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27.9.17

Le parole sono pietre





Sono stata molto indecisa sullo scrivere o meno questo post, in molti mi hanno detto semplicemente 'ignora', 'non ci pensare', 'non ne vale la pena' e devo ammettere che non mi ha certo tolto il sonno, né ha influito minimamente sulla mia vita e sulle mie scelte.
Poi ho pensato che magari a qualcunA potrebbe succedere la stessa cosa e magari reagirebbe diversamente, chissà se mai cercherebbe risposte in rete, magari potrebbe finire qui, forse questo post potrebbe aiutarlA.

Parlo in femminile perché di sessismo, discriminazione basata sul genere sessuale, maschilismo o come lo volete chiamare. La sostanza è quella.

A luglio ho insegnato nei soliti corsi intensivi. A inizio della seconda settimana si è presentato un alunno (uomo cinquantenne, non un ragazzino) che non era venuto alle prime 20 ore di lezione. È arrivato abbastanza spavaldo, dicendo che comunque non gli interessava passare l'esame, che lui aveva già un certificato, che in sostanza veniva per ripassare. 
Le 2 settimane successive arrivava sempre tardi, se ne andava prima, ma ok, sapevo che lavorava e che probabilmente scappava dal lavoro per venire a inglese. Non lo vedevo ben integrato con il gruppo, ma pensavo fosse per il fatto che era arrivato a corso già iniziato, quando gli altri erano già molto affiatati. A volte succede, non interferiva comunque con la sua partecipazione in classe.

Alla fine ha tanto insistito per venire al pranzo di fine corso (in un ristorante vegano, come sempre; e ci tengo a precisare che non sono io che lo impongo, ma gli alunni che lo suggeriscono per provare qualcosa di nuovo), me lo sono ritrovato seduto accanto, ha decisamente monopolizzato la mia attenzione con domande a raffica, ma succede in tavolate, non fa niente. 

Mi ha chiesto pure il numero di telefono, perché diceva che al lavoro aveva bisogno di traduzioni ed io gentilmente ho rifiutato, perché non mi interessa lavorare di più, non ho la partita IVA fra l'altro. Ma altrettanto gentilmente gli avevo detto di scrivermi alla mail del lavoro e gli avrei passato dei contatti. Il giorno dopo l'ho incontrato per strada, ero con due colleghe, lui ha mostrato quasi l'intenzione di fermarsi a parlare con noi, ma non mi pareva il caso, gentilmente l'ho salutato, augurandogli buone vacanze.

Il giorno successivo la segretaria mi ha rinviato una mail, scritta da questo tizio, in risposta alla richiesta di completare un questionario anonimo sulla didattica ed opinioni sul corso in generale. Non ha ovviamente riempito il questionario, ma ha deciso di scrivere dei commenti su di me, che però anonimi non erano più, dato che ha semplicemente cliccato su rispondi alla mail. La segretaria, che mi conosce, ha pensato che io dovessi sapere che in giro c'era un soggetto simile.

Diceva in poche parole che non voleva parlare delle mie abilità didattiche, che su quelle non aveva nulla da dire ma che ... sono strana, che mi vesto sempre uguale, metteva quindi in dubbio il mio concetto di igiene personale e concludeva aggiungendo che non mi criticava mica perché fossi vegana femminista meglio un mondo senza uomini.
Il tutto scritto in modo sconclusionatissimo, senza punti né virgole, una cosa attaccata all'altra, così, come una frase detta di getto.

Quando l'ho letta ho pensato a uno scherzo. Io sono molto ironica, nelle mie classi gli alunni possono dare sfogo al loro senso dell'umorismo senza problemi. Accetto critiche, domande, condivido con loro tante esperienze e punti di vista.

Così ho deciso di rispondergli scherzosamente, consigliandogli link su veganismo e salute (avendo lui tanto elogiato il cibo vegano mangiato insieme al ristorante ed essendo lui medico, non potevano che interessargli), parlandogli di minimalismo e di anticonsumismo, del concetto di uniforme auspicato da tanti geniacci milionari (mi vesto sempre uguale e delle stesso stile/colore perché così non devo perdere tempo prezioso a scegliere/selezionare) e di quello di capsule wardrobe, ricordandogli che sebbene nella mente di alcuni lo stereotipo di donna possa includere un profumo di rose e fiori, esistono anche shampoo e bagnoschiuma inodori e suggerendogli anche dove comprarli. Ricordandogli gli effetti nefasti della plastica sulla salute, consigliandogli negozi dove comprare prodotti sfusi, senza sostanze chimiche.

Nella mail lo ringraziavo di avermi fatto fare due risate, dicendo ironicamente: a che persona sana di mente verrebbe mai l'idea barbina di rispondere a una mail sulla didattica parlando dell'aspetto fisico della tua prof?

Aggiungevo che non sapevo da dove aveva tirato fuori la storia del femminismo, perché parlo sì di tanti temi, ma il femminismo non è, anzi non ERA, un mio cavallo di battaglia. Gli dicevo di non preoccuparsi, che dato che lui si aspettava da me che fossi un'enciclopedia vivente, mi sarei di certo messa in paro, e che con sommo piacere ci saremmo potuti rivedere a settembre per discutere di temi vecchi e nuovi.
E mi raccomando che leggesse e si informasse anche lui, con tutti i bei link che gli avevo mandato per 'migliorare il suo inglese', perché sicuramente aveva scritto quella mail anche perché gli mancavamo io e i compagni, e soprattutto i compiti a casa, e io gentilmente gliene stavo mandando a bizzeffe.

Ci ho messo due ore a scrivere quella mail, che ovviamente non ha avuto risposta. Chissà, magari sta ancora facendosi una cultura.

Poi però ho realizzato che tanto uno scherzo non era, perché la mail era diretta - passando per la segretaria - alle mie cape. Con che fine non lo so, screditarmi, farmi fare una lavata di capo, boh, però ecco, non erano chiacchiere dal barbiere, erano insulti scritti e registrati nel sistema dell'Università. Ne ho parlato con dei colleghi, tutti scioccatissimi. Finché uno non mi ha consigliato di rivolvermi a La Unidad para la Igualdad, un'unità che abbiamo all'Università che si occupa di casi di sessismo e discriminazione. 

Perché effettivamente, pensandoci, quest'uomo è professore, da lui dipende anche la vita e il futuro di tanti studenti. Se si comporta così con una collega, chi ci garantisce che non bocci le sue alunne perché non si mettono il profumo, si vestono da maschiaccio e non gli danno il numero di telefono?

