezioni del corso intensivo che verrà ...

Resto qui e per r-esistere ogni tanto me ne scappo via, in libri belli e terribili e anche un po' vegani (The year of the Flood, lo avete letto? E poi di Ethical Assassin, 600 pagine in un giorno e un occhio gonfio) e anche in città già conosciute quando ero prof agli inizi e non sapevo che lo sarei stata per così tanti anni.



Sarò a Valencia, per 3 giorni prima di tornare a Roma, i soliti incastri-toccata-e-fuga, sto diventando un'esperta, la valigia si fa da sola. I libri vengono con me, il pensiero a loro, alunni futuri ...




1.12.15

Il silenzio dei funghi




Per combattere la vita allo sbaraglio che come un cane bagnato e infangato ti corre incontro, ascolto video zen e leggo le vite di maratoneti e mi convinco che devo dare un ordine diverso alla mia routine.

Così mi faccio uno schema, delle cose da fare ogni settimana e le cancello con l'evidenziatore verde speranza o giallo limoni rubati nei campi, che quello è il compito della domenica. Poi la domenica sera lo strappo e ne comincio uno nuovo sul cartone della scatola dei digestive.

Voglio macinare km a piedi o vasche in piscina, per arrivare dove non lo so, per ora procedo.
Qualche settimana di sveglia alle 4, bello il mondo silenzioso e immobile e le mattine che durano una giornata intera, e mo' che faccio?

Penso di aver tutto sotto controllo, il processo di trasformazione in asceta è pressoche terminato.
Ma come diceva un mio prof all'università, non va bene essere eccellenti, vuol dire che non hai più niente da imparare, e allora mi faccio lo sgambetto da sola e mi avveleno.

Perché lo so che i funghi contengono simil lattosio, lo so che il glutine è uno degli ultimi nemici che vogliono strapparmi il passaporto italiano, lo so, ma mi faccio la pasta coi funghi, così, a secco, senza sugo, senza olio, e mentre i funghi cuociono penso ammazza quanto puzzano e il cervello registra l'informazione e fa harakiri.

Il giorno dopo ho la febbre, un mattone nello stomaco, di quelli arancioni porosi che spaccano i vetri nei fumetti e affondano i cadaveri dei mafiosi nei laghi. Per precauzione non vado in piscina e mi rintano nel letto, a smaltire la mia sbornia nell'immobilità di cetaceo arenato.

È forse il corpo che dice ferma, va bene, fatti pure gli schemi che vuoi, ma ci hai pensato bene? Dov'è che razzoli e arranchi, dove vuoi arrivare?
Ignoro le voci, risorgo di lunedì, ma lui, il corpo, c'ha tutti i suoi bei meccanismi per frenarmi e far correre la mente, invece di farla girare a vanvera come un mulino impazzito.

Sono in classe quando all'improvviso mi si ingolfa la voce, i polmoni chiudono bottega e comincio a starnazzare. Il giorno dopo la voce non c'è più, andata, e io me ne sto zitta tutta la mattina solitaria, poi vado al bagno e faccio una prova davanti allo specchio, ma no, la voce non c'è.

Però non sto più male e allora vado a lezione lo stesso, fiduciosa che magicamente alle 4 tornerà, invece alle 4 arriva Arturo er Camionista 3 pacchetti di sigarette al giorno, che sono io in tuta in versione svociata.
Gli alunni mi dicono ma i vegani non si ammalano mai, io pure lo penso, questo silenzio forzato deve essere altro.

Che poi mica ci vuole tanto a capirlo, se non hai voce, saranno gli altri a dover parlare, tu puoi al massimo fare le facce, scrivere alla lavagna, assentire, pollice in su, conto fino a 10 e poi ...
E così ascolto e imparo la mia lezione, che parlo troppo e sempre, e quando i polmoni collassano sono infine gli altri a parlare, senza interruzioni, e forse senza paura o soggezione.

Ascolto infine i miei alunni chiacchieroni, senza FRIEND non si dice FREE END, e tu che ne pensi? E ora passiamo ad un altro argomento.
È bello, per due giorni, farsi guidare, oggi quest'attività continua perché hanno un sacco da dire e non posso fermarli e poi li ritrovo fuori di classe che continuano a parlare, del condividere, del perché in un Paese apparentemente tanto amichevole e amicone come la Spagna, spesso regna un individualismo così rassegnato da far paura.

In silenzio assimilo anche un complimento laddove mi aspettavo una critica o della negatività, vengo a lezione, teacher, perché mi piace come insegni, perché qua imparo e metto in pratica - lui che la lezione precedente si era stressato e aveva sbottato.

In silenzio nessuno viene a cercarmi per raccontarmi pettegolezzi o malignità, perché non posso dire niente di rimando e mi scrollo di dosso un bel po' di negatività. 

Lezione imparata, la prossima volta tengo la bocca chiusa e così non ci entrano neppure funghi assassini.

Lo strumento più potente di un professore è la voce. 
Lo strumento più potente di un professore è il silenzio.

18.7.15

Capriole

Quasi un mese senza scrivere.
È stato un luglio particolare, ore lavorative (e stipendio) ridotte, all'università a insegnare al massimo fino alle 2.30.
Ho una classe di gente tranquilla, normali, carini. Nessuno psicolabile.
Fanno i compiti, partecipano, tutti molto interessati, le 3 ore passano veloci, veloci, tanto che a volte mi sbaglio e mi devo mettere la sveglia per ricordarmi quando la lezione finisce.

I primi giorni però sono stata disorientata. Pomeriggi liberi? E ora che faccio?
Ero partita con un sacco di buoni propositi: allenamento, dieta crudista, studiare svedese.


È andata bene per qualche giorno, a mangiare i pomodori del balcone, fare 9km a piedi di ritorno dal cinema, comprarmi carciofi per merenda invece che bombe caloriche.

Ma a 40-45º il cervello va in tilt.
E i buoni propositi fanno una piroetta a 180º trasformandosi in: fare la siesta, mangiare gelati (vegani) e un sacco di altra roba, andare al cinema col tram a vedere qualsiasi cosa per approfittare dell'aria condizionata in sala (che io a casa non ce l'ho).


Le mie interiora soffrono per l'attacco di grassi, glutine e zuccheri.
Ogni giorno mi riprometto: da domani solo cocomero!
Ma poi c'è sempre qualcuno da salutare perché non lo vedevi da tanto tempo, un giretto in centro, qualche tapa, fa caldo, che ti vuoi far mancare un gelato?

Da brave suicide io e Marghe certi pomeriggi usciamo alle 5, sotto il sole a picco, sperando di dimagrire per evaporazione. Arriviamo in centro con pause cibo varie e, sarà forse un miraggio, ci ritroviamo nel bel mezzo di uno spettacolo di balli folclorici.
D'oriente dice il cartello.
Nizza, dice il tamburo di uno dei suonatori.
Vabbè, però ha ragione mamma, a Murcia esci per strada e ti trovi sempre una sfilata, una processione, qualcosa di non annunciato che ti sorprende.
Durante l'anno chissà quante me ne perdo, di queste manifestazioni estemporanee, con cinesine ginniche che si arrotolano le gambe intorno al collo, draghi con le mani di Mickey Mouse, coreografie di asiatici-francesi che sudano le 7 camicie.


