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11.9.16

I cerchi di pietre di Stenness

Lo sapete già, sono superfan di Outlander, la storia di Claire che dal XX secolo viene catapultata indietro nel tempo, nella Scozia del 1700, all'epoca dei Giacobiti indipendentisti. Claire attraversa un magico cerchio di pietre e, fra una cosa e l'altra, si ritrova nelle braccia di un bell'esemplare di maschione scozzese, fatevi un'idea di ciò che parlo qua.

E cosa c'è vicino vicino a Stromness, grido da una stanza all'altra a Marghe, mentre organizzo il nostro viaggio prima di partire??? Sì, loro, delle Standing Stones, le Pietre Erette (che già il nome ...).

Si tratta delle Standing Stones of Stenness, cerchio di pietre in una zona piena di altri monumenti neolitici, fra cui il Ring of Brodgar, il Barnhouse Settlement, il Maeshove, il famosissimo Skara Brae e insomma tutte queste cose qui.

Tornando alle Standing Stones di Stenness, ci siamo arrivate il giorno più assolato del nostro viaggio. 
Mi immaginavo una folla tipo Stonehenge, invece c'era pochissima gente.
Ci arriva il pullman Stagecoach T11 (guardate qua) e ci ferma giusto 1 minuto per far fare foto. Noi ci siamo arrivate invece con un autobus normale (che parte sia da Kirkwall che da Stromness), si dice al conducente che si vuole scendere alle Stones e lì ti lascia.

Il gruppetto di turisti che c'era al nostro arrivo è andato via via scemando, il sole si è fatto più caldo, ed eccoci felici sul prato, davanti al magico cerchio di pietre ... a fare un picnic, stese sull'erba, in maniche corte e scalze. Vogliamo essere pronte e ristorate per fare un salto indietro nel tempo.

E ci proviamo.
Ci avviciniamo alle pietre.
Solo 4 ne rimangono delle 12 originarie.












 Risalgono almeno al 3000a.C.
Ascoltiamo il loro richiamo.

Pensiamo ai rituali che si saranno svolti in questo cerchio.
Un tempio della luna e del sole? 
Un luogo di raccolta per le feste del nuovo anno?

Let us imagine, then, families approaching Stenness at the appointed time of year, men, women and children, carrying bundles of bones collected together from the skeletons of disinterred corpses–skulls, mandibles, long bones–carrying also the skulls of totem animals, herding a beast that was one of several to be slaughtered for the feasting that would accompany the ceremonies.
(Immaginiamoci allora, famiglie che arrivavano a Stenness al tempo segnalato, uomini, donne e bambini, che portavano fasci di ossa raccolti dagli scheletri dei corpi disseppelliti - crani, madibole, ossa lunghe - e portavano anche i crani di animali totem e un animale che sarebbe stato uno dei tanti ad essere sacrificato per i banchetti che accompagnavano le cerimonie).

Attraverso infine la pietra spaccata.



















Ma niente da fare, non funziona.
Sono ancora qui, nel 2016.




















Niente Jamie per me.
A quanto pare nei libri di Outlander c'era una tipa che, avendo studiato le pietre, ammazzava il marito come sacrificio per fare il salto spazio-temporale.
Non avendo mariti da ammazzare non ci resta che passeggiare scalze e solitarie.

Finiamo per caso nel vicino villaggio neolitico Barnhouse Settlement  e qui siamo davvero solo noi e la storia dell'umanità.

























Camminiamo fra ciò che rimane di 15 case neolitiche, lo spazio per accendere il fuoco al centro, i letti costruiti accanto alle pareti. Come si viveva da queste parti centinaia di anni fa quando tutti imparavano a riconoscere le piante e gli animali che avevano intorno, a capire la natura e i suoi segni? Con il freddo e il vento? Percorrendo a piedi lunghe distanze sotto la pioggia battente? Eravamo forse più umani allora, dovendo contare gli uni sugli altri per sopravvivere?

Fra una meditazione e l'altra facciamo in tempo a fare un po' di acrobazie anche a vedere un vicino cimitero ed è già ora di acchiappare il bus di ritorno a Stromness per raccattare le valigie ed trasferirci a Kirkwall.





Consigli di viaggio

Fattibilissimo visitare nella stessa giornata a piedi tutti i posti indicati sulla mappa qui sopra partendo appunto da Stenness, occhio però che il sito archeologico di Ness of Brodgar è aperto solo per visite guidate in orari prestabiliti. Gli scavi sono ancora in corso.  E sulla mappa non è indicato il Ring of Brodgar, giusto un po' più a sinistra, l' altro spettacolare circolo di pietre, ancora più grande di Stenness.

