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2.8.16

Glasgow col sole

- Scozia, di nuovo ... perché?
Perché è tornare a casa, è un viaggio che organizzo come fosse una festa, mi sale l'adrenalina e mi luccicano gli occhi innamorata, pensando ai posti vecchi e a quelli nuovi, il mio personalissimo caricabatterieumane e l'energia che poi mi durerà per mesi.

All'aeroporto in Spagna ci fermano per assicurarsi che non siamo albanesi ladre di passaporti, alle conseguenze del Brexit oggi non ci penso, se ne riparla fra 2 anni.

È uno dei soliti viaggi pezzentelli, vestiti vecchi in valigia da abbandonare lungo la strada, bandiere sdrucite del mio passaggio. Couchsurfing e dormire all'aeroporto di Prestwick, ormai lo conosco bene e c'è un divanetto morbido che mi aspetta e la mia Scozia là fuori.


All'alba sono già sveglia, sul treno per Glasgow pieno di pendolari del lunedì mattina, li abbaglio col mio sorriso a milledenti e il sole mi fa compagnia. All'ostello non possiamo entrare fino alle 3, sono appena le 8. Molliamo le valigie e ci prepariamo a una giornata infinita: 5 bombe al caramello vegane possono bastare a darci la carica?


Ce ne andiamo a passeggiare lungo il fiume, è una zona che non conosco ancora, bella, pulita, piena di biciclettari ginnici, silenzio rotto solo dalle nostre chiacchiere concitate, io in questa casa qua ci vivrei, e immagino la mia vita sulla riva del Clyde.
Veniamo abbordate da una strana tipa svedese, che ci trattiene 20 minuti a parlarci di Dio e Gesù in collegamento con Snoopy e Pluto. Non so che ingranaggio nel suo cervello si sia rotto e come sia finita  a vivere con un carrello in un prato, parliamo di filosofia, di puzzle della vita e poi è ora di scappare, la città ci aspetta.

 

Pare che stia per piovere, ma no, il cielo ci risparmia, ci spariamo la prima dose di cibo indiano sotto lo sguardo affamato di un gabbiano e poi una pausa in biblioteca.
Quando vivevo a Glasgow, la biblioteca della Goma (Gallery of Modern Art) era il mio rifiugio nei giorni di pioggia e luogo di sosta nelle pause da scarpinata da un lato all'altro della città. Rivedo me quasi ventanni fa, seduta sui divanetti a leggere libri pescati a caso. Mi piace osservare la gente che legge, come si muovono gli occhi veloci su una pagina, come si soffermano, si dilatano, come si sprofonda sempre di più nella poltrona e si vive in bilico fra questo mondo e quell'altro là, delle parole che si rincorrono.

Poi le solite spese programmate, il giro per negozi ci lascia senza forze. Ma non è consumismo, è la Scozia che mi porto via con me: shampoo, vitamine, biscotti.
La siesta che doveva esserci viene abolita, fuori c'è il sole, facciamo come i Glaswegian e andiamo in piazza, a fare le lucertole. Il sole qua fa l'effetto di un gas esilarante, la gente scoppia, si vede che te lo vogliono dire quanto è bella la luce e stare seduti fuori. Una signora addirittura mi dice che i miei pantaloni sono bellissimi. Forse coi capelli spettinati e il look straccione/abbronzato sarò un'icona di un mondo altro, dove da marzo è già più estate che questa estate qui.

Di sera infine cena vegana al The 78 con Scott, che ci facebookconosciamo da 4 anni ed è lui 'la voce' di tanti listening degli esami che preparo. Povero Scott, torturato foneticamente, pronuncia questo e quest'altro, perché il glaswegian è l'accento più sexy del mondo e il mio cervello frulla di simboli. Ridiamo dei nostri errori e un cameriere gnoccone ci regala pure una fetta gigante di torta - lo sa che ci sono venuta fin dalla Spagna per mangiare da loro.



