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6.12.16

Ma che ci vai a fare a Dundee?

Ma che ci vai a fare a Dundee? Mi chiedono quelli a cui dico quale sarà il mio itinerario.
L'idea è usarla come base per andare a vedere qualche castello nelle vicinanze (questo per esempio), anche se sarà verso la fine del viaggio e sarò parecchio stanca, quindi non prendo neppure troppo appunti, in fondo un amico che ci ha vissuto mi ha detto che c'è poco da vedere. Eppure è la quarta città più grande della Scozia, boh!

La prima sorpresa è invece l'ostello in pieno centro, Dundee Backpackers, a 5 minuti dalla stazione degli autobus,  in un edificio del 1560 restaurato, un labirinto di scale che salgono, scendono e si incrociano, sale comuni e stanze misteriose, biblioteca, sala da pranzo con tavolo di legno, sala di lettura. Ci concediamo una elegante camera doppia, letti comodissimi che ci catturano subito, rinunciamo al castello e decidiamo che in questa città ce la prenderemo comoda.
Quello che mi dispiace di un ostello così bello è che sia popolato da giovani con lo zaino ma con zero voglia di socializzare. Nella grande sala comune piena di comodissimi divani - l'unica dove c'è internet -, una dozzina di ventenni curvi sul telefono o sull'ipad. Tristissimo silenzio tombale. (Ne avevo già parlato qui).

Io invece mi rintanerei nella sala lettura all'ultimo piano, dove internet non c'è, a leggere qualche libro della biblioteca seduta sulle comodissime poltroncine, facendo due chiacchiere ogni tanto mentre bevo una tazza di tè. Ma niente, tutti i bellissimi spazi senza internet sono vuoti.
Io finisco di leggermi The girl on the Train e lo abbandono sul tavolo della sala comune, sperando che qualcuno molli il cellulare e si immerga nelle pagine di questo libro che ha viaggiato con me dalle Orcadi (e chissà dove era stato prima).


















Quando ci siamo infine un po' riprese, decidiamo di uscire a bighellonare e ci rendiamo subito conto che forse avremmo dovuto prevedere più di una giornata in questa cittadina.

Innanzitutto scopriamo le statue, fra cui spicca lo Strathmartine Dragon (dalla leggenda di un drago, che poveraccio come sempre ha fatto una finaccia) di cui mi innamoro subito e poi varie altre che troviamo per caso, fra cui Desperate Dan, dei bei pinguinotti, una scimmietta furbetta, dei Lemmings e varie altre che ci perdiamo e che ho scoperto solo al ritorno guardando qui.













Siamo anche fortunatissime perché a Dundee proprio in quei giorni  per raccogliere fondi per la Archie Foundation (che si occupa di bambini malati, cercando di migliorare la situazione ospedaliera per loro e le famiglie) la città è stata riempita di Wullies e si può trovarli tutti seguendo il  http://www.oorwulliebuckettrail.com/ .

Oor Wullie è un personaggio dei fumetti scozzesi, un ragazzino furbetto e pestifero che ne combina di tutti i colori per guadagnare un po' di soldi. Il mio preferito è il Wullie Pirata, che mi ricorda me alla sua età, con la mia voglia di solcare i sette mari.

Ovviamente noi scopriamo solo più tardi di cosa si tratti, ma anche vagabondando senza meta riusciamo a vederne parecchi (dei 55 totali). A settembre poi le statue sono state vendute, raccogliendo la bellezza di £883,000!!!! Che dire, nel Regno Unito la solidarietà è proprio ad altri livelli!















Da Dundee vorremmo arrivare a piedi al Broughty Castle, che non sembra lontanissimo, ma camminando camminando arriviamo a un punto che non si può più procedere, e rinunciamo, sarà per la prossima volta. Andiamo alla ricerca di altri Wullie e ci sorprendiamo quando vari giovani maschietti sembrano anche loro a caccia, capendo solo dopo che cercano Pokemon.

Mi pento di non aver letto qualcosa di più su questa città, fidandomi delle opinioni altri, specialmente quando arriviamo davanti a uno spettacolare edificio gotico . È il Mc Manus, museo e galleria d'arte, che purtroppo è già chiuso.




















Alla prossima volta, Dundee, verrò più preparata!

CURIOSITÀ
A Dundee fu inventata la marmellata, da Janet Keiller.
Fino al 2031 dureranno il lavori di restauro del lungomare.
Dundee è stata la città che più ha votato YES per l'indipendenza scozzese, meritandosi l'appellativo di YES CITY.
Gli stadi di calcio delle due squadre della città sono a 100 metri l'uno dall'altro.


3.12.16

Ring of Brodgar - il cerchio di Brodgar

I do believe in an everyday sort of magic -- the inexplicable connectedness we sometimes experience with places, people, works of art and the like; the eerie appropriateness of moments of synchronicity; the whispered voice, the hidden presence, when we think we're alone.” - Charles de Lint

(Credo in una sorta di magia quotidiana-- l'inspiegabile connessione che a volte sentiamo con luoghi, persone, opere d'arte e simili; una misteriosa adeguatezza di momenti di sincronicità; una voce sussurrata, una presenza nascosta quando pensiamo di essere soli)















  
Scelgo casualmente questa citazione per descrivere il cerchio di pietre di Brodgar, poi per curiosità guardo su google chi è l'autore. Il primo titolo che mi viene fuori è The blue girl, e allora penso che c'è davvero una sorta di sincronicità o magia, e un altro libro da aggiungere alla mia lista.

Questo cerchio di pietre non sapevo neppure che ci fosse, lo scopro per caso una volta alle Orcadi. Lo potrei raggiungere facilmente il giorno che visito le Standing Stones of Stenness, è un miglio a piedi ma ci sono poche indicazioni e faccio marcia indietro.
Poi ne vedo delle foto sulle decine di volantini che ho preso all'arrivo e fortunatamente è incluso nel giro che fa il pullman che si prende per andare a Skara Brae.
  
