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4.5.15

Gli anni che passano

Poi a un certo punto compi 39 anni e ti chiedi, ma quando è successo? Come? 
E sopratutto, è possibile che io sia più scema ora di quando ne avevo 19? 

Diciamo che il mio livello mentale è più o meno quello di quando avevo 9 anni, sì, mi diverto uguale, con il vantaggio che non sono più timida come allora e quindi faccio tante scemenze pubbliche.
Me ne accorgo riguardando le mie foto del viaggio in Irlanda, che ero là il mese scorso, ma poi la vita corre e  mi sembra passata una caterva di tempo.


1) SOLUZIONI PER VIAGGI AVVENTUROSI E FRACICHI
Verso quest'età si è più navigati, o forse annacquati a forza di viaggiare per Paesi nordici, e allora cosa c'è di meglio che una bella busta della spesa a coprire lo zaino? Quando ho avuto questo lampo di genio e l'ho fatto vedere a Margherita, è rimasta inorridita, ma poi ha dovuto riconoscere la genialità  del look monnezzaro!!!Niente più zaini fradici!!!
Basta prendere una busta bella grande, tagliarci due linee verticali e metterci dentro lo zaino tirando fuori solo gli oddiocomesichiamano manici? Altro che spendere soldi da Decathlon.


2) TEMPESTA ORMONALE
Verso quest'età poi - sarà la menopausa che si avvicina? - all'improvviso ci si sente adolescenti ormonose e si rincorrono poveri ignari Ranger che vegliano sulla sicurezza dei turisti presso le scogliere (di Moher). E gli si fanno pure foto di nascosto.
Poi quando questi esseri si tolgono i pantaloni lunghi perché fa caldo e si intravede uno stacco di coscia, si va in brodo di giuggiole.

Aumentando la cecagna su giacchino catarinfrangente del tipo io avevo letto DANGER e così lo abbiamo soprannominato Ranger Danger, da dire ovviamente con sospiri e gridolini.

3) NACQUI FEMMINA?
Mia madre rimpiange ancora quell'epoca, 10 anni fa, in cui per un anno ho fatto un po' la femmina, con minigonne, stivali e addirittura trucchi. 10 anni più tardi, avendo ormai capito che i Ranger Danger esistono solo per essere ammirati e pedinati, il look non conta più nulla, e si va in giro con giacche da teppista (ho scoperto solo all'arrivo in Irlanda che il mio look antipioggia è anche quello prediletto dai knackers irlandesi) e tutta la valigia addosso. No, non sono diventata improvvisamente obesa, questa foto è il mix di 7 strati e il vento. La morte del sexy.


4) IL NEURONE CHE SCIACQUA
Poi si passa per il Trinity College e mentre tutti si fanno selfie su selfie con i super bastoni selfie con statue ed edifici, io che c'ho il telefono che fa le foto al rovescio, ci immortalo facendo le tricheche vegane. Che intanto le foto di quelli che sono stati a Dublino sono sempre le stesse e allora ci vuole un po' di varietà.

E ora ho 39 anni. Che se penso che quando aveva 39 anni lei, mia madre aveva già una me di 15 anni, oddio! Ma in fondo durante il viaggio uno dei couchsurfer da cui siamo stati ha creduto che Margherita fosse davvero mia figlia, frutto di una gravidanza adolescente (l'avrei dovuta proprio avere a 15 anni!) e ora girovaga con me per il mondo su divani altri.

SLIDING DOORS. (mi è venuto in mente che lo rivedrei volentieri).

Ecco, questo è ciò che mi permette di scrivere il mio singolo neurone rimasto, che è pure lunedì, perdonatemi ma qua da ieri fa tipo già 40 gradi.


12.4.15

Il karma, i buoni samaritani, l'italianità


Sono partita. 
Senza organizzare, senza pensare, senza leggere, senza prendere appunti.
È la norma degli ultimi anni, parto all'avventura e con molta KARMA.

Avevo un volo di andata e uno di ritorno.
Nessuno ostello prenotato, nessun itinerario definito.
Solo una valigia da 10kg con il minimissimo indispensabile.
E la speranza che anche questa volta, come l'estate scorsa, tutto andasse bene.