Ne è seguita una serie di mail e una riunione con la Vicerrettrice de Igualdad e una rappresentante de la Unidad para la Igualdad, 2 giorni fa. In cui ho scoperto che all'Università esiste un codice etico, che però non prevede sanzioni. Se quindi qualcuno decide di insultare un collega o un alunno si potrà procedere per via penale fuori dall'Università, ma l'Università non da supporto, né garanzie.

Ho scoperto anche che questo tizio, dopo aver mandato la mail demente, aveva fatto fagotto e abbandonato l'università, senza dare preavviso e quelli di Risorse Umane si erano ritrovati a dover cercare di sostituirlo in fretta e furia quando avevano scoperto che a settembre non sarebbe tornato. Sparito, chissà dove.

E mi chiedo come nel XXI un uomo che ha viaggiato, che è anche famoso nel suo campo, che ha un certo livello socio-economico-culturale, possa ancora pensare che può sminuire una donna criticando il suo aspetto, perché secondo lui non abbastanza donna? Perché questo tipo di scherzi si accettano? Perché vabbè, ma che vuoi che sia? Vabbè, ma che esagerata? 

E lasciando correre queste piccolezze, poi accettiamo situazioni ben peggiori, perché se l'è cercata, perché sono ragazzate, perché perché perché ... e le accettiamo all'Università, che dovrebbe propagare valore etici, di rispetto e di uguaglianza. Perché intanto che ci possiamo fare, perché meglio stare zitti, perché perché perché.

Io però quest'anno lo sapete che ho le mie missioni, e allora ci ho messo anche questa, quella di non lasciar correre e se non c'è nulla che ci protegga da attacchi gratuiti e insensati, dalla grettezza di persone che l'hanno sempre avuta vinta, allora magari bisognerà crearlo.   

Questo post lo stavo scrivendo ieri, quando mi è arrivata la terribile notizia della morte di Juan, mio collega e amico, che per anni ha lottato contro le ingiustizie di tante situazioni, su tantissimi fronti, finendo per essere sempre più vittima  di soprusi e cattiverie. Da lui ho imparato a non restarmene zitta e buona, a cercare sempre di fare del mio meglio per migliorare me - e il mondo in generale. 
Mi dispiace solo di non averglielo mai detto. E allora se qualcuno vi ispira ad essere migliori essere umani, diteglielo, ringraziate, fategli sapere che tutto quello che fa non è invano.
Combattete parole vuote e grette con positività e speranza.
 



8.6.16

Pagella

Questo quadrimestre è passato veloce e lento.
Non so se i miei giorni si sono arenati nella perdita di Carmen a marzo quando avevamo appena cominciato le lezioni,  forse è stato stranamente lungo per quello, vivere con il suo vuoto in classe, tutti i giorni. Però è già finito, 240 ore di lezione. Passate.

È stato un quadrimestre leggero e pesante.
Ho riso tanto in classe, ho preso a scrivere io delle domande quando quelle del libro non mi piacciono, e ne scrivo tante, a raffica, che ce ne sia una almeno che piace a ciascuno, che ognuno si senta di poter parlare. 
Però poi il fiume in piena chi lo argina? La classe si fa confessionale,  vengono fuori torrenti di paroloni, di dolore, di perdita, di paura e io divento di marmo fuori e di cera dentro, mi sciolgo nelle tragedie altrui, raccontate agli esami orali, quando la domanda era tutt'altro.

È stato un quadrimestre  di dubbi e risposte.
Il dubbio è sempre lo stesso da un po': ma mi va di continuare a fare questo lavoro?
Non amo le riunioni, né la burocrazia, né le scartoffie, esigenza di chi in classe non ci entra da secoli o non ci è mai entrato. Mi tolgono tempo e voglia e così divento un po' chissenefrega, se mi obblighi a farlo così non sarà un mio prodotto e non mi rappresenterà, dunque non mi arrabbierò se non va bene.

Poi però un alunno che pensavi che ti odiasse un po' in tua assenza dice ma lei è la migliore e un'altra ammette l'inglese non mi serve, io vengo a lezione perché ci sei tu.
C'è chi mi porta cibo vegano, chi mi manda messaggi per aver la mia opinione, come fossi Dotto e loro i miei nanetti. E così mi fregano di nuovo, resti vero?
Il prossimo quadrimestre sei qui?

Poi gli mandi i voti e ricevi la tua di pagella 

Here are yours:

Knowledge: 10
Enthusiasm: 10
Effort: 10
Rhythm: 10
Personality:10

Final Grade:10 (much expected)

It is not easy to attend a language course when you are in your mid forties. To me It's been a surprising pleasure to do it and you deserve all the credit for that.

Sometimes we just complain about things and forget to verbalize it when something positive comes along. Not this time.

Thanks again.



Svuoto la classe. Stacco i poster. Guardo i muri bianchi.
E mi scappa una lacrima e penso già alle lezioni del corso intensivo che verrà ...

Resto qui e per r-esistere ogni tanto me ne scappo via, in libri belli e terribili e anche un po' vegani (The year of the Flood, lo avete letto? E poi di Ethical Assassin, 600 pagine in un giorno e un occhio gonfio) e anche in città già conosciute quando ero prof agli inizi e non sapevo che lo sarei stata per così tanti anni.



Sarò a Valencia, per 3 giorni prima di tornare a Roma, i soliti incastri-toccata-e-fuga, sto diventando un'esperta, la valigia si fa da sola. I libri vengono con me, il pensiero a loro, alunni futuri ...




1.12.15

Il silenzio dei funghi




Per combattere la vita allo sbaraglio che come un cane bagnato e infangato ti corre incontro, ascolto video zen e leggo le vite di maratoneti e mi convinco che devo dare un ordine diverso alla mia routine.

Così mi faccio uno schema, delle cose da fare ogni settimana e le cancello con l'evidenziatore verde speranza o giallo limoni rubati nei campi, che quello è il compito della domenica. Poi la domenica sera lo strappo e ne comincio uno nuovo sul cartone della scatola dei digestive.

Voglio macinare km a piedi o vasche in piscina, per arrivare dove non lo so, per ora procedo.
Qualche settimana di sveglia alle 4, bello il mondo silenzioso e immobile e le mattine che durano una giornata intera, e mo' che faccio?

Penso di aver tutto sotto controllo, il processo di trasformazione in asceta è pressoche terminato.
Ma come diceva un mio prof all'università, non va bene essere eccellenti, vuol dire che non hai più niente da imparare, e allora mi faccio lo sgambetto da sola e mi avveleno.