Ieri era l'ultimo venerdì di lezione, la prossima settimana sono già gli esami.
In classe stiavamo parlando di sogni, di chi avrebbero voluto essere per una settimana se avessero potuto scegliere: Obama, un compositore che non conosco, Peter Griffin, un'aquila ...
Manco a farlo apposta l'ultimo a rispondere dice Sean Connery. 

Gli dico: così potresti metterti un kilt, vero? - e rido sotto i baffi.
Ho la lezione sulla Scozia preparata per l'ora successiva. 
Il kilt è proprio lì, in una scatola davanti a me. 
Certo - dice lui.
A volte ciò che si desidera diventa realtà in 4 e 4 8.
Tiro fuori baracca e burattini e fra gli applausi della classe e con sottofondo musicale di cornamuse, trasformo l'alunno in scozzese, tanto che lui vorrebbe addirittura togliersi i pantaloni.


Da lì risate a go-go e foto ricordo con minacce di accoltellamento se non fanno i compiti.

13.6.15

La scuola è finita ... andiamo in pace!



Oggi fa calduccio  e mi è tornato in mente quando, 15 anni fa, mia cugina e suo marito erano venuti in viaggio di nozze a casa mia, qua nel deserto. Murcia gli piaceva tanto, nonostante i 40º-45º, e Alessandro amava particolarmente i granizados, che non sono proprio granite ma quasi. Così mentre noi dormivamo la siesta lui usciva sotto il sole cocente per andare a prendersi un granizado.

Loro non parlavano spagnolo e proprio qui nella regione in cui tutte le S scompaiono (i murciani fanno economia di consonanti) Ale e il gelataio non si capivano:

Ale appiccicava le S a ruota libera alla fine delle parole che aveva imparato:

- QUIEROS UNOS GRANIZADOS.

¿Cuántos? - gli rispondeva il gelataio. (Unos in spagnolo infatti significa 'alcuni, dei')

E lui un po' stizzito: UNOS, UNOS. (facendo segno con il dito).

Alla fine tornava sempre a casa con tres granizados, perché con il numero 3 si va sul sicuro, a Murcia lo pronunciano come in italiano.

Ora sono 15 anni che io sono qui e magari gli errori li faccio al contrario.
Parlo itañol e mi confondo, diciamo che in tante cose mi sto spagnolizzando.
Come molti saprete sono l'artista (con involuzione a livello disegni secondo asilo) dietro i fantastici Cuidadín e spesso rivivo le mie figuracce ascoltando di nascosto italiani in giro, che intanto mica lo capiscono che sono del Bel Paese.


DE PUTA MADRE

Questa espressione si impara subito, perché è sempre in bocca di tutti.
De puta madre, che figata, da paura, fantastico.
Ricordo il momento preciso in cui l'ho sentita per la prima volta, pronunciata dal vocione di un murciano conosciuto a un campo di volontariato. Io parlavo un po' di spagnolo e chiacchieravamo di quell'estate, di cosa avevamo fatto, di cosa avremmo fatto. Mi ricordo che gli avevo detto che dopo il campo di lavoro sarei tornata in Italia, per passare un po' di tempo con i miei, eravamo passati a parlare del cibo italiano che cucinava mia mamma e zacchette, DE PUTA MADRE.
Non gli sono partita di capoccia per miracolo.
Io odio le parolacce, soprattuto quelle che insultano la mia famiglia. Ma ha rischiato di brutto.

Occhio che non è lo stesso dire de puta madre che tu puta madre, questa seconda espressione sì che è un bell'insulto.



Poi quando facevo le ore piccole per il centro di Murcia quando ero una erasmus festaiola, mi capitava, tornando a casa all'alba dei morti viventi, di essere fermata sempre dallo stesso tipo, fatto e sfatto, che mi chiedeva sempre di 'dargli fuoco'. 
E io pensavo: poveretto, è davvero disperato, non riesce a uscire da questo tunnel di perdizione in cui si è ficcato. Anche perché io non fumo e non potevo immaginare che qualcuno mi prendesse per fumatrice e mi chiedesse da accendere.
Poi quando ho risentito 'sta frase in una discoteca ho pensato: oddio, ma 'sto dame fuego è qualcosa di sessuale, tipo 'cmon baby light my fire. Insomma suicidio o zozzerie?



La storia del seguro e seguramente mi fa ancora impazzire. Ma perché cavolo l'avverbio che deriva dall'aggettivo significa qualcosa di completamente diverso??????? Perché? Perché? Ci ho messo circa 10 anni a non confondermi più. Anche se quando ascolto seguramente c'ho ancora quel momento di scarto prima di realizzare che col cavolo che è sicuramente, anzi nella maggior parte dei casi, quando uno ti dice seguramente ti sta dicendo di no in modo gentile.

Cioè, mettetevi l'anima in pace:  seguramente ti chiamo, seguramente passo, seguramente ci vediamo ... vi stanno dando il due di picche, fatevene una ragione.
Per andare sul sicuro la parolina magica è seguro, sennò ciccia.



---- MAMMA SMETTI DI LEGGERE QUI ----

Poi ovviamente ci sono una lunghissimissima sfilza di errori pornografici, ma proprio tanti tanti.
Che poi cazo e cazzo si pronunciano pure diversamente, ma ti fa comunque ridere quando vai a comprarti la prima e unica pentola per la tua casetta erasmus e vedi 'cazos' da tutte le parti.

Ti fa pure ridere che gli attributi intimi maschili e femminili in Spagna vengano chiamati con un nome del genere opposto, POLLA per l'uccellino, COÑO per la patata. Poi impari talmente tanti altri nomi per definirle che non ci fai più caso. Fino a quando sei in giro con un'altra straniera che per cena chiede un 'bocadillo de polla' (panino di cazzo, invece che di pollo) e allora ringrazi il cielo di essere veggie.

---- MAMMA PUOI RICOMINCIARE A LEGGERE QUI, o forse no ... ----


E nella vita di una prof. di italiano non sono solo gli alunni a confondere Buongiorno con Bochorno (afa), guarda il libro con riponi/ il libro (guardar in spagnolo =  mettere via), e a intorcinarsi il cervello pensando che salir significa uscire, subir significa salire e subire è sufrir ... no, no, pure tu farai le tue belle figuracce in diretta, e ovviamente saranno sempre delle pornofiguracce.

Perché se tu dici TOCCA A TE in classe, il tuo studente principiante capirà TÓCATE, cioè toccati, onanismo didattico insomma. Che poi in spagnolo si dice TE TOCA, ma chi è che mi tocca???