Questo viaggio ha superato le mie aspettative a livello umano.
E allora più che ai luoghi d'Irlanda, il primo post voglio dedicarlo alle persone.
Agli sconosciuti, ai conosciuti, ai conoscenti, ai passanti, a tutti quelli che lo hanno reso più vivo e più vero.

Nessuno ostello prenotato, come ho detto.
Perché da tre anni ormai mi affido al couchsurfing e all'ospitalità di sconosciuti. Se non lo conoscete, beh, consiste nel dormire sui divani (ma anche letti o pavimenti) di persone iscritte alla pagina che offrono - gratis -  ospitalità. Se non vi fidate posso solo dire che bisogna leggersi bene i profili e le recensioni che altri ne fanno e capire se una persona e il suo stile di vita sono adatti a noi.

Io finora, a parte uno strano personaggio comunque innocuo, non ho avuto alcun problema. Da vegana prediligo couchsurfers vegani o vegetariani (abbiamo una pagina facebook internazionale), ma poi non importa l'età, il ceto sociale, la nazionalità. È una maniera incredibile per conoscere gente che normalmente non incrocerebbero mai il nostro cammino.

Ho conosciuto anarchici rifugiati, padri single, istruttori di bici per ciechi, giovani vichinghi, ufologi in erba, ricchi e poveri, dottori e manager, disordine ed estrema pulizia. 

Poi ci sono gli amici che si fanno in 4 per aiutarti. 
A Dublino c'è Filippa, conosciuta su facebook quando entrambe eravamo Comenius (per chi non lo sapesse, la mia vita per un anno è stata questo incredibile sogno www.comeniusinslovenia.blogspot.com). Comunione di anime da prof., esperienze di vita, la sua preoccupazione di vederci dormire sotto un ponte a Dublino che la porta a cercarci un tetto a casa di una sua amica e - quando il mio volo è cancellato per gli scioperi - ad ospitarmi a casa sua. Eppure la sua amica non ci conosce e neppure ci sarà. Eppure io e lei ci eravamo viste prima solo un giorno fugace a Roma, ma c'erano stati mesi di chiacchiere didattiche e di ogni tipo via facebook.


 E sono chiacchiere e risate e allora pare di essere amiche da chissà quanto. E Dublino attraverso i suoi occhi e il suo vissuto è anche un po' la mia città.

Io mi sono scordata come sono gli italiani. Non sono più tanto italiana in certe cose. 
Così quando Filippa ci dice che dei suoi amici hanno organizzato un picnic per Pasqua e anche io e Marghe siamo invitate, penso bene di mettermi due pacchi di cous cous liofilizzato nello zaino, in caso non ci fosse nulla da mangiare per noi.
Perché avevo scordato che significa un pranzo di Pasqua tra italiani, un'abbuffata mascherata da picnic in giardino. In cui i padroni di casa, Alessandro e Caterina, ci accolgono come se a quello si dedicassero, a ricevere i profughi appena arrivati in un Paese nuovo e a farli sentire a casa.

Credo sinceramente che questa domenica di Pasqua sia stato uno dei giorni più profondi della mia vita, chissà se gli altri se ne sono accorti. Sembra assurdo, ma stare fra italiani come da tanto non mi succedeva mi ha fatto fare pace con la mia italianità. Ricordare cosa c'è di bello nelle persone del Paese dove non vivo da tanti anni.

Quel calore, quel senso immediato di famiglia, quel pensare sempre agli altri e a farli sentire a proprio agio, quelle chiacchiere che scorrono naturali come se fossimo tutti stati compagni d'asilo che non si vedono da anni.

 Una torta vegana fatta apposta per noi ...

...  un cuoco instancabile con due barbeque separati così le verdure non si mischiano con altro ...


... la caccia agli ovetti di cioccolata nascosti in giardino, godendoci un sole tiepido che inaspettatamente ci riscalda e ci coccola.


Una giornata che pare durare secoli, e un certo punto non mi ricordo più neppure che siamo a Dublino, mi pare di essere a casa, poter tornare a piedi, e pensare che in ogni Paese ci dovrebbe essere un comitato di accoglienza così, come forse c'era quando la gente emigrava in ben altre condizioni.

Grazie Fili e grazie ragazzi/e, vi aspettiamo a Murcia.