Perché lo so che i funghi contengono simil lattosio, lo so che il glutine è uno degli ultimi nemici che vogliono strapparmi il passaporto italiano, lo so, ma mi faccio la pasta coi funghi, così, a secco, senza sugo, senza olio, e mentre i funghi cuociono penso ammazza quanto puzzano e il cervello registra l'informazione e fa harakiri.

Il giorno dopo ho la febbre, un mattone nello stomaco, di quelli arancioni porosi che spaccano i vetri nei fumetti e affondano i cadaveri dei mafiosi nei laghi. Per precauzione non vado in piscina e mi rintano nel letto, a smaltire la mia sbornia nell'immobilità di cetaceo arenato.

È forse il corpo che dice ferma, va bene, fatti pure gli schemi che vuoi, ma ci hai pensato bene? Dov'è che razzoli e arranchi, dove vuoi arrivare?
Ignoro le voci, risorgo di lunedì, ma lui, il corpo, c'ha tutti i suoi bei meccanismi per frenarmi e far correre la mente, invece di farla girare a vanvera come un mulino impazzito.

Sono in classe quando all'improvviso mi si ingolfa la voce, i polmoni chiudono bottega e comincio a starnazzare. Il giorno dopo la voce non c'è più, andata, e io me ne sto zitta tutta la mattina solitaria, poi vado al bagno e faccio una prova davanti allo specchio, ma no, la voce non c'è.

Però non sto più male e allora vado a lezione lo stesso, fiduciosa che magicamente alle 4 tornerà, invece alle 4 arriva Arturo er Camionista 3 pacchetti di sigarette al giorno, che sono io in tuta in versione svociata.
Gli alunni mi dicono ma i vegani non si ammalano mai, io pure lo penso, questo silenzio forzato deve essere altro.

Che poi mica ci vuole tanto a capirlo, se non hai voce, saranno gli altri a dover parlare, tu puoi al massimo fare le facce, scrivere alla lavagna, assentire, pollice in su, conto fino a 10 e poi ...
E così ascolto e imparo la mia lezione, che parlo troppo e sempre, e quando i polmoni collassano sono infine gli altri a parlare, senza interruzioni, e forse senza paura o soggezione.

Ascolto infine i miei alunni chiacchieroni, senza FRIEND non si dice FREE END, e tu che ne pensi? E ora passiamo ad un altro argomento.
È bello, per due giorni, farsi guidare, oggi quest'attività continua perché hanno un sacco da dire e non posso fermarli e poi li ritrovo fuori di classe che continuano a parlare, del condividere, del perché in un Paese apparentemente tanto amichevole e amicone come la Spagna, spesso regna un individualismo così rassegnato da far paura.

In silenzio assimilo anche un complimento laddove mi aspettavo una critica o della negatività, vengo a lezione, teacher, perché mi piace come insegni, perché qua imparo e metto in pratica - lui che la lezione precedente si era stressato e aveva sbottato.

In silenzio nessuno viene a cercarmi per raccontarmi pettegolezzi o malignità, perché non posso dire niente di rimando e mi scrollo di dosso un bel po' di negatività. 

Lezione imparata, la prossima volta tengo la bocca chiusa e così non ci entrano neppure funghi assassini.

Lo strumento più potente di un professore è la voce. 
Lo strumento più potente di un professore è il silenzio.

18.7.15

Capriole

Quasi un mese senza scrivere.
È stato un luglio particolare, ore lavorative (e stipendio) ridotte, all'università a insegnare al massimo fino alle 2.30.
Ho una classe di gente tranquilla, normali, carini. Nessuno psicolabile.
Fanno i compiti, partecipano, tutti molto interessati, le 3 ore passano veloci, veloci, tanto che a volte mi sbaglio e mi devo mettere la sveglia per ricordarmi quando la lezione finisce.

I primi giorni però sono stata disorientata. Pomeriggi liberi? E ora che faccio?
Ero partita con un sacco di buoni propositi: allenamento, dieta crudista, studiare svedese.


È andata bene per qualche giorno, a mangiare i pomodori del balcone, fare 9km a piedi di ritorno dal cinema, comprarmi carciofi per merenda invece che bombe caloriche.

Ma a 40-45º il cervello va in tilt.
E i buoni propositi fanno una piroetta a 180º trasformandosi in: fare la siesta, mangiare gelati (vegani) e un sacco di altra roba, andare al cinema col tram a vedere qualsiasi cosa per approfittare dell'aria condizionata in sala (che io a casa non ce l'ho).


Le mie interiora soffrono per l'attacco di grassi, glutine e zuccheri.
Ogni giorno mi riprometto: da domani solo cocomero!
Ma poi c'è sempre qualcuno da salutare perché non lo vedevi da tanto tempo, un giretto in centro, qualche tapa, fa caldo, che ti vuoi far mancare un gelato?

Da brave suicide io e Marghe certi pomeriggi usciamo alle 5, sotto il sole a picco, sperando di dimagrire per evaporazione. Arriviamo in centro con pause cibo varie e, sarà forse un miraggio, ci ritroviamo nel bel mezzo di uno spettacolo di balli folclorici.
D'oriente dice il cartello.
Nizza, dice il tamburo di uno dei suonatori.
Vabbè, però ha ragione mamma, a Murcia esci per strada e ti trovi sempre una sfilata, una processione, qualcosa di non annunciato che ti sorprende.
Durante l'anno chissà quante me ne perdo, di queste manifestazioni estemporanee, con cinesine ginniche che si arrotolano le gambe intorno al collo, draghi con le mani di Mickey Mouse, coreografie di asiatici-francesi che sudano le 7 camicie.


Ieri era l'ultimo venerdì di lezione, la prossima settimana sono già gli esami.
In classe stiavamo parlando di sogni, di chi avrebbero voluto essere per una settimana se avessero potuto scegliere: Obama, un compositore che non conosco, Peter Griffin, un'aquila ...
Manco a farlo apposta l'ultimo a rispondere dice Sean Connery. 

Gli dico: così potresti metterti un kilt, vero? - e rido sotto i baffi.
Ho la lezione sulla Scozia preparata per l'ora successiva. 
Il kilt è proprio lì, in una scatola davanti a me. 
Certo - dice lui.
A volte ciò che si desidera diventa realtà in 4 e 4 8.
Tiro fuori baracca e burattini e fra gli applausi della classe e con sottofondo musicale di cornamuse, trasformo l'alunno in scozzese, tanto che lui vorrebbe addirittura togliersi i pantaloni.