Ed eccoci al cerchio, 104m di diametro, il terzo più grande del Regno Unito (quasi contemporaneo di Stonehenge), 27 pietroni ancora in piedi (dei 60 originari). Si tratta di un henge atipico, costruzione architettonica circolare delimitata da una struttura in terra di confine, che raramente include cerchi di pietre. Questo Ring è un'eccezione.

Circondato da colline e oggigiorno da Lochs  (in passato da paludi), il Cerchio era parte di un complesso neoliticomolto  più grande, che includeva il Ness of Brodgar, un sito  di 2.5 ettari, in cui sono ancora in corso scavi archeologici aperti al pubblico

A parte le informazioni di carattere storico-turistico, quando arriviamo il cielo si fa scuro, sembra che stia per scatenarsi una tempesta e casualmente leggo di una pietra caduta, colpita da un fulmine e spaccata proprio il giorno che nacque mia sorella (fulminata come lei). Non c'è riparo, solo silenzio di lampi in attesa.
Mi da l'impressione di essere in un centro di raccolta di fortissime energie, forse un tempo un luogo di raduno? Un gigantesco orologio o mappa di segreti indicatori celestiali? Un osservatorio lunare chissà?

Le teorie a proposito sono davvero tante (date un'occhiata qui), ma la più interessante secondo me è quella che vede le Standing Stone of Stenness come rappresentazione della vita, e il Ring of Brodgar come simbolo del passaggio ultimo, della morte. La processione fra queste due tappe mistiche indicherebbe un viaggio simbolico, il rispetto per gli avi, e la celebrazione delle tappe fondamentali dell'esistenza: il ringraziamento, la creazione di una famiglia, il sacrificio ed il lavoro, la comunità, la sacralità.


















Consigli di viaggio: noi non avevamo la macchina - e consiglierei caldamente di affittarne una per girare molto di più - quindi abbiamo preso un pullman della Stagecoach - disponibile solo d'estate. Sosta al cerchio una mezzora, sufficiente ovviamente, ma sarebbe molto più bello visitarlo quando non ci sono altri turisti. 
Cercate di incastrare la visita con gli orari di apertura del Ness of Brodgar (quando ci siamo state noi gli orari non erano però disponibili online, solo appesi sul cancello fuori dal sito archeologico)

24.10.16

Crathes Castle e cosa farò da grande ...

Di Aberdeen quello che ci avevano raccontato era che è grigietta e, forse, una delle città più brutte meno turistiche della Scozia.

Quello che non sapevamo è che l'Aberdeenshire è il paradiso per gli amanti dei castelli e dovrebbe essere più famoso per il Castle Trai , un giro per varie proprietà gestite dal National Trust for Scotland, che però è  davvero poco pubblicizzati.

Guardo il depliant e vorrei vederli tutti, a cominciare dal Castle Fraser che mi ricorda il nostro amato Jamie Fraser di Outlander, però poi il tempo è tiranno e propendiamo per il Castello di Crathes, perché sembra che non pioverà e il castello è anche circondato da un bellissimo parco, 16,000 m² di giardini e boschi.

Robert the Bruce donò queste terre alla famiglia Burnett nel 1323, ma la costruzione del castello cominciò solo due secoli dopo, quando infine Alexander Burnett, sposandosi con la figlia illegittima di un pezzo grosso della Chiesa di Aberdeen, grazie alla ricca dote decise di far costruire il castello, poi ingrandito da Thomas Burnett, per fare spazio ai suoi 21 figli!!!!  Nel 1951 Sir James Burnett, tredicesimo baronetto di Leys, donò a sua volta in castello al National Trust. 
Torri, torrioni, scale che ti portano su e giù, sale che si susseguono e si incastrano in modo abbastanza labirintico, soffitti decorati, collezione di mobili e gallerie di ritratti rendono la visita molto interessante.














A quanto pare inoltre il castello è visitato da due fantasmi:  la Dama in verde, che passeggia per uno dei salotti con un bimbo in braccio (si dice che i resti di una donna e un bambino furono ritrovati sepolti sotto il caminetto di quella stanza) e che quando appare è segno di malaugurio per la famiglia Burnett, e il fantasma della While Lady, probabilmente una serva di cui un nobile Alexander era innamorato, avvelenata dalla madre di lui in sua assenza e che compare nel giorno dell'anniversario della morte della ragazza.



(Guardatevi questo video e godetevi l'accento scozzese di questo sexy signore in kilt)

I castelli del National Trust sono tenuti benissimo, le stanze piene di oggetti, mobili, ritratti, per ricreare l'atmosfera dell'epoca. Peccato non poter fare foto, avrei dovuto prendere appunti.
Al Crathes castle sono interessanti in particolare i soffiti dipinti con motti, proverbi, i nove Nobili (Davide, Giosuè, Giuda Maccabeo dal Vecchio Testamento, Giulio Cesare, Alessandro il Grande e Ettore di Troia del periodo classico, e Carlo Magno, Re Artù e Godfrey de Bouillon del Medioevo), che hanno un posto d'onore per il loro coraggio e qualità eroiche.
Nelle sale si possono prendere in prestito degli specchi, per guardare i soffitti senza farsi venire il torcicollo.

Sarebbero da fotografare anche le volontarie che gestiscono vari di questi castelli, attempate, magrissime ed elegantissime signore che sembrano anche loro far parte della decorazione.

















In molti però vengono al Castello solo per visitare i giardini. Un tripudio di fiori, piante, angolini nascosti, libellule, api che si ubriacano di polline di decine di tipi, uccellini, praticello che invita a camminare scalzi.
Un labirinto verde, un paradiso silenzioso, arlecchino di fiori che ti fa pensare: io in un ufficio non ci voglio lavorare mai più.

Le foto non rendono, guardatevi questo video (per un bell'esercizio di listening: presentatore che parla inglese perfetto e vari giardinieri e curatori del castello con le loro bellissime R scozzesi). I giardini infatti vanno ben al di là di ciò che noi siamo riuscite a visitare.