Un sacco di verbi creano casini, tipo vado al mare Y ME BAÑO ... e certo che ti bagni, ovvio.
Ma bañarse non è bagnarsi, bensì fare il bagno. Però il verbo fare dopo 15 anni qua si finisce per perderlo e allora cominci a dire DOCCIARSI, COLAZIONARE, MERENDARE e vabbè, che ci si può fare?

C'era il padrone del ristorante dove lavoravo, che parlava itañol pure lui e per dire a uno dei nuovi camerieri spagnoli di portare le tovaglie in lavanderia gli diceva TOALLAS, che sono gli asciugamani e questo rovistava e rovistava in magazzino, alla ricerca dei fantomatici asciugamani.

E poi tutti gli altri casini culinari, olio = aceite, aceto = vinagre,  e uno legge il menù e dice: ma che schifo, pasta aceto, aglio e peperoncino ... e poi vogliamo un piatto di gambas, oddio sono cannibali! Ma noooo, le gambas non sono gambe, sono gamberi. E la pasta al burro (= asino) deve aver fatto inorridire frotte di ispanici (che poi un asino o una mucca, boh, che differenza fa!).

Insomma, oggi ripenso a tutti questi malintesi e a tutti quelli che vivono i miei studenti, però sono felice, perché per la prima volta nella storia ho promosso tutti! Tutti!!!! Certo ci sono stati una quindicina di studenti che non si sono presentati all'esame, ma meglio così, mi hanno tolto un peso, quello di bocciarli, hanno capito forse cosa mi aspettavo da loro e che non si erano impegnati abbastanza.

Ho ripensato pure al mio erasmus perché ieri, negli ultimi ultimissimi esami ce ne erano 3 di alunne il cui destino dipendeva dal mio voto. Tre future erasmus in Svezia, che piangevano prima e hanno pianto dopo l'esame. Ho ricordato me stessa, trepidante 16 anni fa, in attesa delle selezioni e di sapere se sarei partita. 

E ho pensato che sarebbe stato bello fare un video, del momento preciso in cui la vita di qualcuno cambia e non si può tornare indietro.






10.6.15

Ho perso la vocazione?

Culo sedere quadrato fisso sulla sedia, testa altrove.

È la fine del quadrimestre e, come al solito, siamo sommersi di cose da fare.
Mi è toccato pure mettermi i pantaloni funerale (nel senso che non me li metterei altro che per andare a qualcosa di tremendamente importante) perché avevamo un'ispezione durante gli esami del venerdì pomeriggio (quindi peggio di un funerale).

Così mi sono resa conto che non sono proprio fatta per questi salamelecchi di vestirsi bene e dare dell' Ustedes (Loro) agli alunni. Non ce la faccio proprio. Non so come in un passato lontano 20anni io avessi potuto pensare di lavorare in un'ambasciata, dove oltre ai pantaloni effetto salsiccia sicuramente avrei dovuto portare scarpe non da ginnastica. NO, NO!

Fortuna che i nostri esami dei corsi e le nostre prove di accesso agli intensivi estivi sono un po' più rilassate. Vengo in ciavatte e pantaloni hippy, che mio padre mi farebbe subito licenziare.

L'altro giorno un mio alunno mi ha fatto un bellissimo coming out nello scritto dell'esame, raccontandomi di suo marito (immaginario) e poi mandandomi una mail per dirmi cosa ha imparato da me come prof e da me come Cecilia. Lacrimuccia.

Vari altri alunni mi hanno scritto per dirmi quanto avevano imparato, come si erano divertiti, e insomma belle cose, proprio l'anno che pensavo che la mia vocazione all'insegnamento fosse scomparsa del tutto. Si vede che c'è ancora, ma è talmente inglobata in me che non la vedo.

Però ecco, ad allietare questa faticosissima fine quadrimestre poi ci sono i futuri alunni che pensano di non rivedermi mai più, perché non collegano  il fatto che io che gli faccio la prova di accesso poi potrei essere la loro futura prof.

Eccotelo qui dunque, uomo tatuato, baricentro basso, un ammazza dinosauri come amo definire il genere.
All'esame orale nervosissimo, livello terra terra, mi chiede di rifarlo più tardi.
Vabbè, so' pochi, tranquillizzati e ripassa.

Me lo ritrovo fuori dalla porta, infine pronto ad affrontarmi.

Prima domanda: che ti piace fare nel tempo libero?

- scrivere romanzi d'amore.

- romanzi d'amore? (dico io un po' interdetta, spiazzata, visto il suo aspetto non me lo aspettavo, mi valga la ridondanza)



Il tipo mi scruta per qualche secondo, per vedere se sono pronta alla prossima rivelazione:

No, vabbè, d'amore no.
Di sesso.
Erotici.
Sensuali.
Insomma HOT.
(ma pronunciato con quella gutturale aspirata più simile a una 'jota' che fanno gli spagnoli).

 Pensava di guadagnare punti?
Se lo sarà inventato perché quando il mio collega mi ha chiamata Cecilia, pronunciandolo in italiano, questo ammazzadinosauri ha capito Cicciolina?

Non lo so, fatto sta che è in un A2.1, io insegno normalmente dal B2.3 in su.
Gli mancano circa 8 livelli per raggiungermi.
Se fa un paio di corsi all'anno e li passa se ne riparla fra 4 anni.

Per quell'epoca chissà, forse avrò davvero abbandonato l'insegnamento e mi sarò data al Cicciolinamento.


(Gli altri Cuidadín li trovate qui)



21.3.15

Succede in classe # 4

Si parla di cose strane che gli sono successe, di oggetti strani che possiedono, di personaggi bizzarri, di esperienze fuori dal comune.

Li faccio parlare a coppie di un po' di tutto, poi faccio a tutti la stessa domanda:

Allora, qual è l'oggetto più strano o particolare che possiedi?

- Un antico forno a legna costruito 100 anni fa ...
- La bicicletta del mio bisnonno, che ancora funziona ...
- Una rosa a lunga durata (queste qua, che durano 6 mesi)
- ...
- ...

E poi è il turno di una - che probabilmente era stata con la testa fra le nuvole mentre altre 7 persone 7 rispondevano alla stessa domanda.

- ... Beh, di sera quando sono da sola a letto ...



Io, mente pura, non ho fatto nessun pornocollegamento. Il resto della classe sono scoppiati tutti a ridere. Lei voleva raccontare un' esperienza strana (qualche rumore nella notte, boh, dal ridere non ha neppure finito!), gli altri subito a pensare a oggetti porcelli! 'Sti spagnoli!

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Succede ogni quadrimestre: do da scrivere una mail formale per proporsi per un campo di  volontariato e chiedere informazioni. Sul libro c'è un esempio (che vediamo insieme), ci sono delle frasi utili e ci sono le istruzioni chiarissime da seguire: chiedi questo, specifica quest'altro, aggiungi quest'altro. Struttura rigida, preconfezionata, cioè, è praticamente fare un copiato modificato dell'esempio, non dovrebbero fare errori.