Da lì risate a go-go e foto ricordo con minacce di accoltellamento se non fanno i compiti.

13.6.15

La scuola è finita ... andiamo in pace!



Oggi fa calduccio  e mi è tornato in mente quando, 15 anni fa, mia cugina e suo marito erano venuti in viaggio di nozze a casa mia, qua nel deserto. Murcia gli piaceva tanto, nonostante i 40º-45º, e Alessandro amava particolarmente i granizados, che non sono proprio granite ma quasi. Così mentre noi dormivamo la siesta lui usciva sotto il sole cocente per andare a prendersi un granizado.

Loro non parlavano spagnolo e proprio qui nella regione in cui tutte le S scompaiono (i murciani fanno economia di consonanti) Ale e il gelataio non si capivano:

Ale appiccicava le S a ruota libera alla fine delle parole che aveva imparato:

- QUIEROS UNOS GRANIZADOS.

¿Cuántos? - gli rispondeva il gelataio. (Unos in spagnolo infatti significa 'alcuni, dei')

E lui un po' stizzito: UNOS, UNOS. (facendo segno con il dito).

Alla fine tornava sempre a casa con tres granizados, perché con il numero 3 si va sul sicuro, a Murcia lo pronunciano come in italiano.

Ora sono 15 anni che io sono qui e magari gli errori li faccio al contrario.
Parlo itañol e mi confondo, diciamo che in tante cose mi sto spagnolizzando.
Come molti saprete sono l'artista (con involuzione a livello disegni secondo asilo) dietro i fantastici Cuidadín e spesso rivivo le mie figuracce ascoltando di nascosto italiani in giro, che intanto mica lo capiscono che sono del Bel Paese.


DE PUTA MADRE

Questa espressione si impara subito, perché è sempre in bocca di tutti.
De puta madre, che figata, da paura, fantastico.
Ricordo il momento preciso in cui l'ho sentita per la prima volta, pronunciata dal vocione di un murciano conosciuto a un campo di volontariato. Io parlavo un po' di spagnolo e chiacchieravamo di quell'estate, di cosa avevamo fatto, di cosa avremmo fatto. Mi ricordo che gli avevo detto che dopo il campo di lavoro sarei tornata in Italia, per passare un po' di tempo con i miei, eravamo passati a parlare del cibo italiano che cucinava mia mamma e zacchette, DE PUTA MADRE.
Non gli sono partita di capoccia per miracolo.
Io odio le parolacce, soprattuto quelle che insultano la mia famiglia. Ma ha rischiato di brutto.

Occhio che non è lo stesso dire de puta madre che tu puta madre, questa seconda espressione sì che è un bell'insulto.



Poi quando facevo le ore piccole per il centro di Murcia quando ero una erasmus festaiola, mi capitava, tornando a casa all'alba dei morti viventi, di essere fermata sempre dallo stesso tipo, fatto e sfatto, che mi chiedeva sempre di 'dargli fuoco'. 
E io pensavo: poveretto, è davvero disperato, non riesce a uscire da questo tunnel di perdizione in cui si è ficcato. Anche perché io non fumo e non potevo immaginare che qualcuno mi prendesse per fumatrice e mi chiedesse da accendere.
Poi quando ho risentito 'sta frase in una discoteca ho pensato: oddio, ma 'sto dame fuego è qualcosa di sessuale, tipo 'cmon baby light my fire. Insomma suicidio o zozzerie?



La storia del seguro e seguramente mi fa ancora impazzire. Ma perché cavolo l'avverbio che deriva dall'aggettivo significa qualcosa di completamente diverso??????? Perché? Perché? Ci ho messo circa 10 anni a non confondermi più. Anche se quando ascolto seguramente c'ho ancora quel momento di scarto prima di realizzare che col cavolo che è sicuramente, anzi nella maggior parte dei casi, quando uno ti dice seguramente ti sta dicendo di no in modo gentile.

Cioè, mettetevi l'anima in pace:  seguramente ti chiamo, seguramente passo, seguramente ci vediamo ... vi stanno dando il due di picche, fatevene una ragione.
Per andare sul sicuro la parolina magica è seguro, sennò ciccia.



---- MAMMA SMETTI DI LEGGERE QUI ----

Poi ovviamente ci sono una lunghissimissima sfilza di errori pornografici, ma proprio tanti tanti.
Che poi cazo e cazzo si pronunciano pure diversamente, ma ti fa comunque ridere quando vai a comprarti la prima e unica pentola per la tua casetta erasmus e vedi 'cazos' da tutte le parti.

Ti fa pure ridere che gli attributi intimi maschili e femminili in Spagna vengano chiamati con un nome del genere opposto, POLLA per l'uccellino, COÑO per la patata. Poi impari talmente tanti altri nomi per definirle che non ci fai più caso. Fino a quando sei in giro con un'altra straniera che per cena chiede un 'bocadillo de polla' (panino di cazzo, invece che di pollo) e allora ringrazi il cielo di essere veggie.

---- MAMMA PUOI RICOMINCIARE A LEGGERE QUI, o forse no ... ----


E nella vita di una prof. di italiano non sono solo gli alunni a confondere Buongiorno con Bochorno (afa), guarda il libro con riponi/ il libro (guardar in spagnolo =  mettere via), e a intorcinarsi il cervello pensando che salir significa uscire, subir significa salire e subire è sufrir ... no, no, pure tu farai le tue belle figuracce in diretta, e ovviamente saranno sempre delle pornofiguracce.

Perché se tu dici TOCCA A TE in classe, il tuo studente principiante capirà TÓCATE, cioè toccati, onanismo didattico insomma. Che poi in spagnolo si dice TE TOCA, ma chi è che mi tocca???

Un sacco di verbi creano casini, tipo vado al mare Y ME BAÑO ... e certo che ti bagni, ovvio.
Ma bañarse non è bagnarsi, bensì fare il bagno. Però il verbo fare dopo 15 anni qua si finisce per perderlo e allora cominci a dire DOCCIARSI, COLAZIONARE, MERENDARE e vabbè, che ci si può fare?

C'era il padrone del ristorante dove lavoravo, che parlava itañol pure lui e per dire a uno dei nuovi camerieri spagnoli di portare le tovaglie in lavanderia gli diceva TOALLAS, che sono gli asciugamani e questo rovistava e rovistava in magazzino, alla ricerca dei fantomatici asciugamani.