Fare il giardiniere sarebbe un'altra possibile opzione per il mio futuro, mi ricordo che ci pensavo già nel 2003 quando cercavo modi di poter rimanere in Scozia. Svegliarsi presto presto, l'apparente silenzio della natura, tagliare qua, pulire là, piantare, curare, tenere d'occhio. Con le calosce o gli scarponi, la salopette zozza di fango, i capelli spettinati che scappano fuori dalla coda. Sì, sono io. Già mi immagino al colloquio di lavoro a dire che ho esperienza, che pianto pomodori, peperoni, peperoncini e fagioli - e da quest'anno anche il basilico - sul balcone.

Però poi ecco, la folgorazione. Il lavoro che voglio fare davvero.
Un cartello ci indica che dentro una casetta accanto al castello c'è una woodturning demonstration.
Conoscevo la parola carving per intagliare il legno, ma qui si tratta appunto di farlo girare ed intagliare mentre gira, è la tornitura. Uno dei grampian woodturners sembra Babbo Natale e io sono già innamorata di lui e di quello che fa. Ho sempre desiderato avere piatti, bicchieri e utensili di legno, se vivessi in Scozia mi iscriverei al loro club e mi dedicherei a produrre stoviglie ecologiche ed indistruttibili.

Comincio a mandare CV?

INFO DI VIAGGIO:

Address: Crathes, Banchory, Aberdeenshire, Scotland, AB31 5QJ

Se volete visitare più di un castello vi consiglio di acquistare un Discover Ticket (questo) che vi permetterà di visitare (per 3, 7 o 14 giorni) tutte le proprietà (che volete) gestite dal National Trust.
In autobus non è fattibile, quindi il giro dei castelli lo consiglio se avete affittato una macchina

Ecco la lista dei castelli della zona, controllate bene gli orari di apertura e chiusura, secondo me organizzandosi bene si riesce a visitarne anche 3 in una giornata.

Spynie Palace (Elgin)
Huntly Castle (Huntly)
Duff House (Banff)
Delgatie Castle (Turiff)
Fyvie Castle (Fyvie)
Haddo House (north of Aberdeen)
Tolquhon Castle (North of Aberdeen)
Castle Fraser (Inverurie)
Drum Castle (West of Aberdeen)
Crathes Castle (Banchory)
Craigievar Castle (Alford)
Kildrummy Castle (Alford)
Corgarff Castle (Strathdon)
Balvenie Castle (Dufftown)

La visita ai giardini la consigliatissima dalla tarda primavera a inizi autunno, per godersi davvero i colori e la varietà di alberi e piante.

17.10.16

Skara Brae e cosa penseranno di me fra 5000 anni ...

Un milione di anni fa, quando vivevo in Scozia e internet esisteva appena, sognavo di viaggiare verso nord, su pullman coi vetri appannati dalla pioggia e dall'umidità, infagottata in tutti i miei vestiti e coi piedi un po' bagnati, per arrivare infine alle Orcadi via mare e visitare Skara Brae.

Non ricordo perché volessi andare proprio lì, dati gli innumerevoli altri posti e ritrovamenti archeologici delle isole - che però forse all'epoca non erano ancora stati ritrovati! -, forse perché a casa si mangiava pane e archeologia ed era una sorta di pulsione genetica.

E una quindicina di anni dopo eccomi, infine alle Orcadi, a cercare di quadrare gli orari degli autobus per vedere tutto il possibile, a desiderare di avere più giorni, più tempo e una macchina per girare tranquillamente. 


Skara Brae me la immaginavo più grande, una sorta di Pompei gelida rimasta per centinaia di anni sepolta sotto strati di sedimenti che facevano credere fosse una collinetta. Una furiosa tempesta provocò nel 1850 degli smottamenti che portarono alla luce parte degli insediamenti, ma le ricerche e gli scavi veri e propri non cominciarono fino al 1928, diretti da un archeologo australiano, Vere Gordon Childe (che fra l'altro scrisse diverse opere per controbattere ai supposti fondamenti archeologici della superiorità razziale tedesca e  aiutò nell'espatrio archeologi e studiosi avversi al regime).

Più vecchio di Stonehenge e delle Piramidi, Skara Brae è il villaggio neolitico più completo d'Europa, e anche se costituito solo di 10 abitazioni (occupate all'incirca tra il 3100 a.C. ed il 2500 a.C.) è stato dichiarato - per le sue peculiarità e per l'ottimo stato di conservazione - Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Sicuramente molte altre costruzioni sono andate perse nel corso dei secoli a causa dell'erosione del mare, ma si ipotizza che il villaggio arrivo ad ospitare una cinquantina di abitanti.
Addirittura Indiana Jones, nel film "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo", parla di Skara Brae ai suoi studenti e ci hanno ambientato un paio di romanzi e un videogioco.















Gli abitanti di Skara Brae, per proteggersi dal clima delle Orcadi (che però all'epoca non era mica freddo come oggi) costruivano ripari usando gli avvallamenti nel terreno e le collinette createsi per l'accumulo di sedimenti e rifiuti. Le case interrate, di circa 40m², avevano un focolare al centro, letti (a destra della porta quello del marito, a sinistra quello della moglie) e armadi incassati o accanto alle pareti e i tetti costruiti con tronchi e legna trascinati dalle mareggiate ed ossa di balena, ricoperti di zolle d'erba (alle Orcadi infatti crescevano davvero pochi alberi).



Ora, a parte l'abilità nel costruire anche un sistema di drenaggio e dei bagni preistorici, la domanda che sorge spontanea è: perché mai qualcuno avrebbe potuto decidere di vivere in un posto così speduto, con scarse risorse, freddo e umido, quando altri contemporanemanete vivevano e prosperavano nelle prime civiltà in Egitto, o in Sumeria o in India?

Cosa spingeva queste persone a ritirarsi così lontano da tutto, cosa li portò poi in fretta e furia ad abbandonare Skara Brae? Così in fretta che fra i resti ritrovati spiccano un'ultima cena non consumata e una collana impigliata in una porta ... Varie teorie hanno cercato di spiegare questa fuga improvvisa,  ma non ci sono prove definitive che ne dimostrino la validità.