Good night, Glasgow <3





2.2.16

Di libri, meditazione, abitudini e ricompense


Quest'anno invece di scrivere i buoni propositi per il 2016 il 31 dicembre o giù di lì, ho deciso di prendermi un periodo di silenzio stampa e disintossicazione da facebook, blog e affini.

Ironicamente è successo quando, comprando un nuovo cavo per l'ipad che pensavo fosse ormai moribondo per il troppo uso, ho scoperto che era proprio il cavo (comprato originale al negozio!!!!) ad essere scassato, il mio amato iPADDO invece era bello pimpante e contento di questa nuova scarica di energia, dopo un anno intero che ci metteva più di 15 ore a caricarsi.

Dopo NON essere riuscita a leggere 39 libri lo scorso anno come mi ero ripromessa (goodreads challenge), avendo trovato parecchi epub di libri che mi ero segnata di voler leggere, ho passato un mese di gennaio in fase topo di biblioteca.

A differenza della me lettrice del passato - leggevo fondamentalmente romanzi a casaccio che trovavo a Roma comprati da mia madre o bookcrossing o biblioteca - e dopo la delusione di aver sprecato 3-4 ore a leggere 2 romanzi davvero terribili (perché io non ce la faccio a cominciare un libro e non finirlo), ho deciso di cambiare genere e di darmi ai libri di self-development e ai saggi di psicologia e scienze sociali.

Da anni - dopo averne trovato un capitolo gratis online - volevo leggere Stuffocation (di James Wallman), perché in linea con il mio minimalismo. Lo immaginavo scritto in chiave psicologica, quindi all'inizio ritrovarmi immersa nella storia del capitalismo è stato un po' uno shock, ma alla fine mi è sembrato davvero interessante. Lo consiglio se vi sentite sommersi dalle cose!

E da lì sono passata a The power of Habit (Charles Duhigg) e The Willpower Instinct (Kelly Mc Gonigal), che non c'entrano un bel niente con i temi del precedente, ma che potrei azzardarmi a confessare, stanno significando una svolta nella mia vita. 
E così, forte dei trucchi appresi, ho un po' rivoluzionato le mie giornate.

Basta facebook (nel senso tradizionale del suo uso, cioè impicciarmi della vita degli altri e passare ore e ore su gruppi vari), basta serie TV (eccetto magari 20 minuti a pranzo), basta computer acceso di sera 1, 2, 3 ore prima di andare a dormire.

Benvenuti libri, libri, libri (ne ho circa una 15 in attesa e ogni giorno ne trovo altri che mi interessano, basta letture a casaccio - ora porto sempre l'ipad con me così leggo nei momenti vuoti) e, incredibilmente, benvenuta meditazione.

Ora, forse leggendomi avrete capito che io sono una persona leggermente iperattiva. Finora ero abituata al multitasking, a non poter stare ferma, a dover fare 2-3-4 cose contemporaneamente. Meditazione io? Ma che siamo matti? Quando anni fa avevo provato a fare tai-chi avrei ammazzato l'istruttore a fine lezione. E invece, su uno di questi libri che ho letto, ho trovato il metodo per meditare anche io! (credo che ognuno debba trovare il suo, non c'è un trucco magico per riuscirci)

Cominciato con 2 minuti, ora arrivo a 15-20. Uso un'applicazione che si chiama CALM, che durante il giorno mi serve per frenare la follia imposta da altri (al lavoro per esempio) e ricordarmi chi sono e cosa voglio, e di sera mi serve per addormentarmi. Ebbene sì, mi autoipnotizzo e mi addormento in 10 minuti (e prima ci mettevo un'ora a volte!). Provate!

Insomma, gennaio è stato il mese dei libri e della meditazione. 
E anche delle flessioni mattutine, perché nel libro sulle abitudini e in quello sulla forza di volontà si dice come creare un'abitudine e farla diventare naturale. Ho provato con le flessioni - e con non mangiare tutta la cioccolata che avevo ricevuto a Natale di botto! - e ha funzionato. 