E poi tutti gli altri casini culinari, olio = aceite, aceto = vinagre,  e uno legge il menù e dice: ma che schifo, pasta aceto, aglio e peperoncino ... e poi vogliamo un piatto di gambas, oddio sono cannibali! Ma noooo, le gambas non sono gambe, sono gamberi. E la pasta al burro (= asino) deve aver fatto inorridire frotte di ispanici (che poi un asino o una mucca, boh, che differenza fa!).

Insomma, oggi ripenso a tutti questi malintesi e a tutti quelli che vivono i miei studenti, però sono felice, perché per la prima volta nella storia ho promosso tutti! Tutti!!!! Certo ci sono stati una quindicina di studenti che non si sono presentati all'esame, ma meglio così, mi hanno tolto un peso, quello di bocciarli, hanno capito forse cosa mi aspettavo da loro e che non si erano impegnati abbastanza.

Ho ripensato pure al mio erasmus perché ieri, negli ultimi ultimissimi esami ce ne erano 3 di alunne il cui destino dipendeva dal mio voto. Tre future erasmus in Svezia, che piangevano prima e hanno pianto dopo l'esame. Ho ricordato me stessa, trepidante 16 anni fa, in attesa delle selezioni e di sapere se sarei partita. 

E ho pensato che sarebbe stato bello fare un video, del momento preciso in cui la vita di qualcuno cambia e non si può tornare indietro.






10.6.15

Ho perso la vocazione?

Culo sedere quadrato fisso sulla sedia, testa altrove.

È la fine del quadrimestre e, come al solito, siamo sommersi di cose da fare.
Mi è toccato pure mettermi i pantaloni funerale (nel senso che non me li metterei altro che per andare a qualcosa di tremendamente importante) perché avevamo un'ispezione durante gli esami del venerdì pomeriggio (quindi peggio di un funerale).

Così mi sono resa conto che non sono proprio fatta per questi salamelecchi di vestirsi bene e dare dell' Ustedes (Loro) agli alunni. Non ce la faccio proprio. Non so come in un passato lontano 20anni io avessi potuto pensare di lavorare in un'ambasciata, dove oltre ai pantaloni effetto salsiccia sicuramente avrei dovuto portare scarpe non da ginnastica. NO, NO!

Fortuna che i nostri esami dei corsi e le nostre prove di accesso agli intensivi estivi sono un po' più rilassate. Vengo in ciavatte e pantaloni hippy, che mio padre mi farebbe subito licenziare.

L'altro giorno un mio alunno mi ha fatto un bellissimo coming out nello scritto dell'esame, raccontandomi di suo marito (immaginario) e poi mandandomi una mail per dirmi cosa ha imparato da me come prof e da me come Cecilia. Lacrimuccia.

Vari altri alunni mi hanno scritto per dirmi quanto avevano imparato, come si erano divertiti, e insomma belle cose, proprio l'anno che pensavo che la mia vocazione all'insegnamento fosse scomparsa del tutto. Si vede che c'è ancora, ma è talmente inglobata in me che non la vedo.

Però ecco, ad allietare questa faticosissima fine quadrimestre poi ci sono i futuri alunni che pensano di non rivedermi mai più, perché non collegano  il fatto che io che gli faccio la prova di accesso poi potrei essere la loro futura prof.

Eccotelo qui dunque, uomo tatuato, baricentro basso, un ammazza dinosauri come amo definire il genere.
All'esame orale nervosissimo, livello terra terra, mi chiede di rifarlo più tardi.
Vabbè, so' pochi, tranquillizzati e ripassa.

Me lo ritrovo fuori dalla porta, infine pronto ad affrontarmi.

Prima domanda: che ti piace fare nel tempo libero?

- scrivere romanzi d'amore.

- romanzi d'amore? (dico io un po' interdetta, spiazzata, visto il suo aspetto non me lo aspettavo, mi valga la ridondanza)



Il tipo mi scruta per qualche secondo, per vedere se sono pronta alla prossima rivelazione:

No, vabbè, d'amore no.
Di sesso.
Erotici.
Sensuali.
Insomma HOT.
(ma pronunciato con quella gutturale aspirata più simile a una 'jota' che fanno gli spagnoli).

 Pensava di guadagnare punti?
Se lo sarà inventato perché quando il mio collega mi ha chiamata Cecilia, pronunciandolo in italiano, questo ammazzadinosauri ha capito Cicciolina?

Non lo so, fatto sta che è in un A2.1, io insegno normalmente dal B2.3 in su.
Gli mancano circa 8 livelli per raggiungermi.
Se fa un paio di corsi all'anno e li passa se ne riparla fra 4 anni.

Per quell'epoca chissà, forse avrò davvero abbandonato l'insegnamento e mi sarò data al Cicciolinamento.


(Gli altri Cuidadín li trovate qui)



21.3.15

Succede in classe # 4

Si parla di cose strane che gli sono successe, di oggetti strani che possiedono, di personaggi bizzarri, di esperienze fuori dal comune.

Li faccio parlare a coppie di un po' di tutto, poi faccio a tutti la stessa domanda:

Allora, qual è l'oggetto più strano o particolare che possiedi?

- Un antico forno a legna costruito 100 anni fa ...
- La bicicletta del mio bisnonno, che ancora funziona ...
- Una rosa a lunga durata (queste qua, che durano 6 mesi)
- ...
- ...

E poi è il turno di una - che probabilmente era stata con la testa fra le nuvole mentre altre 7 persone 7 rispondevano alla stessa domanda.

- ... Beh, di sera quando sono da sola a letto ...



Io, mente pura, non ho fatto nessun pornocollegamento. Il resto della classe sono scoppiati tutti a ridere. Lei voleva raccontare un' esperienza strana (qualche rumore nella notte, boh, dal ridere non ha neppure finito!), gli altri subito a pensare a oggetti porcelli! 'Sti spagnoli!

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Succede ogni quadrimestre: do da scrivere una mail formale per proporsi per un campo di  volontariato e chiedere informazioni. Sul libro c'è un esempio (che vediamo insieme), ci sono delle frasi utili e ci sono le istruzioni chiarissime da seguire: chiedi questo, specifica quest'altro, aggiungi quest'altro. Struttura rigida, preconfezionata, cioè, è praticamente fare un copiato modificato dell'esempio, non dovrebbero fare errori.

Ci ho messo 3 ore a correggere una quindicina di mail, voti che vanno dal 2 al 6, giusto un 7.