Ci ho messo 3 ore a correggere una quindicina di mail, voti che vanno dal 2 al 6, giusto un 7.

Io mi chiedo se davvero pensano che, nel mondo reale, potrebbero cominciare una mail formale dicendo:

- Voglio informazioni sul training, perché non so se posso farlo, dipende dalle date, perché forse sono in vacanza! (Voja de lavorà, sartame addosso!)
- Ditemi che animali si devono studiare, perché sono allergico a ... (ecciù!)
- Questo campo non mi preoccupa proprio, sono un campione di questo e quest'altro. (tutti superman e wonder woman!)
- Parlo questa lingua perfettamente ... (quando le istruzioni dicono chiaramente che il loro livello è A2) perché me l'ha insegnata una mia amica. (ah, menomale!)
- SONO IL CANDIDATO PERFETTO! (GRAZIE DI ESISTERE)

In questo caso non so se ridere o piangere!

20.1.15

Succede in classe # 3

 Ipnotizzati dal microonde

Io: Cosa fate quando volete rilassarvi e non pensare a qualcosa che vi preoccupa?
Studente: mi faccio un po' di popcorn. Girano e girano e girano e io non penso a niente.

Mannaggia ai pesci rossi, che non mangio pop-corn dal 2010.

Un po' di porno non fa mai male

A coppie devono raccontarsi un film che hanno visto.
Vedo 2 (donne) ridacchiare parecchio, poi si nota che una non capisce proprio cosa l'altra le sta raccontando.

Io: se non sapete qualche parola specifica, chiedete pure!
Alunna ridacchiando: Cecilia, come si dice prepuzio?

Occhi dei maschi della classe sbarrati!

Ma dico io, che cavolo di film vedete???
(Poi ho scoperto che parlavano del film francese Qu'est-ce qu'on a fait au Bon Dieu, in cui c'è una scena di una circoncisione)

Stanno troppo avanti

Stiamo facendo un ascolto sull'origine delle parole. Tipo, lo sapevate che arancia viene dal sanscrito e significa: veleno per elefanti?
Una delle altre parole era ketchup, dal cinese kê-chiap. L'ascolto ne fa lo spelling, perché ovviamente è diverso dalla parola inglese.
Stiamo correggendo l'esercizio è un alunno mi fa:

- Cecilia, ma il ketchup esiste da tanto tempo allora.
- Beh, sì, pare di sì.
- E allora perché nel listening parlano dell' iPhone? 'Sti cinesi!
- Whatttttt?

iPhone  aɪfəʊn
Hyphen (trattino fra le parole) /ˈhaɪfən/ 

12.1.15

Succede in classe # 2

Ed ecco a voi altre perle di saggezza dei miei alunni



XXXXXXXXXXXXXXXXXX

Giro per la classe ascoltando frasi sciolte, gli alunni lavorano in coppie.

Alunno che parla con un altro alunno sulle strategie per ricordare parole in inglese più facilmente: " io ho una memoria davvero buona. Quando Cecilia dice una cosa in classe io, se la sento in TV, mi ricordo subito cosa significa. Per esempio, l'altro giorno stavo vedendo un film porno ..."

O_o ... Ma che cavolo dico in classe?

XXXXXXXXXXXXXXXXXX

CLASSE DI LIVELLO B1.3 - INTERMEDIO

A casa dovevano leggere una storia vera di due alpinisti persi nelle Ande nel 1985 (ci hanno fatto pure un film, questo http://en.wikipedia.org/wiki/Touching_the_Void) e rispondere a delle domande.

Poi in classe c'era da fare un ascolto riguardante la fine della storia, con le solite domande vero/falso.

Una delle affermazioni era:
Some people have accused Simon of being selfish.

Chiedo per essere sicura che lo capiscano tutti: che significa selfish?

Guizzo di neurone suicida: Lo so! Lo so! Selfish, selfish! Si è fatto un selfish ed è caduto giù dal dirupo!

SELFIE /ˈselfɪ/   e se compro una consonante SELFISH:  /ˈselfɪʃ/

XXXXXXXXXXXXXXXXXX

Ogni quadrimestre faccio una lezione speciale sulla Scozia. 
Do a tutti una scheda in cui ci sono informazioni basilari, tipo estensione, capitale, lingue parlate, laghi famosi, inno nazionale, animale simbolo ecc.
L'animale simbolo della Scozia è l'unicorno.
E puntualmente ogni quadrimestre un alunno mi guarda interdetto e mi fa:
- "Ma Cecilia, gli unicorni esistono"?

Vabbè, basta crederci!


6.12.14

Succede in classe 1



Ho deciso di aprire questa rubrica di momenti tragicomici in classe, di solito li scrivo su facebook, ma finiscono persi fra le mille cose del mio muro, invece così, cari colleghi professori, quando vorrete morire, potrete sempre venire qui a ridere alla faccia mia ...

XXXXXXXXXX GIORNALIERA PORNOGRAFIA XXXXXXXXXXXXX

Classe di quasi pensionati. Inglese iniziale, che più iniziale non si può.
Stavamo vedendo i contenitori e contenuti.
Che significaaaaaa ...

A glass of wine = un bicchiere di vino.
A bottle of water = una bottiglia di acqua.
A box of chocolates = ?

Niente, nessuna risposta.
Faccio la mimica di box e di io che mi ingozzo di cioccolatini.
Sassi? Patatine? Biscotti?
Voglio morire. Sto sudando le 7 camicie. Con questa classe mi devo sgolare.
I neuroni rantolano.
C'hanno 60 anni e pare la prima elementare.

Lampo di genio, decido di farglielo indovinare in un altro modo:
Forrest Gump said life is like a box of chocolates ...
Spero che così lo capiscano.

Mi guardano ancora come se fossi l'aliena che sputacchia strane vocali.
Nun ce la faccio più, mi do per vinta. Faccio ciò che non vorrei fare mai.
TRADUCO.
E con una voce fra l'invasata e il condannato al patibolo grido in spagnolo:
lo que decía Forrest Gump, que la vida es una caja de CONDONES.

Lo dico e vorrei morire davvero, fulminata istantaneamente, mazzata da un dizionario fra capo e collo.
Cioccolatini = bombones
Preservativi = condones

Ho sbagliato parola!

Scoppiano a ridere tutti, e io con loro. Ma talmente tanto, talmente tanto, che mi cominciano a uscire le lacrime. Tantissime lacrime. Quasi mi strozzo. Bevo e mi esce l'acqua dal naso. Devo uscire dalla classe perché rischio il soffocamento.

Ecco, dopo quel giorno là non li ho più potuti trattenere, ogni scusa era buona per un po' di pornografia spicciola.

XXXXXXXXXX LA SIMBOLOGIA DEI SUONI XXXXXXXXXX

 Io amo la fonetica, quindi in classe facciamo spesso esercizi di pronuncia e con i simboli.
Insegno inglese a spagnoli, quindi è parecchio utile.
Oggi uno studente mi fa:

Cecilia, però questi simboli che hai inventato io non li capisco. Cioè, a che servono? Insomma, quando scrivo come devo scrivere?