Tutte queste cose in estate riuscirete a vederle anche se vi muovete in autobus (Stagecoach, se rimanete anche solo tre giorni vi conviene comunque fare il biglietto settimanale, per prendere tutti i bus che volete), ma organizzatevi bene, incastrate gli orari e gestite bene il tempo. Le partenze sono quasi tutte da Kirkwall, se alloggiate a Stromness contate lo spostamento extra.
Se siete alle Orcadi solo per 3-4 giorni, cercate di non farli coincidere con il fine settimana, perché ci sono meno autobus. Però se potete affittare una macchina sarà 100000 volte meglio, potrete vedere anche tante altre cose che noi non abbiamo potuto raggiungere. Non c'è praticamente traffico e si può parcheggiare facilmente.

1.9.16

La battaglia di Culloden

Guardando serie televisive alle volte si impara. Vi è mai successo?

Sono un paio di anni che seguo Outlander, di cui vi ho già parlato qui e proprio grazie a questa serie durante il mio viaggio in Scozia ho infine visitato Culloden, luogo della terribile disfatta dei Giacobiti scozzesi, di cui avevo letto e sentito parlare, ma che non mi ero mai presa la briga di cercare.

In un episodio di Outlander invece, Claire, la protagonista, si reca in una sorta di catartico pellegrinaggio al campo di battaglia e guardando per caso googlemaps, ho scoperto che era vicinissimo ad Inverness, tappa 2 del nostro viaggio.

Il 16 aprile 1746 nelle Highlands scozzesi i sostenitori del cattolico Bonnie Prince Charlie (Charles Edward Stuart) furono sconfitti e massacrati dalle forze del re Giorgio II, comandate da suo figlio soprannominato "Billy il Macellaio" per la sua efferratezza nei confronti dei Giacobiti.

Culloden ci aspettava come nel giorno della battaglia, con il cielo nero, l'aria pesante e il campo pieno di pozzanghere e rivoletti di acqua. Forse il miglior modo di vivere questa esperienza, incappucciate e tristi al pensiero dell'antica carneficina.



























Alla ricerca della tomba dei Fraser (il clan del protagonista della serie), comincia a piovere a dirotto e qualche lacrima si mescola alle gocce di pioggia. Mi ricorda le sensazioni provate a Ground Zero o al campo di concentramento di Salaspils, ci arrivi ed è come se il vuoto ti prendesse da dentro, un sobbalzo al cuore e il dolore invisibile di più di 1000 morti.

Bonnie Prince Charlie all'inizio mi pareva un eroe romantico, nato a Roma come me, esiliato e di ritorno a combattere per la sua Patria. Ora però ci ho ripensato, le sue azioni di stolto egocentrico portarono alla morte tanti suoi compatrioti e all'annichilamento quasi totale dei clan e delle loro tradizioni - con la proibizione dell'abbigliamento tradizionale fatto di tartan e kilt e la legge sul disarmo, per cui tutte le spade dovevano essere consegnate al governo britannico o lo stanziamento di guarnigioni governative in varie zone strategiche, con il fine di limitare la diffusione di notizie e isolare i clan. 


 Non sto qui a raccontarvi altre notizie di storia scozzese, di cui solo ultimamente ho cominciato ad interessarmi, ma ecco, se potessi tornare  indietro nel tempo pure io, come Claire di Outlander, un pensierino sul fare fuori il Bonnie Prince ce lo farei eccome.  









 Ho trovato anche questa canzone a commemorare i fantasmi di Culloden




Qui le info per visitare Culloden: http://www.nts.org.uk/Culloden/Home/
Raggiungibile con un autobus della compagnia Stagecoach, ma occhio che ce ne sono pochi, leggete bene gli orari di ritorno o finirete come noi per dover fare un po' di km a piedi in mezzo al niente per tornare a Inverness. Ci si può arrivare comunque anche in taxi.


Il Visitor Center è interessantissimo e ci sono anche delle rappresentazioni dal vivo, con utensili e armi usati a quell'epoca e con dimostrazioni di cosa fosse effettivamente un kilt/ il tartan all'inizio (una copertona di vari metri che serviva per vestirsi di giorno e appunto coprirsi di notte).

Impariamo anche che i veri maschi scozzesi quando si lanciavano in battaglia gridando, slacciavano la cintura e abbandonavano il loro tartan sul campo e correvano seminudi (solo con una lunga camicia) e spesso scalzi o solo coi calzini - venivano infatti chiamati Redshankes, gambe rosse, arrossate dal vento, dalla pioggia e dalla neve.




















Se a qualcuno venisse voglia di farsi un kilt, l'Italian tartan è questo qua.
E per chi non ha ancora visto Outlander, ecco, uno spuntino ... di riflessione.