Io mi chiedo se davvero pensano che, nel mondo reale, potrebbero cominciare una mail formale dicendo:

- Voglio informazioni sul training, perché non so se posso farlo, dipende dalle date, perché forse sono in vacanza! (Voja de lavorà, sartame addosso!)
- Ditemi che animali si devono studiare, perché sono allergico a ... (ecciù!)
- Questo campo non mi preoccupa proprio, sono un campione di questo e quest'altro. (tutti superman e wonder woman!)
- Parlo questa lingua perfettamente ... (quando le istruzioni dicono chiaramente che il loro livello è A2) perché me l'ha insegnata una mia amica. (ah, menomale!)
- SONO IL CANDIDATO PERFETTO! (GRAZIE DI ESISTERE)

In questo caso non so se ridere o piangere!

26.1.15

Di tette, squame e limoni.

C'era un tempo in cui lo stress mi faceva venire delle emicranie da ospedale.
Poi ho imparato a catalizzarlo, a non farmi tangere troppo da cosa mi succede intorno e ad essere più asociale sul lavoro. La situazione è indubbiamente migliorata, ma ci sono momenti che mettono a dura prova la mia resistenza.

La settimana scorsa è passata in un soffio valanga. Ci sono finita dentro e sotto perché abbiamo vari colleghi/e in congedo per gravidanza, malattia, depressione. Siamo rimasti in pochi, e neppure pochi ma buoni. Così gli esami, correzioni, cambi, riunioni, aule che mancano, che cambiano e tutti i tipici cavoli della vita di un professore si sono concentrati in 5 giorni e  mi hanno travolto in pieno.

Io mi faccio le spremute di arancia tutte le mattine, sto mangiando sanissimo perché 'sta storia di non comprare cose imballate in plastica mi sta obbligando a evitare un sacco di veganschifezze. Cerco di dormire più che posso, un sabato sera se sono stanchissima non me ne frega niente di uscire, me ne vado a letto alle 9 e dormo fino alle 7. Ci metto più o meno le stesse ore che ci mette il mio ipad a ricarcarmi.

Però, nonostante tutto, a volte la fatica si fa proprio sentire. Così per tutta la settimana scorsa ho avuto un mal di tetta che mi sentivo Afrodite A, l'amica di Mazinga Z, la spara tetta. Pensavo che l'avrei sparata da un momento all'altro e avrei fatto esplodere le classi, le cartelline di esami da correggere, i turni di colloqui orali. BOOM! 
E poi mi è venuta una macchia rossa di dermatite sullo stinco sinistro, che so che qualcuno direbbe che è un innegabile segnale che sono stata rapita dagli alieni, ma secondo me è proprio la fatica.

Ho evitato di pensarci tutta la settimana, portandomi appresso la tetta bionica e le squame ben nascoste e pregando che finisse.
È finita.

Mangiarmi un ananas fresco intero ha risolto il problema tetta (altro che antiinfiammatori!). 
Crema idratante e ore di sonno risolveranno il problema pelle di serpente.
Per tutto il resto non c'è Mastercard, che a me fare shopping non serve a rilassarmi, anzi.

Per tutto il resto c'è una passeggiata nei campi, che stanno a 15 minuti da casa mia, e dove incredibilmente nei 15 anni che vivo a Murcia, non ero mai stata.
Murcia è bruttarella sotto certi aspetti, poco curata, un po' sciattona.

Però poi ti regala degli angoli che ti fanno pensare: forse sono io che di solito non presto attenzione.

Non si vede bene, ma sui fili per stendere in fondo ci sono appese fili di bucce di arance e limoni. La prossima volta chiedo alla signora che ramazzava il giardino cosa ci fa.
 
Fra tanti palazzi nuovi resistono case così, coi panni stesi in giardino. Io ci vivrei.
 

Questa sembrava disabitata ... vado a chiedere quanto costa?


Balconi verdi!

E poi eccoli, loro, i miei amati, che sporgono dalle recinzioni per farsi rubacchiare.
Sapevate che cominciare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida con il succo di mezzo limone vi rimette in sesto? Aiuta ad eliminare le tossine, a depurare il fegato, a stimolare il sistema immunitario e che più ne ha più ne metta. Poi se i limoni sono pure gratis ...


E per finire un bel pezzo di tortilla vegana. Una ragazza dei nostro gruppo facebook veggie infine pare aver trovato ciò che le piace fare: cucinare su ordinazione usando ingredienti bio (che compra a un'altra ragazza del gruppo che ha un orto). Accetta pure baratti, pagamento in generi alimentari o altri oggetti che possono servirle.


E ora inizia un'altra settimana! Valanga in arrivooooo!

20.1.15

Succede in classe # 3

 Ipnotizzati dal microonde

Io: Cosa fate quando volete rilassarvi e non pensare a qualcosa che vi preoccupa?
Studente: mi faccio un po' di popcorn. Girano e girano e girano e io non penso a niente.

Mannaggia ai pesci rossi, che non mangio pop-corn dal 2010.

Un po' di porno non fa mai male

A coppie devono raccontarsi un film che hanno visto.
Vedo 2 (donne) ridacchiare parecchio, poi si nota che una non capisce proprio cosa l'altra le sta raccontando.

Io: se non sapete qualche parola specifica, chiedete pure!
Alunna ridacchiando: Cecilia, come si dice prepuzio?

Occhi dei maschi della classe sbarrati!

Ma dico io, che cavolo di film vedete???
(Poi ho scoperto che parlavano del film francese Qu'est-ce qu'on a fait au Bon Dieu, in cui c'è una scena di una circoncisione)

Stanno troppo avanti

Stiamo facendo un ascolto sull'origine delle parole. Tipo, lo sapevate che arancia viene dal sanscrito e significa: veleno per elefanti?
Una delle altre parole era ketchup, dal cinese kê-chiap. L'ascolto ne fa lo spelling, perché ovviamente è diverso dalla parola inglese.
Stiamo correggendo l'esercizio è un alunno mi fa:

- Cecilia, ma il ketchup esiste da tanto tempo allora.
- Beh, sì, pare di sì.
- E allora perché nel listening parlano dell' iPhone? 'Sti cinesi!
- Whatttttt?

iPhone  aɪfəʊn
Hyphen (trattino fra le parole) /ˈhaɪfən/ 

12.1.15

Succede in classe # 2

Ed ecco a voi altre perle di saggezza dei miei alunni



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Giro per la classe ascoltando frasi sciolte, gli alunni lavorano in coppie.

Alunno che parla con un altro alunno sulle strategie per ricordare parole in inglese più facilmente: " io ho una memoria davvero buona. Quando Cecilia dice una cosa in classe io, se la sento in TV, mi ricordo subito cosa significa. Per esempio, l'altro giorno stavo vedendo un film porno ..."