Lo guardiamo tutti interdetti.

Lui continua: sì, questo alfabeto strano, insomma, ora mica mi posso mettere a imparare come scrivere un'altra volta.

Ci ho messo un paio di minuti a capire che 'sto tipo, da ottobre a oggi pensava che la fonetica fosse una nuova calligrafia. Inventata di sana pianta da me.

XXXXXXXXXX ALCOLISTI ANONIMI XXXXXXXXXX

Io: Cosa bevono gli italiani a colazione, ragazzi?

Alunna: Limoncello!

Altro alunno: no, il limoncello no, che è alcolico!

Alunna (sorpresissima): Alcolico? Noooooooo! Macché! Lo prendi a colazione e fa benissimo, me lo ha detto un amico, un bicchierino di limoncello caldo e cominci la giornata con tanta energia.

Ecco, magari a volte imparare le lingue è utile per capire la differenza fra succo di limone e limoncello. Il fegato ringrazia.





15.2.14

L'anno di un professore

L'anno dei professori (di inglese nel mio caso) è scandito dai semestri, trimestri, quadrimestri.
Da corsi di 2 ore o di 4. Dagli intensivi di luglio. Dai test di livello.
Da tramonti visti dalla finestra della mia classe perché lavoro sempre fino alle 20:00, da pranzetti davanti al computer in una sala professori che odora puzza dei contenuti dei nostri tupperware.
È un anno di denti lavati più al lavoro che a casa.
Di armadietto in cui accanto a librifotocopiegrammatiche eccoti un bel deodorante, maglietta e calzini di ricambio per le giornate lunghe e puzzose, pacchetti di uvetta, pistacchi, coltelloforchettacucchiaio. Tovaglietta da viaggio. Tè. Tazza. Arance.

L'anno dei professori (di lingue in generale) è segnato dai (famosi) livelli (del quadro comune europeo) che tocca insegnare. (Se non lo conoscete è questa roba qua http://it.wikipedia.org/wiki/Quadro_comune_europeo_di_riferimento_per_la_conoscenza_delle_lingue)

Ti ammollano l'A1 e finisci per parlare sempre in presente, a dire nice to meet you a destra e a manca, a sciorinare i colori, l'alfabeto, i numeri, i giorni della settimana stile mantra. È tutto un io sono e io ho, e piove o c'è il sole, e lei è alta e bionda e lui ha gli occhi marroni e è ciccione, manco fosse un casting per cercare moglie/marito.

L'A2 che sta qua in mezzo l'ho insegnato in italiano a spagnoli e in spagnolo a sloveni, in inglese mai. Ci ho circunnavigato intorno, una volta mi è capitato un corso di conversazione A2, frustrazione alle stelle, troppe poche risorse, troppe facce imbambolate, troppe domande interrogatorio. A2, non mi piaci, ecco, lo confesso. Sei un livello senza personalità e senz'anima, preferisco saltarti a piè pari, spero di non incontrarti mai.

Hai un B1 ed è tutto hobby e I like, I don't like, I hate e I prefer. E film, e cibo, e feste, e amici, e le mie giornate e il mio mondo sono così. Ma non mi stresso, perché non so parlare di cavoli più complicati, il B1 è un livello giuggiolone, don't worry be happy, siamo tutti amici e mi interessa tantissimo ciò che mi racconti. Very good, very interesting, oh really?

Passi al B2 e si fa tutto più complicato, ti cascano fra capo e collo criminalità, disastri metereologici, malattie varie, sopravvivenza nella giungla (sono espertissima!), immortalità e scienza.
Al B2 ci si fa la guerra degli I don't agree with you, ok, capisco, ma ...
E giù a punti di vista su questo e quello, sembra di essere presentatori ed ospiti di programmi di attualità, e in bocca sempre qualcosa da dire. È il livello dei professorienciclopedia.
Arancia viene dal sanskrito, naga-ranga, poison for elephants. Veleno per elefanti.
2 corsi di questo, da febbraio a giugno 2014, e il mio sapere si moltiplica.

L'anno dei professori (tutti, ovunque, qualsiasi livello) è un cielo stellato di alunni buoni, di quelli che ti fanno desiderare di passare la vita su youtube a cercare video sulle misure di sicurezza aerea presentate da un'elfa (cliccare qui per credere) o sugli undateables (persone con cui nessuno vuole uscire perché ... Mi sono fatta una cultura su Tourette e Aspergen ...), a casa o in ufficio ad assemblare frankensteincopie di articoli, esercizi, giochi, questionari, in biblioteca a scartabellare libri, grammatiche, eserciziari, a correggere e crocifiggere le composizioni di tanti e a sorridere dentro quando uno, infine, lo capisce cos'era ciò che volevi, ed eccola, la perfezione in A4.


L'anno dei professori di livello C1, in corsi tradizionali, con un libro tosto (NEF Advanced, I love you) è un po' la guerra a parole, si filosofeggia sul mondo e su se stessi, ci si guarda dentro e ci si specchia fuori, a un certo punto la realtà ti prende pure a schiaffoni e tu cresci, con tutta la tua classe. E si cambia, insieme.
Altri due corsi di questo, da lunedì prossimo a metà giugno, introspezione su temi che già conosco con alunni nuovi. Un altro passo in avanti, o di lato, o non so. Giocare a scacchi con i pensieri.

Ma un corso C1 di conversazione, all'ora di pranzo per giunta, non l'avevo mai insegnato.
4 alunni. Si comincia la prossima settimana.

E ciò che sarà lo riassumono queste quattro foto, dell'indice del libro che userò.*

È un corso nuovo, e il libro non c'era e il programma neppure.

E seduta hippyescamente sul pavimento della biblioteca, a guardare, eliminare, mettere in una pila tomi interessanti, ho trovato questo, e l'anno di un professore e di una classe che parleranno di questi temi lo scopriremo ogni lunedì, dalle 13.00 alle 15.00.

Stay tuned.








* Per colleghi professori amanti del dibattito infuocato: Taboos and Issues, Photocopiable Lessons on Controversial Topics, Richard Mac Andrew and Ron Martínez, Thomson Heinle

20.1.14

L'incubo di un professore

Oggi mi tocca fare una delle cose più pallose noiosie della vita di un prof.
Starmene seduta in classe mentre le povere vittime sacrificali i miei alunni fanno l'esame di fine corso.
Ebbene sì, già si conclude il primo quadrimestre dei nostri corsi di lingua, a Murcia è praticamente estate (maniche corte ed aria condizionata accesa in classe) e sono riuscita nel mio intento: eliminare tutte le vecchie babbione amabili nonnette dalle mie classi.