E chissà se fra 5000 anni qualcuno scriverà di noi, abitanti della Murcia quasi desertica (che fra 5000 anni si sarà del tutto desertificata) e cercherà di immaginare la nostra vita, a 45-48 gradi d'estate, e trovando i resti di casa mia, senza aria condizionata si chiederà: cosa portava queste persone a ritirarsi nel deserto? Emigrare da Roma Caput Mundi e venirsene qua, fra campi di arance e  limoni?


Consigli di viaggio:

Se non disponete di una macchina, una buona possibilità per visitare Skara Brae (e il Ring of Brodgar/ Standing Stones of Stenness) nella stessa giornata è prendere questo bus della Stagecoach. Nonostante dicano che è il tipico pullman aperto per turisti, quando l'abbiamo preso noi era un pullman normale.

All'inizio il tempo per visitare Skara Brae ci sembrava troppo poco (e non sapevamo neppure che fosse inclusa gratis la Skail House di cui parlerò altrove), invece è stato sufficiente. Bisogna andare a passo spedito ovviamente se si vogliono vedere entrambe le cose.
Anche la sosta al Ring of Brodgar (mezzora) va bene, ma ricordate che, se volete rimanerci più tempo, al Ring potete arrivarci facilmente a piedi se siete alle Standing Stones of Stenness.

Skara Brae è gestito dall'Historic Scotland, potete comprare i biglietti anche online oltre che direttamente lì, e oltre al villaggio includono un interessante museo e la Skaill House.

Anche ad agosto fa parecchio freddino (a meno che non siate proprio fortunati), copritevi bene! Tnato vento!

4.10.16

I giochi delle Highlands e cosa si nasconde sotto il kilt

Avete visto Braveheart? Vi ricordate questa scena in cui William Wallace e l'amico Amish si sfidano a lanciare pietre e pietroni?


Mi era rimasta impressa, così come varie (porno) cartoline e depliant pre-internet, in cui aitanti maschioni in gonnella lanciavano tronchi e pesi manco fossero di polistirolo.















Folklore? Esagerazione? Toccherà scoprirlo agli Highland Games.
Queste competizioni sportive, che si svolgono in varie località delle Terre Alte, concentrate soprattutto d'estate, offrono agli spettatori la possibilità di ammirare varie discipline sportive e non, ricordo degli antichi raduni dei Clan. 

Risalenti al 1300 e vietati a partire dalla Battaglia di Culloden (di cui vi ho già parlato qui), nella loro versione moderna i giochi ripresero nel 1819 e comprendono prove di lancio del tronco (caber toss), della pietra (di varie dimensioni e pesi), del martello, del peso, del peso più pensante, del peso pesantissimo, oltre a competizioni di cornamusa e di danza, corsa, corsa in collina, tiro alla fune, salto in alto e varie altre specialità a seconda della zona.

Noi, trovandoci ad Aberdeen e avendo a disposizione la macchina abbiamo deciso di andare a caccia di uomini in kilt ai giochi di Ballater (questi qua). La pagina web è un po' antiquata, poche foto e poche informazioni, ma il lancio del tronco c'è e l'entrata costa solo 8pound, il tempo promette nuvole ma non pioggia e allora si va.

Arriviamo proprio quando le bande musicali stanno passando per la via principale di Ballater e conducono noi e tanti altri curiosi dritti dritti ai giochi. La musica delle cornamuse mi commuove e la vista di sexy ginocchia che spuntano dai kilt mi entusiasma. Praticamente mi innamoro di ogni uomo kiltato che vedo.

Sono così gasata che quando scopro che nel prezzo del biglietto c'è inclusa la possibilità di partecipare a qualsiasi gara, quasi quasi penso di darmi al lancio di qualcosa anche io, giusto per avvicinarmi ai maschioni in gonnella e sexy calzini lunghi che si preparano al centro del campo. 



Non so perché mi aspettavo che ci sarebbe stata molta più gente e che magari sarebbe stato difficile farsi spazio fra la folla, invece troviamo pure posto a sedere dopo un po' e siamo pronte ad applaudire e ad aguzzare la vista per cercare di scoprire cosa portano sti omaccioni sotto il kilt.
(al Cowal Highland Gathering partecipano circa 3500 atleti con un pubblico di più di 20000 persone, quelli d Ballater sono più in famiglia, con gli atleti che si conoscono e spesso sono fratelli o cugini)

Il presentatore mi ricorda un po' Corrado della Corrida, chiacchiera, cerca di coinvolgere, racconta aneddoti, parla dei partecipanti come fossero figli suoi, riesce a seguire le varie competizioni che si svolgono contemporaneamente su varie parti del campo, instancabile, non si allontana mai.
E se partecipassi anche io, che racconterebbe di me? Si sbaglierebbe a pronunciare il mio nome? Direbbe che sono vegana? Chiederebbe applausi extra perché vengo da lontano? Allora mi viene voglia di prepararmi e partecipare alla corsa delle 100 yarde per l'anno prossimo, che non sono neppure 100 metri, ce la potrei fare pure io.

Intanto diventiamo fan di Kyle Randalls, io lo scelgo perché ha i miei stessi calzini a righe, ma mi sento un po' traditrice, perché Randall è il cognome del cattivone di Outlander, speriamo che 'sto Kyle sfoghi tutta la sua aggressività lanciando tronchi.
















Scopriamo che in questa disciplina non conta lanciare il tronco il più lontano possibile, ma sollevarlo con le mani incrociate, tenerlo verticale in equilibrio, poi correre, fermarsi di botto, lanciarlo facendogli fare un giro a 180º e che il tronco atterri, toccando terra con l'altro estremo, per poi cadere il più possibile alle ore 12.
I tronchi sono di 5-6 metri e pesano 35-80kg. I giudici di gara, elegantissimi con le loro giacche e kilt, hanno apposite fettucce per misurare angoli e distanze, mentre noi guardiamo a bocca aperta e scopriamo che questi uomini molossi portano i boxer sotto il kilt!Che delusione!