O_o ... Ma che cavolo dico in classe?

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CLASSE DI LIVELLO B1.3 - INTERMEDIO

A casa dovevano leggere una storia vera di due alpinisti persi nelle Ande nel 1985 (ci hanno fatto pure un film, questo http://en.wikipedia.org/wiki/Touching_the_Void) e rispondere a delle domande.

Poi in classe c'era da fare un ascolto riguardante la fine della storia, con le solite domande vero/falso.

Una delle affermazioni era:
Some people have accused Simon of being selfish.

Chiedo per essere sicura che lo capiscano tutti: che significa selfish?

Guizzo di neurone suicida: Lo so! Lo so! Selfish, selfish! Si è fatto un selfish ed è caduto giù dal dirupo!

SELFIE /ˈselfɪ/   e se compro una consonante SELFISH:  /ˈselfɪʃ/

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Ogni quadrimestre faccio una lezione speciale sulla Scozia. 
Do a tutti una scheda in cui ci sono informazioni basilari, tipo estensione, capitale, lingue parlate, laghi famosi, inno nazionale, animale simbolo ecc.
L'animale simbolo della Scozia è l'unicorno.
E puntualmente ogni quadrimestre un alunno mi guarda interdetto e mi fa:
- "Ma Cecilia, gli unicorni esistono"?

Vabbè, basta crederci!


6.12.14

Succede in classe 1



Ho deciso di aprire questa rubrica di momenti tragicomici in classe, di solito li scrivo su facebook, ma finiscono persi fra le mille cose del mio muro, invece così, cari colleghi professori, quando vorrete morire, potrete sempre venire qui a ridere alla faccia mia ...

XXXXXXXXXX GIORNALIERA PORNOGRAFIA XXXXXXXXXXXXX

Classe di quasi pensionati. Inglese iniziale, che più iniziale non si può.
Stavamo vedendo i contenitori e contenuti.
Che significaaaaaa ...

A glass of wine = un bicchiere di vino.
A bottle of water = una bottiglia di acqua.
A box of chocolates = ?

Niente, nessuna risposta.
Faccio la mimica di box e di io che mi ingozzo di cioccolatini.
Sassi? Patatine? Biscotti?
Voglio morire. Sto sudando le 7 camicie. Con questa classe mi devo sgolare.
I neuroni rantolano.
C'hanno 60 anni e pare la prima elementare.

Lampo di genio, decido di farglielo indovinare in un altro modo:
Forrest Gump said life is like a box of chocolates ...
Spero che così lo capiscano.

Mi guardano ancora come se fossi l'aliena che sputacchia strane vocali.
Nun ce la faccio più, mi do per vinta. Faccio ciò che non vorrei fare mai.
TRADUCO.
E con una voce fra l'invasata e il condannato al patibolo grido in spagnolo:
lo que decía Forrest Gump, que la vida es una caja de CONDONES.

Lo dico e vorrei morire davvero, fulminata istantaneamente, mazzata da un dizionario fra capo e collo.
Cioccolatini = bombones
Preservativi = condones

Ho sbagliato parola!

Scoppiano a ridere tutti, e io con loro. Ma talmente tanto, talmente tanto, che mi cominciano a uscire le lacrime. Tantissime lacrime. Quasi mi strozzo. Bevo e mi esce l'acqua dal naso. Devo uscire dalla classe perché rischio il soffocamento.

Ecco, dopo quel giorno là non li ho più potuti trattenere, ogni scusa era buona per un po' di pornografia spicciola.

XXXXXXXXXX LA SIMBOLOGIA DEI SUONI XXXXXXXXXX

 Io amo la fonetica, quindi in classe facciamo spesso esercizi di pronuncia e con i simboli.
Insegno inglese a spagnoli, quindi è parecchio utile.
Oggi uno studente mi fa:

Cecilia, però questi simboli che hai inventato io non li capisco. Cioè, a che servono? Insomma, quando scrivo come devo scrivere?

Lo guardiamo tutti interdetti.

Lui continua: sì, questo alfabeto strano, insomma, ora mica mi posso mettere a imparare come scrivere un'altra volta.

Ci ho messo un paio di minuti a capire che 'sto tipo, da ottobre a oggi pensava che la fonetica fosse una nuova calligrafia. Inventata di sana pianta da me.

XXXXXXXXXX ALCOLISTI ANONIMI XXXXXXXXXX

Io: Cosa bevono gli italiani a colazione, ragazzi?

Alunna: Limoncello!

Altro alunno: no, il limoncello no, che è alcolico!

Alunna (sorpresissima): Alcolico? Noooooooo! Macché! Lo prendi a colazione e fa benissimo, me lo ha detto un amico, un bicchierino di limoncello caldo e cominci la giornata con tanta energia.

Ecco, magari a volte imparare le lingue è utile per capire la differenza fra succo di limone e limoncello. Il fegato ringrazia.





25.9.14

Settembre, mese di ...

Come tutti i mesi di settembre mi vengono in mente un sacco di cose, di essere ordinata, di farmi schemi su schemi di progetti, di esami da passare, di allenamenti, ... di mettere a posto la scrivania per cominciare a  studiare indovinate un po' cosa?

 

SVEDESE. 
Ci ho già provato due anni fa, avevo cercato pure un prof , ma niente di fatto.
Stavolta allora uso un altro metodo.
C'è una pagina su youtube con un sacco di video Learn Swedish with pictures, frasi, verbi, presentazioni, suoni.
Quando sono a casa la metto in sottofondo, a ruota libera, senza sosta.
Non guardo come si scrivono le cose, e neppure il loro significato. Ogni tanto butto un occhio allo schermo, e collego le immagini alla parola. Ma non sempre.
Così cerco di riprodurre l'apprendimento di un bambino, che sente frasi su frasi, molte ripetute, e gli vengono indicati oggetti, ma non sempre.
Insomma, per ora so capire/ dire varie cose, le so pronunciare, ma non so esattamente cosa vogliano dire. Certo, parto avvantaggiata, perché ci sono tante parole simili all'inglese e al tedesco, quindi diciamo che sono come una bimba di 4-5 anni, già bilingue di altro magari.
Poi dopo questa overdose do un'occhiata veloce a come si scrivono le cose, le appunto su un quaderno, ma non le studio, sono là, non ho ancora deciso come affronterò lo scritto.