Ora, non è che io abbia niente contro le signore dell'età di mia madre che decidono di studiare una lingua straniera.
Ce l'ho con i prof. dei livelli sotto i miei che, presi da un attacco di nipotitudine o magari corrotti dalla promessa di un prosciutto in regalo, le promuovono e ripromuovono finché non arrivano DA ME.
Il terrore delle settemari  settantanni.
La vegana che non mangia jamón.

Io pure ci ero cascata nella trappola: studio inglese per piacere, ma se mi promuovi questa volta non continuo, perché vedo che non ce la faccio.

BUGIARDE.

Le babbione care señoras mentono spudoratamente.
Le promuovi con un 6 uscito da un cappello del mago, facendo medie aritmetiche a occhi chiusi moltiplicate per 2, e speri, PREGHI, che lo capiscano, che si iscrivano magari a una scuola di lingua privata, dove le classi sono piccoline e si va lenti e non c'è un programma da rispettare.

Ma loro no. Ti ingannano.
Ti dicono che questa è l'ultima volta, che i nipotini hanno bisogno di me, che la cataratta, che fare lezione dalle 6 alle 8 è troppo tardi e tu tiri un sospiro di sollievo.

E poi arrivi un lunedì e te le ritrovi le prime in fila, il primo giorno di preiscrizioni al corso successivo, con tutti i loro fogli stampati da internet, pronte a lottare con la grammatica di inglese fra i denti, per iscriversi al prossimo livello.

Livello che, ovviamente, sono di nuovo io a dare.
E loro lo sanno, e chiedono al segretario se non è per caso che c'è un altro prof. disponibile, uno di quelli che mette i lissenin facili e che non sia così esigente con lo spikin.

Ma niente da fare, per disgrazia loro e mia ormai mi becco i livelli sempre più in alto sempre più in alto, e il primo giorno di lezione rieccole lì, pronte, in prima fila, ad entrare in classe quando ancora non è finita la lezione precedente.

Ecco, io, CATTIVISSIMA, questo quadrimestre le boccio tutte.
Cioè, non è che dipende da me. Si bocciano da sole, perché pretendono di continuare e continuare, manco questa fosse una corsa a ostacoli.

Però poi il karma bastardo vuole che queste se la leghino al dito, e che fanno?
Tornano!
Si ri-iscrivono allo stesso livello che hanno già frequentato, con tutti gli esercizi del libro già fatti. Però non capiscono più la loro calligrafia dell'anno precedente e dato che credono che sanno già tutto, i compiti non li rifanno e bye bye my heart.

Involuzionano.

E allora scatenano la strategia subdola suprema: si comprano il teacher's book.
Il libro del professore, quello con tutte le soluzioni degli esercizi e spiegazioni ed esempi extra.

E così, se per caso mi viene in mente di cambiare l'ordine delle attività, o dare esempi diversi, eccotele con la loro faccia di bronzo a dirmi: Cecilia, ma non hai spiegato questo! Cecilia, ma in questo esempio invece dice questo ...

È in momenti come questi che rimpiango le classi di teste di rapa che avevo negli Stati Uniti, che non capivano la differenza fra verbo transitivo e intransitivo e nell'esempio: la lavatrice lava i panni, secondo loro c'erano due oggetti (la lavatrice e i panni) e nessuno soggetto.

Però erano tutti dei grandi gnocconi, basketballisti, calciatori, baseballisti.

Ecco, insomma, almeno mi rifacevo gli occhi.

Insomma, sto pensando di cambiare lavoro, che mi consigliate?


19.5.13

Guarda che scrivo il tuo nome sul libro nero

Oggi è successa una cosa che mi ha fatto venire voglia di parlarvi dei miei alunni.

Ma non di quelli divertenti, di quelli carini, di quelli simpatici, di quelli che mi regalano le arance, di quelli che mi portano la verdura del loro orto, di quelle che mi regalano formaggio e muffin vegani, di quelli che col passare del tempo sono diventati amici, e andiamo al cinema, o usciamo, o addirittura ci facciamo un viaggetto insieme in Scozia. Non quelli con cui rimango in contatto su facebook, o via mail. Non quelli che se li incontro per strada è un piacere. Neppure quelli che se me li ritrovo al livello successivo sono felice, c'è complicità, e un vissuto di classe insieme che permette battute e scherzi reciproci. E neppure di quelli per cui il passato del verbo begin è ormai diventato VEGAN e non began.

Oggi vi vorrei parlare degli alunni che butterei volentieri dalla finestra.

L'episodio incriminato è stato questo:

Gli alunni di una certa classe dovevano consegnarmi una composizione, più specificamente un articolo. Avevano una traccia e dovevano scrivere 250 parole di opinioni personali, di esempi, di ricordi (dato che si trattava di fare un paragone fra un aspetto della società moderna e com'era la situazione in passato).

Comincio a leggere e correggere e arrivo alla composizione del tipo in questione.
Le prime 4-5 righe parlavano con vari errori del tema che gli avevo assegnato. Poi all'improvviso cambia tema, seguendo un'altra traccia che c'era sul loro libro, che però gli avevo detto espressamente di non prendere in considerazione. Ma che fai, non mi ascolti quando do le istruzioni?

Comincio a leggere e vedo che una frase ha un errore madornale e poi per il resto è perfetta.
Un'altra frase in cui sembra che manchi la punteggiatura e per il resto perfettissima.
Una frase che nemmeno io avrei saputo scriverla così bene.

ALLARME PLAGIO ATTIVATO.

Io ho insegnato negli Stati Uniti, dove le università hanno delle regole antiplagio anticopiato come bimbi delle elementari che vengono ripetute in tutte le salse agli studenti da quando sono piccoli. Quando arrivano all'università sanno che fare il copiato può portare all'espulsione. Una mia studentessa all'epoca aveva copiato da una pagina web la recensione di un libro che doveva consegnare come compito ed erano venuti giù lampi e saette e io stessa mi ero trasformata nel dragosputafuocoantiplagio.

Ecco, insomma, tornando al tizio spagnolo, prendo la frase scritta perfetta perfetta e la copio su google.
Ed eccotela là, con le precedenti e le successive. 
Questo tipo, che ha la bellezza di 50 anni, se è dedicato a fare un bellissimo copia incolla da una pagina web, e poi ha fatto un taglia e cuci a casaccio. 
In tutto ha sostituito una decina di parole, tutte sbagliate, e ha eliminato 3-4 paragrafi e righe, rendendo il testo totalmente privo di coerenza e coesione.

E me lo sarei pure potuto aspettare dai due adolescenti che ho in classe, una sedicenne e un diciassettenne che sono finiti in un gruppo di inglese di livello alto, però gli manca la maturità necessaria per poter parlare dei contenuti di cui tratta il libro che usiamo (l'ultimo cronologicamente: i mutui, le ipoteche, i prestiti etc).
E me lo sarei potuto aspettare da alcuni studenti univesitari, che vengono a lezione perché hanno bisogno dei crediti, del certificato, del livello linguistico per fare un master o andare in erasmus.