Ecco, però nonostante questa scoperta, se volete vivere una giornata davvero scozzese, gli Highland Games sono da non perdere. Se qualcuno decide di partecipare, fatemi un fischio, e ci vediamo lì!


 (Secondo me l'unico a non portare niente sotto il kilt era il giudice a destra!!!)

Informazioni varie:

Il giochi di Ballater si svolgono il secondo giovedì di agosto, dalle 11 di mattina alle 5 di pomeriggio circa, presso il Monaltrie Park.
Entrata a pagamento, con possibilità di partecipare alle varie competizioni. Non c'è prevendita, si paga all'ingresso. Ci si iscrive per le varie gare direttamente lì, basta presentarsi mezzora prima della gara.

Portatevi un piccolo binocolo se volete giocare al: cosa porta uno scozzese sotto il kilt?

Qui altre informazioni in italiano sulle varie località dei giochi, su come partecipare e cosa aspettarsi.

Curiosità: gli Highland games non si svolgono solo in Scozia, ma anche negli Stati Uniti, in Canada, in Nuova Zelanda e addirittura in Indonesia, in Brasile, in Belgio e in vari altri Paesi del mondo! 

3.10.16

A casa di nonna Papera

Non so quanti anni fa ho conosciuto nonna Papera.
Una nonna Papera tecnologica però, perché ci siamo incontrate online, blog di qua, blog di là.
Il minimo comune denominatore era che lei cercava info sulla mia amata Scozia (anche se all'epoca viveva o stava per vivere nella sua amata Australia) e che pure lei è de Romaaaaa.

Gira che ti rigira la povera nonna Papera finisce in Scozia ad AbMerdeen a studiare e allora durante questo viaggio, che noi si va su su su alle Orkey, si decide di ricalare giù prendendo un traghetto notturno e approdando proprio ad Aberdeen. Che in fondo non ci sono mai stata e voglio vedere coi miei occhi se è davvero così brutta! Nonna Papera appena trasferitasi nella sua nuova casa ad agosto 2015 ci aveva detto gioiosa che ha due bei divani per couchsurfer come noi. E noi la prendiamo in parola. Se ne pentirà?

Ed eccoci ad agosto 2016, alle 7 di mattina giù dal traghetto in cui nonostante la notte buia e tempestosa abbiamo dormito benissimo, pronte a conoscere nonna Papera e suo marito (ebbene sì, Nonna Papera è sposata, guardate qui e qui, io non lo avevo mai visto 'sto marito, forse era scappato con l'amante russa).

Il resoconto viaggereccio di ciò che abbiamo fatto a Aberdeen e dintorni (compresa la caccia a uomini in gonnella) finirà in altri post, questo invece è un post riservato solo a loro due, Serena e Alessio, e alla mia restaurata fiducia nei blog incontri dopo esperienze diciamo non proprio positive.

Stavolta nel mio cervello non c'era quella vocina che diceva: ma che cavolo stai a fà?? Te stai a sbajà!!!
No, stavolta c'erano i messaggi vocali della nostra cara nonna Papera che ci annunciava che aveva riempito il frigo all'inverosimile di roba vegana, e aveva capito appieno l'essenza di noi viaggiatrici locuste.

Ed è stato proprio così, un banchetto continuo di prelibatezze, bottone dei pantaloni slacciato perennemente, un sacco di risate a scartabellare libri di sessuologia di studi passati, caffè fatti con l'acqua frizzante, presunte amanti russe che si manifestano quando noi donne siamo assenti.
E poi corse sotto la pioggia all'Asda a comprare dei reggiseni che infine sono come li voglio io, mangiare gelati vegani seduti al supermercato mentre tutti ci guardano, cercare di sbolognare banconote da 100 pound con commessi che pensano di sicuro che siamo mafiosi, temere che la mia maglia e i miei jeans all'ultimo stadio di vestibilità vengano gettati da Serena coalizzatasi con mia madre.



È un po' come essere di nuovo al liceo. 
È casa lontano da casa, è cultura condivisa, è la bellezza di qualcuno che si prende cura di te.
È quella scintilla che scocca quando, pur non ricercando gli altri italiani all'estero, ne trovi alcuni che ti fanno sentire quella strana nostalgia canaglia per un Paese (o forse per un'idea di casa) in cui non vivi da tantissimo tempo.

Nostalgia di momenti legati alla beata giovinezza, quando uno ancora non aveva avuto a che fare con i problemi burocratici, le tasse, le lotte per trovare lavoro, le bassezza e bruttezza di certa gente.

Ritorniamo ragazzini, che parlano di cartoni animati, di canzoni, di cose buone da mangiare.
Ritorniamo ragazzini che hanno sempre fame, che fanno i gridolini al supermercato per aver trovato il caffè all'arancia o un intero bancone di veggieburger.


E allora grazie Serena e Alessio, we love you!
E in Australia mi raccomando, una casa con due bei divani comodi, che arriviamo a svuotarvi il frigo!

24.9.16

Dove vanno a morire i cavalli ...

Non me lo ricordo come l'ho scoperto, questo Gulp, Glob, come si chiama Marghe? Si chiama Gloup.
Che poi Gloup significa voragine in norvegese antico, e quel gloup che ho visto io su chissà quale volantino è su un'altra isola, ma guarda un po', ce n'è uno anche a Deerness (questo), raggiungibile in autobus.

È sulla costa, c'è indicato un sentiero e passeggiate di diversi gradi di difficoltà e tempo, abbiamo 3-4 ore, e se ci becca la pioggia forte dove ci ripareremo? La ragazza dell'ufficio informazioni alla stazione di Kirkwall ci dice che lei c'è stata, tanti anni fa, ci dovrebbe essere un riparo e dei bagni. Il tempo promette sgrullone, ma noi Braveheart ci andiamo lo stesso.