Poi c'è la questione ciccia!
Dopo i 3.5kg presi durante le vacanze, ora sono tornata alla mia solita dieta veganasana, con concessioni per il fine settimana, perché perché a Murcia, udite udite, hanno aperto un altro ristorantino vegano  https://www.facebook.com/eljardindelosdragones
Così mi faccio insalatone durante la settimana, e poi un giorno a settimana botta di vita: burger, salsicce, patate in varie salse, crocchette (mancano varie foto perché ci sono arrivata un po' affamata).


A Murcia come sempre a settembre piove per 2-3 giorni, e la città si allaga, perché il resto dell'anno non piove mai mai, e quindi i chiusini e gli scoli non se li fila nessuno e certi viali della città si trasformano in canali veneziani, la gente si fa prendere dal panico, non si esce di casa.
Io, che amo l'autunno che qua però non esiste, in questi rari giorni piovosi mi siedo in veranda con una tazza di tè, e sono gli unici momenti in cui riesco a stare ferma, a meditare.


Poi c'è il ritorno al lavoro, gli esami di inglese per 120 studenti, per molti dei quali come vedete qua sotto l'inglish è molto importante. Ne abbiamo bocciati il 70% credo, perché in Spagna purtroppo è così, molte persone credono di poter arrivare all'intermedio B1 richiesto per accesso a master e simili studiando una settimanella prima dell'esame.


Quest'anno causa epidemia di gravidanze fra colleghe siamo rimasti in pochi prof. e io, essendo una delle più veterane, ho infine un orario che mi piace. Uscirò ben due giorni a settimana alle 6 di sera, cioè, potrò aver un minimo di vita sociale pomeridiana, potrò cenare al mio amato orario nordico, vedrò tramonti non dalla finestra della mia classe.  
Ieri quando tornavo a casa dopo averlo saputo facevo i salti di gioia.


Poi per non farmi mancare nulla, e per solidarietà coi miei genitori che in Italia stanno affrontando i lavori a casa, ecco, serranda rotta, e tenuta su con manico di scopa. Calcolando che fino a una settimana fa faceva 45º immaginatevi che piacere non poter aprire e chiudere la finestra.

Ora emergenza rientrata, dopo quella dell'invasione di formiche, del computer che abbassava il volume da solo ...

Mica può andare tutto bene, sennò ci si annoia!

15.8.14

Shall I compare thee ...

Io quando ero al liceo ero innamorata del mio professore di inglese.
Aveva già 60 anni, i capelli bianchi, sempre elegantissimo, un vero gentleman, un Lord anzi.
Ero innamorata del suo cervello, della sua posatezza, e di come -non so come- lui facesse innamorare me della letteratura che studiavamo, delle poesie che leggevamo.

Ora avrà circa 80 anni, chissà se googla il suo nome per curiosità, per vedere se si dice qualcosa di nuovo su di lui. Oggi ne parlo io, di Mario Angelaccio, o Bad Angel come lo avevamo soprannominato.
Lui e l'antologia di inglese, chissà se lo immaginava negli anni '90' quando mi interrogava o correggeva i miei compiti in classe e mi metteva 9 o 10, chissà se l'avrebbe mai pensato che sarei diventata prof. anche io, e per giunta di inglese.

Così la gita a Stratford-Upon-Avon è stato un po' un tributo a lui, che per primo mi ha fatto conoscere Shakespeare, e tanti altri, e ha contribuito a indirizzare il mio destino. 

Eccomi a Stratford-Upon-Avon allora, dove saremmo dovute rimanere due giorni, ma la sparizione del couchsurfer che ci doveva ospitare ci obbliga a un cambiamento di piani dell'ultimo minuto. Gita di un giorno e biglietto multiplo http://www.shakespeare.org.uk/home.html per vedere 3 dei 5 luoghi emblematici di Shakespeare.
Scegliamo la casa dove nacque, la casa che comprò quando si arricchì e la casa di sua figlia e di sua nipote. Non so perché in mente avevo l'idea che Shakespeare fosse un poveraccio, che scriveva a tutto spiano proprio per sopravvivere, e invece veniva già da una famiglia agiata (suo padre era conciatore e fabbricava guanti per i ricchi) e poi divenne davvero ricco. 


Mentre giro per le case, per le stanze, mentre faccio scivolare le mani sul legno dei corrimano e i ballatoi, mentre sbircio da una finestra o mi sorprendono le geometrie di fiori ed alberi nei giardini, mi frullano in mente immagini delle sue opere e scene dei film basati su di esse.

 

Ricordo il mio amore per Otello e Kenneth Branagh, il dolore di Ophelia, King Lear impazzito, Giulietta e Romeo nel film degli anni '90, il Sogno di una notte di mezza estate in un'opera teatrale postmoderna in cui gli attori finivano tutti nudi, flash di quasi 20 anni fa in cui leggevo molto di più e andavo a teatro spesso. Dovrei, DEVO, ricominciare a farlo.


Da prof. di inglese poi, mi affascinano tutte le parole ed espressioni entrate nell'uso comune ed inventate da lui, ecco, piacerebbe anche a me coniare un'espressione e che i posteri la usino, e che un giorno una prof. curiosa indaghi, e scopra che sono stata io a usarla per prima quella volta che ...




Penso che un giorno negli anni '90 scoprii che dal dentista, per non sentire dolore ed evitare botte di anestesia esagerate, mi bastava ripetere e ripetere mentalmente un sonetto di William (il 18), Shall I compare thee to a summer's day, che avevamo dovuto memorizzare all'università, e da allora Shakespeare è stato anche il mio rimedio antidolore.

Mi perdo nei miei pensieri nei giardini di alberi stanchi e fragili, tripudio di fiori ed erbe aromatiche, statue di bronzo opera dello scultore americano Gregg Wyatt, di personaggi che tutti - spero - conosciamo, e nei negozi di souvenir, tentata a comprarmi le spillette con gli insulti Shakespeariani.







E una bella giornata, le nuvole sono clementi, ci accompagnano senza disturbare fino alla Holy Trinity Church, dove Shakespeare fu battezzato e seppellito, e parco circostante, poi arriva la pioggia e ci rintaniamo a berci qualcosa di caldo.






Questa giornata culturale mi ha fatto ricordare un po' tutti i miei professori e ciò che hanno significato nella mia vita, il mondo che ho scoperto attraverso di loro, e quanto hanno influenzato la mia crescita intellettuale. Devo dire che sono stata fortunata, e spero che anche i miei alunni imparino qualcosa da ne e mi ricordino non solo quando vedono vegano in un menù.