Però tu, caro 50enne, che ti passa per la zucca quando decidi di copiare paro paro un articolo da una pagina web? Credi che non ti scoprirò? Non ricordi che i compiti non sono obbligatori, che non fanno media con il voto finale, che in fondo tu sei qui per imparare, per migliorare?

Dalla rabbia gli ho sottolineato in giallo fosforescente tutto quello che aveva copiato e ho consumanto un evidenziatore intero.

E mi è venuto da pensare a tutti quegli studenti che meglio perderli che trovarli.

Quelli che arrivano sempre tardi e che durante la lezione guardano il cellulare, pur sapendo che fra le mie regole di classe c'è quella di spegnere i cellulari quando si entra.

Quelli che traducono con il google translator parola per parola e quando un compagno di classe gli dice no, guarda, non si dice così, fanno gli stizziti e chiamano me, che confermo che il compagno di classe ha ragione e allora ribattono sì, ma google translator dice che come se non gli avessi MAI detto che non voglio che usino il google translator, che guardino wordreference e si leggano le discussioni infinite su certe parole, ma no, sono troppo pigri.

Quelli che vogliono fare l'esame finale un giorno più tardi di tutti gli altri, adducendo le scuse più assurde e pagano/ricattano/offronochissàche a un compagno di classe perché si copi le domande su un fogliettino e gli passi le soluzioni. Beh, cari miei, da quest'anno potete tremare, perché anche se ci devo perdere un sacco di tempo libero in più, farò due versioni diverse dell'esame, e allora non vi servirà a niente ritardarlo di un giorno, la versione 2 fra l'altro sarà leggermente più cattivella.

Quelli che non fanno i compiti e poi interrompono mentre li correggiamo perché dato che non li hanno fatti ci mettono molto di più a scrivere degli altri che devono solo controllare che tutto sia giusto più o meno.

E poi le signore. 
Mamma e signore ultrasessantenni, non vi offendete.
Però Murcia pullula di scuole di lingue, piccole, grandi, in ogni quartiere. 
Ed è piena di madrelingua che possono dare ripetizioni. 
E ci sono i corsi del comune e dell'aula de mayores. 
E allora voi, signore mie, perché vi ostinate a iscrivervi al nostro centro linguistico, popolato soprattutto di universitari, i cui ritmi e stili di apprendimento sono completamente diversi dai vostri?

Perché perché perché vi spendete 20-30 euro in più e vi comprate il libro del professore, per avere tutte le soluzioni, e vi fate quatte quatte tutti gli esercizi in anticipo a casa e poi quando in classe metto un ascolto passate 10 minuti a guardarmi, perché voi lo avete già fatto? E quando dico di paragonare le risposte con gli altri che ovviamente non lo hanno mai ascoltato prima, voi vi vantate di aver capito tutto? 

Care signore, sapete benissimo che a me questi atteggiamenti non piacciono, che ho cento occhi e vi scoprirò, e allora un giorno a sopresa, invece di fare il capitolo 8 come voi vi aspettavate, io salterò al capitolo 10, e voi a casa non lo avete guardato, e non ci capirete assolutamente niente, e guarderete il cielo e sospirerete dicendo questi ascolti sono così difficili, questo parla strano, parla troppo veloce, facendo perdere la concentrazione a tutti gli altri?

E perché mie care signore, quando vi correggo una composizione, ritorcendomi per il vostro inglese traduzione diretta di uno spagnolo pomposissimo e barocco, non mi direte altro che sì, però in spagnolo non si dice così?

Poi ci sono quelli che vengono a lezione per rimorchiare. 
Non per rimorchiare me, che anche senza plagio sono un drago sputafuoco, ma per trovare l'anima gemella fra i compagni di classe. Ecco, io capisco che frequentare un corso di lingua può essere anche un'occasione per socializzare, fare nuove amicizie, frequentare un nuovo circolo di persone. Ma ce ne sono certI soprattutto che sembrano avvoltoi, arrivano il primo giorno e inquadrano la preda. E si incavolano con me perché li obbligo a cambiare posto ogni giorno, e arrivano apppppposta tardi per sedersi in fondo come adolescenti teppistelli a 30 anni. E cominciano la loro opera di conquista, per poi indignarsi quando scoprono che la malcapitata è sposata e non glielo aveva detto. E quando te lo avrebbe dovuto dire? Quando vi ho accoppiati per parlare dell'inquinamento? O forse quando te la sei ritrovata vicina e in gruppi parlavate delle zone pericolose della vostra città?

Poi ci sono quelli che pare che non capiscono mai niente, e mi guardano con aria interdetta, come se li stessi prendendo in giro. E fanno domande assurde della serie: Scusa, ma perché si dice gelato alla nutella e non di nutella? e io mi prendo pure la briga di spiegare, sapendo già che la domanda successiva sarà qualcosa del tipo: vabbè, e allora perché si dice sono di Roma e non sono alla Roma? che sarebbe da chiedersi, ma un'oretta di grammatica alle elementari l'hai fatta?

Poi ci sono le coppiette che non si possono separare, quelli che ridono come se fossero posseduti dal demonio, quelli che puzzano (ebbene sì, e nessuno vuole sedersi vicino a loro), e quelle che vogliono diventare mie amiche per forza perché chissà che idea di me si fanno vedendomi in classe.

Ecco, a tutti voi studenti fetenti, sappiate che tutti i miei sforzi di creare attività divertenti, accattivanti, utili, interessanti, non sono diretti a voi, e che il mio peggiore incubo è bocciarvi e ritrovarvi l'anno successivo nello stesso livello, come mi è successo con una delle signore, che non so se lo shock è stato peggio per me quando l'ho saputo o per lei, che il primo giorno mi ha detto subito che voleva cambiare gruppo. 
Poi è rimasta, io per pietà e per togliermela dalle scatole l'ho promossa e per legge di Murphy elevata al cubissimo mi hanno assegnato un livello che normalmente non mi davano e me la sono ritrovata di nuovo in classe.

Fra esattamente 18 giorni la boccerò, e raccomando la mia anima a Jeanne-Baptiste de la Salle, che a quanto dice wikipedia è il santo patrono dei prof.

17.11.12

MI HANNO INTERVISTATA ...