Alla stazione ci sente parlare in italiano una signora, anche lei è in giro e guarda caso va più o meno dove andiamo noi. Chiacchierando scopriamo di avere una conoscenza in comune e mi sento come i viaggiatori di 100 anni fa, che avevano sempre un cugino d'America che conosceva il cugino di un altro che conosceva il panettiere che conosceva il maestro che conosceva ...

Prendiamo insieme l'autobus e neppure l'autista sa dov'è il Gloup, ci molla in cima a una collinetta, dove c'è una sola casa e una cassetta delle lettere.














Siamo noi 3 e altri 3 esploratori, li riconosciamo perché sono ospiti del nostro ostello.
Noi però, grazie alla signora incontrata, sappiamo che ci sarà pure una spiaggetta e, se siamo fortunate, delle belle fochine.



I vitelli ci guardano incuriositi. Sono come adolescenti, si muovono tutti in gruppo correndo maldrestri dietro al capobanda. Ci chiedeno con gli occhi chi siete? che volete? e io rispondo mentalmente sono vegana, non finirete mai nel mio piatto. Sembrano tranquillizarsi.

Giriamo l'angolo ed ecco che penso che qua ci devono vivere dei parenti miei McGyver, soluzioni pratiche ad esigenze quotidiane. Che ci fai se ti avanza un pulmino scassato? Beh, lo usi per stenderci i panni, no?


Arriviamo infine al mare ed è abbastanza in tempesta, c'è un sacco di vento. Sul molo temo per la nostra incolumità, ci manca solo che finiamo nell'acqua gelata, preferisco di gran lunga un bell'acquazzone. Però la spiaggia è così silenziosa ed incontaminata che mi viene in mente Oceano Mare, una vita fa era il mio libro preferito.

Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione immagine per occhi divini mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore. 


Scruto l'orizzonte, ecco le foche, la signora le conosce già, ha imparato una sorta di richiamo e gli ha portato la merenda. Sono come cani d'acqua, scodinzolano e si nascondono. Sono 6-7 e una deve essere la mamma. Se una delle piccole si avvicina troppo ecco che parte un verso impercettibile e le fochine spariscono sottacqua.



Sono come sirene, ci incantano con le loro piroette.
Stiamo lì a giocare a trova la foca per un sacco di tempo, e poi dobbiamo correre su per la collina, alla ricerca del Gloup. Che altro non è che una caverna crollata, una sorta di ferita della terra dove anticamente venivano mandati a morire i cavalli non più utili per il lavoro nei campi.
Non è facile fare foto che rendano l'effetto vertigini da precipizio, c'è una recinzione che non bisognerebbe superare e qualcuno ci ha fatto un buco, passiamo ed siamo sulle scogliere.

Se il vento si portasse via una di noi, sarebbe come tanti secoli fa, se succedeva una tragedia toccava correre a piedi a chiedere aiuto, cammino con il baricentro basso e spero di non finire nella voragine come un cavallo anziano.





Vertigini a parte se amate i posti senza folle di turisti questo è il luogo perfetto.
E anche se cercate marito ottantenne. Sulla strada del ritorno due anzianotti ammiccanti si fermano, fanno conversazione con quel loro accento cantilenante delle Orcadi e ci offrono un passaggio. Hanno il cofano pieno di rotoli di fil di ferro e io immagino già il copione di un film dell'orrore tipo Saw.


Consigli di viaggio

L'ideale sarebbe disporre di una macchina, in modo da non dipendere dagli orari degli autobus Stagecoach, che anche in estate sono limitati.
Qui altre info sul tipo di sentiero. Il Gloup si trova nella Mull Head Nature Reserve, di cui noi abbiamo visto solo una piccolissima parte, non essendoci organizzate bene coi tempi e non sapendo cosa aspettarci.
Potete vedere foto dell'intero percorso (9km) nel resoconto di quest'altra viaggiatrice qui, che mette in guardia sulla massiccia presenza di midges, i pappataci scozzesi.

Merita secondo me un'escursione/passeggiata lunga se non piove, scorci mozzafiato, praticamente zero turisti, natura incontaminata.
Fornirsi di scarponi o scarpe impermeabili, le scogliere sono ricoperte di erba bagnata e pozzanghere e fango.

Per vedere le foche bisogna superare Skaill, passare accanto al un piccolo cimitero che è dietro le prime case che si vedono scendendo, prima di girare a sinistra e prendere la stradina per il Gloup.

18.9.16

The Italian Chapel

Credo che la Italian Chapel meriti un post a parte.
Che se fosse stata chessò, French Chapel o Russian Chapel magari non avrebbe avuto lo stesso significato o impatto su di me, ma è italiana ed è scozzese e allora devo andarci.

Come al solito tocca incastrare gli autobus per arrivarci e, non sapendo cosa aspettarci, non sappiamo neppure quanto tempo ci passeremo.

L'Italian chapel è ciò che dice il nome, una cappella. Su un'isoletta. Non una cattedrale, non una chiesa, ma una cappellina nel mezzo dei campi verdi dove brucano le mucche e vicino al mare.

E che ci fa una cappella italiana nel mezzo del niente?
Incredibilmente alcuni prigionieri italiani, catturati in Africa durante la II guerra mondiale, furono spediti all'inverno delle Orcadi a una sorta di campo di lavoro.
Con gli stessi materiali usati per la costruzione delle Churchill Barriers antisottomarini tedeschi, usando due hangar metallici di scarto, legno recuperato da una nave naufragata e autofinanziandosi, questo gruppo di 550 uomini con tanta nostalgia di casa, decise di costruire questo luogo di raccoglimento spirituale e sociale.

Grazie alle abilità artistiche di Domenico Chiocchetti e al lavoro di tanti altri prigionieri, eccola che ci aspetta, questa piccola gemma.

Da lontano ti accoglie la bandiera italiana e una statua di San Giorgio e il Drago, che emoziona un po'.














Cartelli appannati di pioggia raccontano la storia dei prigionieri


















It was the wish to show to oneself first, and to the world then, that in spite of being trapped in a barbed wire camp, down in spirit, physically and morally deprived of many things, one could still find something inside that could be set free.