Dunque vi consiglio questi due libri se avete l'impressione di perdere tempo, di non poter superare un problema che avete da tempo, di non sapervi organizzare, di non sapere come uscire da un circolo vizioso. E prendete appunti. Io li ho letti abbastanza velocemente, ora li rileggerò tranquillamente per focalizzare meglio. (a questo proposito ho letto anche Focus di Leo Babauta, ne trovate una versione gratis sul suo sito http://zenhabits.net/focus-book/)

E dopo aver fatto tutto questo gennaio è stato anche il mese della ricompensa: Glasgow.


Sulla Scozia potrei scrivere milioni di cose, e su Glasgow in particolare tantissimi dettagli ed emozioni. Non sarebbero certo le tipiche dritte di viaggio, dato che per me tornarci è tornare nella casa del mio cuore. E Glasgow lo sa e mi premia frenando la pioggia e la neve annunciate e regalandomi due giorni di passeggiare, di chiacchiere, di cibo vegano, di qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo, di incontri, di nuove idee e progetti.

Ecco, un viaggetto al mese sarebbe una bella abitudine da avere, no?






15.9.14

Baciata dal karma

Ognuno ha i suoi rituali magici per rilassarsi e stare un po' da soli con se stessi.
Io a Ljubljana passeggiavo e facevo foto, a Murcia mi faccio una tazza di tè o caffè e mi siedo sulla sedia a dondolo in terrazzo, a Roma leggo un libro tutto di un fiato.

Però se voglio davvero davvero tranquillizzarmi, se ho bisogno di un momento di stacco dopo un quadrimestre di insegnamento molto pesante, o un'estate a gironzolare, allora la soluzione è una sola:
la mia dose annuale di Scozia.

Quest'anno la scusa è stata che mi costava di più volare diretta da Roma a Alicante che farlo via Glasgow. E un'anima buona, Carlo (ve ne avevo già parlato in questo post http://nonsipuotornareindietro.blogspot.com.es/2013/12/glasvegans.html) si è offerta di ospitarmi. 
Grazie, grazie, grazie!
Che quest'anno in Scozia è Homecoming, http://www.visitscotland.com/see-do/homecoming-scotland-2014/, in più ci sono stati i Commonwealth Games, e poi fra pochi giorni si vota per l'indipendenza. 
Insomma, tutto pieno, tutto carissimo, ma avere amici vegani che vivono in posti così, ha reso anche questo tappa del mio viaggio possibile.


E così, per la prima volta, invece di stare a Glasgow centro, sto a Troon, che è a 45 minuti in treno e a soli 4 minuti dall'aeroporto di Prestwick. E devo dire che, baciata dal karma, Troon è proprio ciò di cui avevo bisogno dopo le due settimane di inscatolamenti di cui ho parlato nel post precedente.

Poi Carlo deve avermi letto la mente e aver capito che avevo bisogno di una giornata lontano da tutto e immersa nel verde, a respirare aria buona e non polvere, e a rimanere a bocca aperta davanti allo spettacolo della natura scozzese, questa qui.



Che c'è il sole, e quella luce speciale di queste parti d'Europa, e spuntano i funghetti nel sottobosco e le salite non sono mai troppo ripide. E alla fine di una camminata ti aspetta un picnic vegano in riva al lago, con le risate di Alex in sottofondo, che non smette di cantare, saltare e ricordarti che a volte la vita bisogna prenderla così, da dodicenni.

Poi c'è la mia Glasgow che giro e rigiro su e giù, impavida senza ombrello, perché le previsioni dicono niente pioggia e per una volta hanno ragione. Conosco tutte le strade e le viuzze, guardo la gente, e come sempre mi chiedo come sarebbe vivere di nuovo qui, in questa città che per tanti versi è come me, piena di contrasti, un po' rozza ma davvero amichevole e alla mano.



Per me Glasgow è un colore, quello di questi edifici qui. A viverci in uno di questi scriverei fantastiche storie, avrei un appartamento minimalista, con il pavimento di legno ruvido e forse un tappeto blu, finestre grandi e tazze da tè ancora più grandi. 