Alcuni di voi avranno già letto uno stralcio dell'originale in inglese di questa intervista.
Un paio di settimane fa ho dato ai miei studenti di inglese intermedio, come compiti a casa, da scrivere un'intervista. A me. Dovevano inventare le domande e le risposte.
La maggior parte di loro mi hanno chiesto le stesse cose:
Perché sei in Spagna? Tornerai mai in Scozia/Italia? Qual è il tuo cibo preferito?
Le risposte sono state alcune azzeccate, altre molto fantasiose.
Poi c'è stato lui, Javier, che ha capito in pieno qual era lo spirito di inventare un'intervista e avere la possibilità di far dire alla propria prof. tutto ciò che voleva. Eccovela qua, tradotta dall'inglese. Certo, il tema potrebbe ferire la sensibilità di qualcuno, ma prendiamola nella sua ironia, ok?
Ieri è stato un giorno felice per Cecilia Costantini. Ieri Cecilia ha lasciato la prigione dove è stata rinchiusa per 20 anni.
Oggi, 2 novembre 2032, è una giornata fredda, piove senza sosta e Cecilia è qui, seduta davanti a me. Porta una maglietta blu e dei jeans, gli stessi vestiti che portava tanto tempo fa. Ma oggi non è più la stessa donna di allora, i suoi occhi non brillano più, ha i capelli cortissimi e il suo sorriso è scomparso.
Cecilia divenne tristemente famosa il 20 novembre 2012, quando uccise 20 dei suoi studenti all'Università di Murcia.
J: Salve Cecilia, come si sente?
C: Salve. Sto bene. Mi sento molto bene.
J: Che piani ha per il futuro?
C: Ho moltissimi piani. Voglio fare tutto ciò che non ho potuto fare durante tutti questi anni. Voglio viaggiare, tornare in Scozia, vedere la mia famiglia, passare del tempo con i miei amici.
J: Com'è stata la sua vita in prigione?
C: Preferisco non pensarci. Ho passato tanto, troppo tempo lontana dalla mia famiglia e dal mio fidanzato ed è stato molto difficile. Come ho detto, non voglio più pensarci.
J: Ora che il tempo è passato, tutti vogliono capire perché ha fatto ciò che ha fatto.
C: Nessuno mi capirà, ma le mie ragioni erano estremamente serie. I miei studenti del gruppo B.1.3 erano terribili, scrivevano composizioni noiose piene di errori, non le rileggevano, dovevo correggere e correggere.
Dovevo comprarmi una penna rossa nuova ogni settimana. Passavo il tempo a leggere stupide storie. E un giorno non ce l'ho fatta più e ho deciso di darci un taglio.
J: Si pente di ciò che ha fatto?
C: Sì ... e chiedo perdono per tutte quelle morti ... mi dispiace.
Che ne pensate?
1) Quando avevo riconsegnato le precedenti composizioni corrette devo averlo traumatizzato ripetendo svariate volte che per correggerle avevo usato una penna rossa intera!
2) Il 20 novembre 2012 è martedì e ho appena finito di correggere le composizioni della classe di Javier, tutte piene di errori e tutte uguali ... e ho finito una penna rossa intera per correggerle.
.... ecco, se mi vedere al telegiornale della sera del 20 novembre, saprete perché ...
(Ovviamente scherzo, non vorrei che qualcuno mi mandasse la polizia in classe! Javier verrà pubblicamente premiato per questa composizione, gli regalo un apribottiglie scozzese, anche se mi chiedo cosa potrebbe scrivere se si beve una birrozza la prossima volta che gli do da fare una composizione).


2.10.12

Primo giorno di scuola

Ieri infine, dopo il mese di settembre passato a esaminare candidati e fare prove di accesso ai corsi di inglese, le lezioni sono ricominciate.

Sono stata al lavoro 12 ore, ci sono dovuta andare con il trolley per quanta roba mi dovevo portare.

Ho 4 corsi, fra il livello B1 alto e tutto i B2 diviso in scaglioni, tutto di inglese (insegno italiano solo qualche volta).

E, incredibilmente, sono soddisfatta.
È da un po' che mi sono convinta che la crisi economica che attanaglia la Spagna sta avendo degli effetti positivi.
Si lavora di più e si guadagna di meno, ci sono meno possibilità, ma le cose funzionano meglio per certi versi. Pare come se, finalmente, quelli che gestiscono l'università abbiano deciso di accendere il cervello e dargli gas.

- Così in tutte le classi abbiamo computer e proiettore. Mi ci ero abituata in Slovenia e fa un'enorme differenza poter reperire ed usare video, canzoni, ascolti, foto. Per trasmettere una lingua non la si può certo scindere dalla cultura(e) ...e così poi avrò modo di elevare il mio amore per la Scozia alla massima potenza e potrò bombardare le mie classi di Scottishness a go-go.

Tipo, presto omaggerò le donne (e gay) della classe con questo video:



- Finalmente soluzioni intelligenti. A Murcia fa caldo e nelle classi abbiamo l'aria condizionata. Però nel passaggi da una classe all'altra, da un prof all'altro, nella fretta, a volte i condizionatori rimanevano accesi tutta la notte fino al giorno dopo. Magia delle magie, ora che l'Uni naviga in acque burrascose, in 4 e 4 8 hanno montato il bottone eco-risparmio. L'aria condizionata, come una doccia da campeggio, ha un 'getto' di un'ora, poi si spegne da sola. Sta a te riaccenderla o farne a meno. E almeno se uno sbadato non la spegne alla fine, lo spreco energetico sarà al massimo di 59 minuti.

- Organizzazione: prima le classi del centro linguistico dove lavoro sembravano le bolge infernali. Caos, confusione, alunni che vagavano persi per i corridoi, ritardatari. Ieri nei miei due gruppi è filato tutto liscio come l'olio.

- Last, but not the least, livello di inglese e motivazione: dopo i disastri e perle di saggezza delle prove di accesso, temevo il confronto con la Slovenia. Invece evidentemente abbiamo davvero fatto un buon lavoro a scremare i gruppi. Certo, il livello è più basso di ciò che dovrebbe essere, però ho notato un cambiamento: i due gruppi con cui ho lavorato ieri hanno risposto benissimo al bombardamento di attività, non hanno fatto una piega per le 2 ore di lezione (per gruppo) non-stop, e SOPRATTUTTO li ho visti molto, molto motivati.
Mi pare si sia evoluta la mentalità, l'inglese non è più un obbligo ma una necessità, e allora tanto vale prenderlo in maniera positiva, attiva e creativa.

Abbiamo riso, hanno parlato tanto, abbiamo fatto listeningreadinggrammar, hanno lavorato soli, in coppie, gruppi. Si sono alzati e hanno girato per la classe. Hanno copiato i phrasal verbs e freckles, dimples, moles (lentiggini, fossette, nei) manco fossero le paroline magiche per far uscire questo Paese dalla crisi. Hanno accettato di buon grado che ci siano compiti a casa dal primo giorno. Hanno addirittura ripetuto come un mantra la differenza fonetica fra BIRD e BEARD.

E così agli errori commessi, seppur gravi alcuni, non ho dato troppo peso. E così sono uscita da lezione e arrivata a casa alle 9 di sera con il mal di testa dei neuroni in azione, a pensare alle attività che voglio fare, ai video che voglio fargli vedere, alla festa scozzese di St Andrew's da organizzare a Novembre ...

E, lo confesso, ieri non ho fatto i miei 25 minuti di fitness assassino, sostituito però da 12 ore di fitness cerebrale.
(e dalle scale su e giù fino al terzo piano 100000000 di volte).

Oggi altri 2 gruppi, vedremo come andrà. Wish me luck!