Era il desiderio di dimostrare a se stessi in primo luogo, e poi al mondo che, nonostante la prigionia in in campo circondato da filo spinato, nel profondo dello spirito, seppure fisicamente e moralmente privati di molte cose, si poteva ancora trovare qualcosa nel profondo che rendesse liberi.

















Un inno alla libertà e alla speranza, un modo per andare avanti e non dimenticare, per essere comunità ed fratelli nonostante il freddo, la prigionia, le ristrettezze, la mancanza di luce in inverno, la pioggia battente, il mare in tempesta.

Il tutto al di là della religione, perché nonostante i simboli siano quelli cattolici, la madre e il bimbo sono valori umani, di famiglia (che manca ed è lontana) e i santi sono ciò di buono che potrebbe e dovrebbe esserci negli uomini al di là delle guerre.  Un messaggio di pace.


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Consigli di viaggio:

Controllate sempre gli orari di apertura sul sito qui, entrata 3 pound nel 2016.

Occhio ad aspettare l'autobus fuori, guardate bene l'orario, noi avevamo fatto male i calcoli e siamo rimaste 15 minuti a fare penitenza sotto la pioggia.

C'è un negozietto-baretto prima di arrivarci e tenetelo presente se venite investiti da un uragano di pioggia e mare come è successo a noi. Che stoiche abbiamo deciso di aspettare comunque l'autobus fuori, in mezzo alla strada. Non c'è una fermata/pensilina e ovviamente c'eravamo solo noi e l'acqua che ci flagellava da tutte le parti.

Pare che ci faranno anche un film basato sulla storia d'amore fra un prigioniero e una donna delle Orcadi.

15.9.16

Viaggiatori vecchi maniera

A Kirkwall siamo state in questo ostello qui, una grossa struttura bianca per viaggiatori vecchio stile.

Fa parte della catena di ostelli SYHA, un'associazione non-profit nata nel 1931 di cui si può diventare membri (se non lo si è si paga un extra ogni notte) e che, almeno per quanto riguarda l'ostello di Kirkwall, si differenzia parecchio dall'idea di hostel che si è diffusa ultimamente.

A me piace il senso comunità degli ostelli, ma non gli annessi e connessi di alcolizzarsi insieme o di promiscuità. Sarà pure che ho una certa età. E sarà che a Kirkwall non ci arrivano molti festaioli alla ricerca di notti sex, drugs and rock & roll. Quindi l'ostello di Kirkwall mi è sembrato per viaggiatori vecchio stampo.

Gli ospiti sono per la maggior parte pensionati (soprattutto signore sole), amanti della natura, delle passeggiate, della tranquillità.
L'ostello, nonostante i labirinti di corridoi e stanze è silenziosissimo (eccetto gruppetto di spagnoli urlanti nottetempo) e soprattuto pulitissimo. Sembra una grande casa, con cucina enorme piena di pentole e pentoloni e sala da pranzo spartana, salone coi divani e con giochi da tavolo, libri da leggere (e scambiare), galline in giardino, tanta luce che entra dai grandi finestroni.

Un po' fuori dal centro (10 minuti a piedi), in una zona tranquillissima, è un altro posto che mi ha fatto venire voglia di rimanere a vivere alle Orkney.
Internet c'era solo nella piccola hall e per usarlo bisogna immettere codici che vengono continuamente cambiati e sono disponibili alla reception. Un po' uno svantaggio per chi vuole progettare le tappe del viaggio online, ma che ti spinge a ritornare alle vecchie mappe e volantini e a passare meno tempo in camera in solitario isolamento e più negli spazi comuni.

Così osservo coppiette di 60-70enni con le loro belle scarpe e bastoni da trekking,  famiglie coi bimbi piccoli che si divertono coi giochi della sala comune, un cieco con il suo cane, signore Fletcher che viaggiano sole e che fanno comunella con le altre signore. 
In cucina si prepara roba sana, niente buste di Mac Donald's e olezzi di fast food, c'è chi si fa una zuppa e chi mangia insalate, una signora guarda la nostra padella con le verdure saltate e dice it's lovely con un po' di invidia - ci siamo comprate l'olio d'oliva in bottiglietta piccola da portarci appresso - tanto che ci chiede la padella usata per 'ripassare' le sue di verdure. Of course, go ahead.


Ma soprattutto niente visi incollati agli schermi di smartphone, ipad e affini. Anche se i britannici (e molti altri stranieri) dovrebbero comunque avere connessione internet, si vedono proprio pochi telefonini in giro, non ne squilla nemmeno uno. Osservo una ragazza che scrive fitto fitto su un diario, gente che legge libri o giornali, vedo persone conoscersi e decidere di farsi una gitarella insieme. Il tutto però molto più lentamente e silenziosamente (anche perché la maggior parte degli ospiti girano scalzi!) che in ostelli più moderni.
          
Ne approfitto anche io e mi leggo The girl on the train, pescato a caso nella fornitissima libreria.


















(Sul tavolo un puzzle cominciato da qualcuno e continuato da qualcun altro ...)

Faccio questo paragone perché a Dundee siamo stati in un ostello bellissimo (di cui poi vi racconterò) e la sala comune traboccava di giovani backpacker silenziosi, tutti su facebook o whatsapp, disinteressati a tutto ciò che li circondava. Per me una terribile sensazione di vuoto fra la gente e di isolamento. Di mancanza di condivisione, come se (alcuni) i moderni viaggiatori fossero sempre con il cervello altrove.

A me piace pubblicare foto su facebook, che i miei amici e familiari seguano il mio itinerario e scoprano con me nuove parti del mondo. Però non condivido lo stare su internet appena si acchiappa una connessione wireless ed perdere così l'occasione di conoscere nuove persone, di scambiare due chiacchiere, di osservare con curiosità ciò che ci circonda qui ed ora.