Come sempre i passi mi conducono verso quella che era casa mia, la mia strada, il rudere che è diventato il mio appartamento al piano terra, e ricordo la paura iniziale che qualcuno mi entrasse dalla finestra mentre dormivo. Chissà chi ci vive.  Chissà se usano ancora la coperta gialla che ci ho lasciato. E si pesano sulla mia bilancia abbandonata.


Il mio tour del Regno (forse preso dis-)Unito mi ha fatto mettere su 4kg, biscotti, cibo indiano a go-go, e ora infine anche le bombe ripiene. Menomale che ci pensa Carlo a farmi tornare sulla retta via, preparandomi dei sanissimi cannelloni vegani al tofù e spinaci.

 



E sono pronta per tornare a Murcia nel deserto, dove mi aspettano temperature di 40-45º  e un sacco di lavoro da fare.

Ma sai che c'è? Sto già pensando al prossimo viaggio!

8.12.13

gLASVEGAnS

Non mi ricordo perché mi sono iscritta a un gruppo facebook di vegani in Scozia.

Forse perché l'idea che frulla in una parte del mio cervellino è comunque di tornare qui a Glasgow prima o poi, forse perché volevo chiedere consigli su prodotti da comprare quando vengo in trasferta, fatto sta che appartengo a questo gruppo i cui partecipanti sono in maggioranza belli(e) in carne, perché in Scozia le schifezze per vegani abbondano e questi non fanno altro che parlare di torte e cioccolate e dolci e patate fritte e riuniamoci per scofanare.
Che poi io lo faccio anche a Murcia, ma non a questi livelli.

In ogni caso, lo scorso anno quando era venuta in toccata e fuga c'era un vegan meeting proprio il giorno che ripartivo, e quest'anno pure e me lo perderò. Però quest'anno c'è stato tempo per un incontro vegano e per scoprire un ristorante che mi ha fatto venire voglia di smettere di fare la prof. e darmi pure io al settore della ristorazione.

Il facebook-vegan-incontro è stato con Carlo, che ho conosciuto proprio sul gruppo facebook. Non mi ricordo come o quando, ma essendo tutti e due nati in Italia e finiti in Scozia - lui ci vive ancora -, abbiamo fatto tipo comunella, e poi siamo diventati facebook amici, e dopo tanti like alle reciproche foto, chiacchiere e scambi di info, era insomma ora che ci si conoscesse.

Ecco, c'è tanta gente che critica facebook e io penso che non sappiano usarlo, perché con un po' di buon senso e un po' d'occhio si possono conoscere persone interessanti, che poi quando le vedi in carne e ossa si salta la fase dei convenevoli e si passa direttamente a ma tu come sei finito qui, tu come sei diventata vegana, ordiniamo altre chips?

Insomma, mi rincuora pensare che se tornerò da queste parti ci sarà qualcuno che condivide il mio amore per la frutta, e che però a volte si concede una mangiata, e che ama e odia la Scozia come io amo e odio la Spagna, perché delle volte la voglia di viaggiare e di essere altrove ci fa odiare la quotidianità che ci trattiene.

Con Carlo siamo stati a cena (e poi io ci sono pure tornata a pranzo oggi) in questo posto qua, http://www.the78cafebar.com/, che da fuori - e pure da dentro a dire la verità- chi lo direbbe mai che è un ristorante vegano.

E invece sì, il menù è 100% vegano e l'atmosfera è accogliente, con il caminetto che scoppietta, i divani blu, il pavimento di legno annerito da centinaia di scarpe bagnate, le sedie di legno tutte diverse, i cani benvenuti, le famiglie coi bimbi e anche dei barbutissimi settantenni, i bagni con le scritte dietro le porte, i finestroni rigati di pioggia, le luci basse, e un menù che fa immaginare un mondo migliore, in cui tutti, chi lo direbbe mai, potranno diventare vegani e godersi la pace di questo posto e i suoi burger e torte al cioccolato (e un sacco di altre cose, che mi toccherà per forza tornate per provarle tutte).