23.8.16

Alla ricerca di Jamie

Ero stata a Inverness nel giugno del 2003 e non ne avevo un bel ricordo - non per colpa della città, ma della compagnia. A quanto pare Inverness è stata dichiarata due volte il posto più felice della Scozia, dunque mi sono detta bisogna rimediare, sovrascrivere nuovi immagini e momenti associati alla capitale delle Highlands - e di 13 anni fa ricordare solo le 24 ore di luce, che non se ne andava mai.
Questo viaggio ho cominciato ad organizzarlo ad aprile e cercando couchsurfing e simili, una vegana mi aveva messo in contatto con una sua amica dicendomi che faceva parte del gruppo https://www.warmshowers.org/ e che ci avrebbe potuto ospitare nel suo camper.
Non avevo neppure tanto indagato, l'idea del camper mi pareva una grande novità rispetto a ostelli, divani altrui ed aeroporti, ma sì, buttiamoci, sarà un altro tassello del nostro puzzle avventura.
Così avevo comprato un aggeggio per fare la pipì in piedi ('sto coso qua https://go-girl.com/) e mi ero dichiarata pronta ad affrontare le fratte.
E così eccoci qua, in una giornata piovosissima, ad essere accolte da Karen e sua figlia Lily, lei inglese trapiantata in Scozia, prof di pilates, con l'orto in giardino, Lily ragazzina vispa e ginnica, che se dovesse scegliere fra cioccolata e fragole e condannare uno dei due cibi all'estinzione, vorrebbe che rimanessero le fragole, che ce le hanno pure in giardino, insieme a zucchine, lamponi, pomodorini, insalate e penso: ma allora gente come me in Scozia c'è.


Perché io ho sempre questo dubbio, che se tornassi mai a viverci in Scozia, non so se la troverei gente a me affine, minimalista e frugale, ecologica e vegana, con pochi fronzoli.

Ma eccoci nel Carousel, il camper parcheggiato in giardino - non a frattoni -, un lettone e delle copertone calde calde, un minispazio come nelle tiny-houses che mi piacciono tanto e pronte per metterci in marcia.

Perdendoci nelle viuzze del quartiere dall'altro lato della città rispetto al centro, scoprendo i canali (https://www.scottishcanals.co.uk/canals/caledonian-canal/ opera di ingegneria del XIX secolo, 100 km che collegano la costa orientale del mare del Nord a quella occidentale dell'oceano Atlantico, percorso per un terzo artificiale e che sfrutta per due terzi vari laghi, fra cui anche Loch Ness,  che i turisti per lo più vedono durante i tour che portano proprio a Loch Ness presso la località di Banavie e la sua Scalinata di Nettuno), le chiesette del lungofiume, il Castello che castello non è più.



Di Inverness ricorderò:
- Lily dai mille talenti  che balla per me un ballo scozzese delle Highland https://en.wikipedia.org/wiki/Scottish_highland_dance, facendomi venire voglia di imparare.
- Karen che mi racconta con orgoglio di tutto ciò che riesce a coltivare in giardino e la buonissima insalatona preparata con ingredienti a Km Metro zero.



- La semplicità con cui veniamo accolte e fatte sentire a casa, integrate nelle chiacchiere serali di Karen e sorella + cognato, mentre Lily e cugini giocano in giardino, niente tablet o TV, solo salti sul trampolino, prove da giocolieri, hulahoop e un'idea di spensieratezza che non vedevo da secoli.
- Il silenzio solitario, perché i (pochi) turisti stanno tutti ammassati in 2-3 viuzze del centro, ma il bello di stare a casa di gente del posto sono le dritte che ti portano in posti così, noi, il mare e qualche passante con un cane che ci guarda di soppiatto pensando, queste si sono perse, non ci arriva mai nessuno qua.



Ad Inverness mettiamo in pratica anche due regole del viaggiatore minimal:
- se sei fermo per almeno due giorni lava mutande e calzini e stendili dove puoi, porta sempre con te cordicella e mollette.
- se ti offrono un asciugamano, accettalo, così non dovrai portarti il tuo umidiccio in valigia.

Ad Inverness la mia valigia, dopo avermi accompagnato fedelmente per non so quanti anni, perde una ruota e mi fa capire che vuole rimanersene in Scozia. Il mio io-minimal ne soffre, so che potrei aggiustarla con un po' di tempo e attrezzi e me la porto ancora un po' più in là, anche se dubito che ce la farà fino alla fine del viaggio.

E imparo la regola 3 del viaggiatore minimal:

- se qualcosa è già mezzo scassato prima di partire, finirà di scassarsi durante il viaggio. E questo vale per tutto, quindi occhio ai cocci che vi portate in giro.

Poi ecco, diciamoci la verità, ad Inverness ci sono venuta pure perché è qui che praticamente comincia la storia della serie Outlander, tratta dai libri di Diana Gabaldon. Giusto per invogliarvi comincia così:

Nel 1945 Claire, infermiera durante la II Guerra Mondiale, torna con suo marito Frank nelle Highlands scozzesi per una sorta di "seconda" luna di miele, dopo una lunga separazione a causa della guerra. Durante il soggiorno a Inverness però, Claire viene misteriosamente catapultata indietro nel tempo nella Scozia del 1743, dopo essere entrata in un antico cerchio di pietre magiche , chiamato Craigh na Dun. In Scozia incontra Jamie, un bello scozzesone kiltato e ne succedono di tutti i colori...

E dunque fosse che pure noi troviamo il nostro Jamie da queste parti ...