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Info di viaggio

Unica pecca il check-in dalle 17 alle 22, prima l'ostello è proprio chiuso per pulizie (e per entrare serve un codice). Per noi non è stato un problema perché avevamo potuto lasciare le valigie a Stromness e credo che avvisando in anticipo si può comunque entrare e lasciare il bagaglio.  Il vantaggio è che l'ultimo giorno il nostro traghetto era a mezzanotte, abbiamo potuto lasciare le valigie tutto il giorno e di sera siamo rimaste nella sala comune a cenare e leggere fino a che non è arrivato il momento di partire.
C'erano cartelli che avvisavano che l'acqua delle docce ci mette un po' a riscaldarsi, ma a noi non è successo. 
È un ostello casa, quindi bisogna lavare e asciugare tutto ciò che si usa e riporlo, per mantenere l'ordine.
Alla reception molto simpatici e molto alla mano.

11.9.16

I cerchi di pietre di Stenness

Lo sapete già, sono superfan di Outlander, la storia di Claire che dal XX secolo viene catapultata indietro nel tempo, nella Scozia del 1700, all'epoca dei Giacobiti indipendentisti. Claire attraversa un magico cerchio di pietre e, fra una cosa e l'altra, si ritrova nelle braccia di un bell'esemplare di maschione scozzese, fatevi un'idea di ciò che parlo qua.

E cosa c'è vicino vicino a Stromness, grido da una stanza all'altra a Marghe, mentre organizzo il nostro viaggio prima di partire??? Sì, loro, delle Standing Stones, le Pietre Erette (che già il nome ...).

Si tratta delle Standing Stones of Stenness, cerchio di pietre in una zona piena di altri monumenti neolitici, fra cui il Ring of Brodgar, il Barnhouse Settlement, il Maeshove, il famosissimo Skara Brae e insomma tutte queste cose qui.

Tornando alle Standing Stones di Stenness, ci siamo arrivate il giorno più assolato del nostro viaggio. 
Mi immaginavo una folla tipo Stonehenge, invece c'era pochissima gente.
Ci arriva il pullman Stagecoach T11 (guardate qua) e ci ferma giusto 1 minuto per far fare foto. Noi ci siamo arrivate invece con un autobus normale (che parte sia da Kirkwall che da Stromness), si dice al conducente che si vuole scendere alle Stones e lì ti lascia.

Il gruppetto di turisti che c'era al nostro arrivo è andato via via scemando, il sole si è fatto più caldo, ed eccoci felici sul prato, davanti al magico cerchio di pietre ... a fare un picnic, stese sull'erba, in maniche corte e scalze. Vogliamo essere pronte e ristorate per fare un salto indietro nel tempo.

E ci proviamo.
Ci avviciniamo alle pietre.
Solo 4 ne rimangono delle 12 originarie.












 Risalgono almeno al 3000a.C.
Ascoltiamo il loro richiamo.

Pensiamo ai rituali che si saranno svolti in questo cerchio.
Un tempio della luna e del sole? 
Un luogo di raccolta per le feste del nuovo anno?

Let us imagine, then, families approaching Stenness at the appointed time of year, men, women and children, carrying bundles of bones collected together from the skeletons of disinterred corpses–skulls, mandibles, long bones–carrying also the skulls of totem animals, herding a beast that was one of several to be slaughtered for the feasting that would accompany the ceremonies.
(Immaginiamoci allora, famiglie che arrivavano a Stenness al tempo segnalato, uomini, donne e bambini, che portavano fasci di ossa raccolti dagli scheletri dei corpi disseppelliti - crani, madibole, ossa lunghe - e portavano anche i crani di animali totem e un animale che sarebbe stato uno dei tanti ad essere sacrificato per i banchetti che accompagnavano le cerimonie).

Attraverso infine la pietra spaccata.



















Ma niente da fare, non funziona.
Sono ancora qui, nel 2016.




















Niente Jamie per me.
A quanto pare nei libri di Outlander c'era una tipa che, avendo studiato le pietre, ammazzava il marito come sacrificio per fare il salto spazio-temporale.
Non avendo mariti da ammazzare non ci resta che passeggiare scalze e solitarie.

Finiamo per caso nel vicino villaggio neolitico Barnhouse Settlement  e qui siamo davvero solo noi e la storia dell'umanità.

























Camminiamo fra ciò che rimane di 15 case neolitiche, lo spazio per accendere il fuoco al centro, i letti costruiti accanto alle pareti. Come si viveva da queste parti centinaia di anni fa quando tutti imparavano a riconoscere le piante e gli animali che avevano intorno, a capire la natura e i suoi segni? Con il freddo e il vento? Percorrendo a piedi lunghe distanze sotto la pioggia battente? Eravamo forse più umani allora, dovendo contare gli uni sugli altri per sopravvivere?

Fra una meditazione e l'altra facciamo in tempo a fare un po' di acrobazie anche a vedere un vicino cimitero ed è già ora di acchiappare il bus di ritorno a Stromness per raccattare le valigie ed trasferirci a Kirkwall.





Consigli di viaggio

Fattibilissimo visitare nella stessa giornata a piedi tutti i posti indicati sulla mappa qui sopra partendo appunto da Stenness, occhio però che il sito archeologico di Ness of Brodgar è aperto solo per visite guidate in orari prestabiliti. Gli scavi sono ancora in corso.  E sulla mappa non è indicato il Ring of Brodgar, giusto un po' più a sinistra, l' altro spettacolare circolo di pietre, ancora più grande di Stenness.

Tutte queste cose in estate riuscirete a vederle anche se vi muovete in autobus (Stagecoach, se rimanete anche solo tre giorni vi conviene comunque fare il biglietto settimanale, per prendere tutti i bus che volete), ma organizzatevi bene, incastrate gli orari e gestite bene il tempo. Le partenze sono quasi tutte da Kirkwall, se alloggiate a Stromness contate lo spostamento extra.
Se siete alle Orcadi solo per 3-4 giorni, cercate di non farli coincidere con il fine settimana, perché ci sono meno autobus. Però se potete affittare una macchina sarà 100000 volte meglio, potrete vedere anche tante altre cose che noi non abbiamo potuto raggiungere. Non c'è praticamente traffico e si può parcheggiare facilmente.