L'Arancia meccanica

Glasgow la conosco come le mie tasche.

Perché quando ci vivevo la sterlina valeva 3000 lire e allora io per risparmiare andavo sempre a piedi, alla ricerca di offerte 'reduced to clear' dei supermercati, che a una certa ora i vari SainsburyTescoAsda vogliono sbolognare pane, dolci, panini, insalate e bustine di mini chicchi d'uva o mele nane affettate e allora ci appiccicano un adesivo giallo e un prezzo ridicolamente basso ed è la gara fra studenti poveracci e non solo, a vedere chi arrafferà la zuppa di carota e coriandolo (mi giro due secondi ed è scomparsa) o il panino uovo ed erbette (ne andavo ghiotta, ma ora non sono 'suitable for vegans).

A Glasgow ci torno, anche se - e proprio perché - la conosco come le mie tasche, quando ho bisogno di riposo, di non fare la turista, di gironzolare senza perdermi, di freddo in inverno - perché a Murcia in classe mi tocca accendere ancora l'aria condizionata in classe - e perché è la casa del mio cuore.

Ci torno dopo settimane in cui la mia vita è casa lezione casa e zero blog e ho bisogno di ricordare che c'è altro oltre alla me-prof terrore fonetico degli alunni spagnoli, che pronunciano hustle e asshole allo stesso modo.

A Glasgow - e in Scozia in generale - 2 giorni fa il vento si portava via la gente e addirittura i camion, ma ieri quando il mio aereo è atterrato senza neppure i soliti Ryanbalzelli c'erano le nuvole, ma neppure la pioggia e la mia giaccobesa l'avrei potuta pure portare senza ripieno.

E dato che Glasgow la conosco, da brava non turista corro subito al supermercato a fare incetta di flapjacks che in Spagna non li posso più ordinare e me li sogno di notte e di giorno e mi godo le luci natalizie e frasi rubate di accento tutte rrrrrr.

Poi è sera di vegan-incontri (che però meritano un post a parte) e per una volta faccio un'eccezione alla regola di 'a piedi sempre e comunque' che conoscono bene quelli che mi sono trascinata dietro in questa città, facendoli scarpinare con la scusa di è vicino, alla fine di questa (interminabile) strada (che tu non lo sai ma continua dritta fino a quando Glasgow non è più città, ma zona di guerra e coltelli).

E quest'eccezione la faccio perché sono curiosa di prendere la metro, che a Glasgow è una sola linea, circolare, e la avranno fatta magari per gli ubriaconi, che dove la prendi la prendi non ti sbagli, e prima o poi arriverai comunque alla tua fermata.

E io pure mi sono bevuta una pinta e allora penso sia quello che me lo fa sembrare così piccolo 'sto trenino, ma no, è proprio così, se sei alto non c'entri, e se soffri di claustrofobia evitala.

Perché l'Arancia Meccanica, come la chiamano http://en.wikipedia.org/wiki/Glasgow_Subway , pare piuttosto un salottino/sala di attesa di un medico di famiglia in un paesino, si sta tutti seduti vicini vicini sulle panche vellutate, e gli ubriaconi del dopocena superano la proverbiale timidezza e diventano amici per la pelle in 3 fermate.

E c'è pure quella che trova sul suo sedile una confezione di un test di gravidanza, decide di annunciare scherzosamente che è incinta, e giù gente a farle foto e a mandarle baci.

Perché i Glaswegian sono così, sono i mediterranei del nord, e si vede che fremono per parlare, darti un consiglio, farsi una risata, dirti cheers, all right mate, nye bother. E io mi innamoro di tutti, dei panzoni, degli spilungoni, di quelli in maniche corte a 3 gradi, di quelli coi tatuaggioni e il collo che nemmanco Conan il barbaro, e come sempre mi scordo che di solito vivo altrove e che un altrove esiste.